Entra nel vivo il mondiale della specialità con 480 atleti in gara

Braccio di ferro, sfida al via fra i campioni di 28 nazioni

20/10/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Otto­cen­to uova, ettolitri di caf­fè o lat­te, centi­na­ia di brioche. Ieri mat­ti­na il Grand Hotel di Gar­done Riv­iera ha dovu­to dare fon­do alle sue ris­erve ali­men­ta­ri. A colazione gli atleti ospi­tati nel­l’al­ber­go (solo una parte di quan­ti parte­ci­pano ai mon­di­ali di brac­cio di fer­ro) han­no spolver­a­to tut­to il pos­si­bile, facen­do il pieno di energie in vista del­l’inizio delle gare. Poi la sfi­la­ta: 300 metri a pie­di, fino al ten­done sis­tem­ato nel parcheg­gio sot­to il cen­tro sporti­vo «La Ter­raz­za». All’in­ter­no, appe­na arrivati, via con l’in­no di Mameli e col dis­cor­so del pres­i­dente del­la Fed­er­azione mon­di­ale, lo slo­vac­co Milan Capla. Qualche atti­mo di pan­i­co, per via dei buchi sui tavoli­ni di gara, non a dis­tan­za rego­la­mentare. I «nos­tri» li ave­vano piaz­za­ti ad alcu­ni cen­timetri dal bor­do, dimen­ti­can­do che la misura viene espres­sa in pol­li­ci. Pan­i­co. Ma «Bat­mat» (alias Luca De San­ti, il fab­bro di Gar­done sopra) è arriva­to in un baleno, col tra­pano. Un cam­pi­ona­to da gran­di numeri quel­lo che, giun­to alla 22ª edi­zione, si dis­pu­ta per la pri­ma vol­ta in Italia: 28 nazioni pre­sen­ti (altre cinque han­no dato for­fait, a causa del­la guer­ra e delle dif­fi­coltà di ottenere i visti), 480 atleti, fra cui un centi­naio di donne e una quar­an­ti­na di dis­abili, 270 tra medici, diri­gen­ti, mas­sag­gia­tori, arbi­tri. Sen­za dimen­ti­care gli accom­pa­g­na­tori: mogli, figli, ami­ci, sosten­i­tori, che han­no dato lavoro anche agli alberghi dei pae­si vici­ni (Salò, Toscolano). Un’au­t­en­ti­ca ker­messe, coi baristi sul lun­go­la­go costret­ti a cor­rere al super­me­r­ca­to per non rimanere sen­za provviste. La squadra degli Sta­ti Uni­ti è la più numerosa (un’ot­tan­ti­na di parte­ci­pan­ti) e chi­as­sosa. Sot­to il ten­done, s’alzano, fis­chi­ano, applaudono. Bas­ta una deci­sione avver­sa di un arbi­tro (tut­ti in rig­orosa magli­et­ta a righe bian­conere, come nel­l’hochey su ghi­ac­cio), e partono sibili. La rap­p­re­sen­ta­ti­va ital­iana schiera 60 rap­p­re­sen­tan­ti. La pri­ma a entrare tra i quat­tro final­isti è una ragaz­zona berga­m­as­ca, Annarel­la Bre­vi, nel­la cat­e­go­ria degli 80 chili (e più). Ma occorre atten­dere la tar­da ser­a­ta per conoscere i nomi dei vinci­tori che gareg­giano col brac­cio sin­istro (uomi­ni e donne) e dei mas­ter (“gli anziani). Oggi, a par­tire dalle 10.30, si ricom­in­cerà. Domani la con­clu­sione. Stan­co e affam­a­to (man­gia un pani­no solo nel tar­do pomerig­gio), Clau­dio Riz­za, ani­ma e cuore del­la man­i­fes­tazione, gongo­la felice.

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