Scambio culturale tra l’istituto alberghiero di Varsavia e quello valeggiano. La lezione ai ragazzi dell’Est è stata tenuta in un pastificio artigiano

Alunni polacchi a scuola di tortellini

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Di Luca Delpozzo
Alessandro Foroni

L’agnolin de Valès, il tortelli­no, emi­gr­erà nel­la ter­ra del Papa? Prob­a­bil­mente sì, vis­to che i ragazzi di un isti­tu­to tur­is­ti­co-alberghiero di Varsavia, ospi­ti dell’istituto alberghiero di Valeg­gio, si sono eserci­tati anche nelle del­i­cate manovre che per­me­t­tono la real­iz­zazione dei tortelli­ni, in un noto pas­ti­fi­cio arti­gianale. Ma, nonos­tante la loro bravu­ra nel­l’ap­pren­dere le tec­niche di quest’arte, l’in­tendi­men­to era assai più ambizioso. «Si trat­ta di uno scam­bio cul­tur­ale, lega­to al prog­et­to Come­nius, tra stu­den­ti e inseg­nan­ti dei due isti­tu­ti», dichiara l’in­seg­nante di francese Clau­dia Michelet­ti, «che muove i pri­mi pas­si in vista di un più deciso raf­forza­men­to dei rap­por­ti nel prossi­mo autun­no». Così è toc­ca­to ad una pri­ma rap­p­re­sen­tan­za di quat­tro stu­den­ti e tre inseg­nan­ti di met­tere le basi. I ragazzi lo han­no fat­to pro­po­nen­do ad un grup­po ristret­to di ospi­ti, tra cui la diri­gente sco­las­ti­ca Maria Grazia Lugheri, alcu­ni dol­ci polac­chi tipi­ci. Tan­ta è sta­ta la sor­pre­sa dei com­men­sali nel­lo sco­prire, tra un’ot­ti­ma tor­ta di ricot­ta ai semi di papavero ed un bis­cot­to arro­to­la­to alle ciliegie, che nel menù era­no pre­sen­ti anche i galani polac­chi (fawor­ki), molto sim­ili a quel­li che tro­vi­amo sulle nos­tre tav­ole nel peri­o­do di . «Lo scam­bio tra cul­ture diverse», ha affer­ma­to Maria Grazia Lugheri, «è un pas­sag­gio fon­da­men­tale ver­so la costruzione di un’Eu­ropa del­la com­pren­sione e non del­la prevalen­za di cer­tu­ni su altri». E grande è sta­ta la sod­dis­fazione dei ragazzi polac­chi i quali, arrivan­do all’is­ti­tu­to tur­is­ti­co-alberghiero dopo il liceo, lo con­sid­er­a­no una spe­cial­iz­zazione, nel con­statare la cal­da accoglien­za rice­vu­ta nelle ditte che han­no vis­i­ta­to e forte la sor­pre­sa di trovare una col­le­ga del­la scuo­la di Valeg­gio che si esprime nel­la loro lin­gua. «La mol­la che mi ha spin­to ad impara­re il polac­co», riv­ela la sedi­cenne Dilet­ta Benati, che sec­on­do i col­leghi di Varsavia par­la sen­za par­ti­co­lari inf­les­sioni, «è sta­ta la curiosità, uni­ta alla conoscen­za di ragazzi polac­chi con cui ho man­tenu­to i con­tat­ti nel cor­so degli anni». Prob­a­bil­mente pro­prio la capac­ità di super­are le bar­riere lin­guis­tiche diven­terà la base per la comu­ni­cazione tra i popoli dell’Europa.

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