Brutti scherzi del freddo: gli strati superficiali, raffreddati dall'aria, precipitano sul fondo

Alvise Vittori: la salute del Garda è buona

21/07/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo

Alvise Vit­tori, rivano, idro­bi­ol­o­go e per tan­ti motivi, memo­ria «stor­i­ca» del Gar­da, spie­ga il fenom­e­no del­l’al­ga anabae­na facen­do ricor­so alla fisi­ca. L’ac­qua fred­da pesa più del­l’ac­qua cal­da per cui quan­do si abbas­sa la tem­per­atu­ra degli strati super­fi­ciali questi spro­fon­dano e con­tin­u­ano a «cadere» ver­so il fon­do finchè si fer­mano dove la den­sità, ossia la tem­per­atu­ra, è iden­ti­ca alla loro. Man a mano che quel­li super­fi­ciali spro­fon­dano, ven­gono spin­ti a gal­la altri strati, da due o tre­cen­to metri di pro­fon­dità: pro­prio come in una pen­to­la quan­do si alza il bol­lore. I fos­fati ed i nitrati, ossia i nutri­en­ti delle alghe, ten­dono per loro natu­ra ad adden­sar­si sul fon­do. A causa d’un vis­toso rib­al­ta­men­to del lago con­seguente al brus­co calo del­la tem­per­atu­ra del­l’aria ed al con­seguente spro­fon­dare del­la porzione più alta del­la gran mas­sa di acqua, i nutri­en­ti sono sta­ti por­tati in super­fi­cie dagli strati dove «risiedono» di nor­ma, provo­can­do una pro­lif­er­azione stra­or­di­nar­ia del­l’al­ga. La pre­sen­za delle stria­ture giallover­di si spie­ga così. Che l’ac­qua del lago potesse rib­al­tar­si era solo un sospet­to finchè, una quindic­i­na di anni fa, dopo l’avvio del cen­tro a forte san Nicolò, il fenom­e­no è sta­to segui­to e con­trol­la­to. Si pen­sa­va ad una cer­ta peri­od­ic­ità: invece negli ulti­mi tre anni, s’è sem­pre ripetu­to. Però la quan­tità di nutri­en­ti non aumen­ta, per cui le con­dizioni di salute del Gar­da riman­gono sta­bili. Le stria­ture gialle spari­ran­no non appe­na la tem­per­atu­ra del­l’ac­qua arriverà intorno ai 18 gra­di: sic­come quel genere di alghe preferisce il fred­do, appe­na il sole riporterà i val­ori del­l’ac­qua ver­so lim­i­ti più con­soni alla sta­gione, l’al­ga spro­fonderà a sua vol­ta. La anabae­na viene «man­gia­ta» dal­lo zoo­planc­ton. In queste dosi, sec­on­do Vit­tori, non c’è ragione per allar­mar­si: la salute del , gra­zie alla scar­sità di nutri­en­ti che vi affluis­cono, con­tin­ua a rimanere decisa­mente buona.

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