Il dibattito consiliare sulle ragioni del tunnel lungo è il prezzo politico che la maggioranza di Malossini ha accettato di pagare pur di portare a casa le variazioni al bilancio.

Ancora sul tunnel lungo

25/06/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo

Il dibat­ti­to con­sil­iare sulle ragioni del tun­nel lun­go è il prez­zo politi­co che la mag­gio­ran­za di Mal­ossi­ni ha accetta­to di pagare pur di portare a casa le vari­azioni al bilan­cio. L’al­tra sera, ad un rapi­do con­to, è appar­so subito chiaro che la coal­izione del sin­da­co non dispone­va dei 16 con­siglieri nec­es­sari per­chè la sedu­ta ded­i­ca­ta ai tradizion­ali pri­mi ritoc­chi estivi del pre­ven­ti­vo fos­se valida.A quel pun­to al sin­da­co è sta­ta prospet­ta­ta l’u­ni­ca soluzione prat­i­ca­bile: le oppo­sizioni sareb­bero rimaste in aula a garan­tire il numero legale, solo dietro l’im­peg­no che entro la set­ti­mana ci sarabbe sta­ta la riu­nione infor­male del con­siglio ded­i­ca­ta all’in­con­tro con l’ingeg­n­er Fer­rari fau­tore del tun­nel lun­go e decisa­mente con­trario alle con­clu­sioni di Del­lai e di Tiso. Mal­ossi­ni, dopo aver val­u­ta­to i pro ed i con­tro di quel­lo che pote­va anche parere un ricat­to, ha accetta­to di impeg­nar­si. La data più prob­a­bile è quel­la di ven­erdì prossi­mo, 30 giug­no. La sedu­ta sta a dimostrare che qual­cuno resiste sul­la trincea del tun­nel lun­go, abban­do­na­ta anche dagli impren­di­tori che ormai riten­gono ster­ile e super­a­ta dai fat­ti la dis­cus­sione in con­siglio e si ris­er­vano di con­cor­dare con l’ingeg­n­er Tiso nel­la fase prog­et­tuale i miglio­ra­men­ti che rius­ci­ran­no a strap­pare. L’ingeg­n­er Pao­lo Fer­rari ver­rà ad illus­trare il suo prog­et­to. Si trat­ta di una gal­le­ria uni­ca, di 2930 metri, fra il Lin­fano ed il lago di Lop­pio, pas­san­do sot­to pas­so san Gio­van­ni, col­le­ga­to con un modesto viadot­to al fon­dovalle (non mag­giore per dimen­sioni e svilup­po, ad uno dei pon­ti sul Sar­ca). Il tun­nel com­prende un piano stradale di 11 metri, più due mar­ci­apie­di di 1,05, con una pen­den­za costante del 4,27% (infe­ri­ore a quel­la del tun­nel di Ledro). Due cor­sie in sali­ta ed una in disce­sa, piaz­zole di sos­ta, usci­ta di emer­gen­za a 1465 metri, in cor­rispon­den­za di una gal­le­ria di areazione. Cos­to totale 60 mil­iar­di. Tiso ha affer­ma­to, e Del­lai con lui, che un tun­nel di quelle dimen­sioni (3 chilometri) deve per forza essere pre­vis­to a due canne con una lievi­tazione insosteni­bile dei costi. Fer­rari con­tin­ua a pro­porre la can­na uni­ca. Uno dei due sbaglia: chi?. Nel­l’ipote­si del pro­fes­sion­ista rivano la esistente resterebbe in attiv­ità per il solo traf­fi­co locale, con la litoranea ridot­ta qua­si a tra­ver­sa inter­na, men­tre il grosso del traf­fi­co di scor­ri­men­to ver­rebbe smis­ta­to dagli svin­coli di san Gior­gio sul­la provin­ciale 118 e di san Toma­so sul­la 45 bis. Le pos­si­bil­ità di cor­reg­gere la rot­ta ver­so il tun­nel breve, dopo l’in­car­i­co oper­a­ti­vo del­la giun­ta provin­ciale all’ingeg­n­er Tiso, sono però nulle. O no?