Due monaci tibetani hanno dapprima cancellato il disegno e quindi dispersa la sabbia nelle acque mosse del Garda. Con Malvinni i monaci tibetani Thubten Sonam e Santu Lama Jinpa

Anche il quarto mandala tornato nel fiume della vita

01/09/2002 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Riva del Garda

Dis­trut­to ieri nel cor­so d’u­na sug­ges­ti­va cer­i­mo­nia in Roc­ca il quar­to man­dala, real­iz­za­to dai monaci tibetani di Gyudmed pre­sen­ti a Riva lo scor­so luglio nel­l’am­bito di «Suoni del mon­do» (una crea­tu­ra di Pao­lo Malvin­ni). Il dis­eg­no è fat­to di sab­bia col­orata finis­si­ma, cola­ta attra­ver­so un’ap­posi­ta pipet­ta con­i­ca che richia­ma la stroz­zatu­ra d’u­na clessidra; l’ac­costa­men­to dei col­ori, la tipolo­gia delle fig­ure, i gerogli­fi­ci han­no sig­ni­fi­cati reli­giosi legati ai rit­u­ali dei monaci bud­disti. Nel man­dala sono rac­chiuse le forze prim­i­ge­nie del mon­do, quelle che regolano la vita del­l’u­ni­ver­so e di quel­la frazione del­l’u­ni­ver­so che è cias­cun uomo. Nel­l’ac­cor­do fra indi­vid­uo ed uni­ver­so sta la radice del­l’e­qui­lib­rio inte­ri­ore, che sig­nifi­ca pace, rispet­to del­l’al­tro, dirit­ti riconosciu­ti e vis­su­ti. Come la costruzione, così la dis­truzione del man­dala è un atto di reli­gione, che dev’essere com­pi­u­to da sac­er­doti: per questo quar­to sono ven­i­ti a Riva Thubten Son­am e San­tu Lama Jin­pa, che, rias­sun­to a van­tag­gio d’un drap­pel­lo di pre­sen­ti (fra cui l’asses­sore alla cul­tura Ste­fano Lot­ti) il sig­ni­fi­ca­to del gesto, han­no can­cel­la­to il dis­eg­no per­chè niente dura al mon­do. La sab­bia è sta­ta dis­per­sa poi nel lago: l’ac­qua è ele­men­to uni­ver­sale, fonte di vita: attra­ver­so la con­fu­sione con l’ac­qua (il lago sos­ti­tu­isce il fiume che corre al suo des­ti­no) la sab­bia tor­na nel­l’u­ni­ver­sale cir­co­lo del divenire, por­tan­dovi preghiere e voti.