Presentata a Palazzo Benamati la raccolta di versi di una figura indimenticata e indimenticabile. Il Primo Maggio il Comune consegnerà un premio di letteratura a lui intitolato

Con «Pensieri» rivive la poesia di Tedeschi

18/12/2004 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Ieri mat­ti­na, a Palaz­zo Bena­mati a Toscolano, è sta­to pre­sen­ta­to «Pen­sieri», il libro che con­tiene le poe­sie di Bruno Tedeschi, scom­par­so nel dicem­bre 2002 a 75 anni. Imp­ie­ga­to per quar­an­t’an­ni nel­la cartiera locale (adesso di pro­pri­età del­la vicenti­na Marchi), Tedeschi ha sem­pre avu­to la pas­sione di «but­tar giù» ver­si. Numerosi i pre­mi rice­vu­ti: il «Gior­gio La Pira» a Firen­ze, «Il Net­tuno» a Bologna, il «Cit­tà di Vien­na» «Il globo d’oro» a Roma, il «San Valenti­no» a Terni, «ani­ma infini­ta» anco­ra a Terni. E poi i riconosci­men­ti del gov­er­no argenti­no e del Mag­nifi­co ret­tore del­l’ di Seul. Nel ’94 gli ami­ci lo han­no can­dida­to al Nobel. «Le fab­briche non ucci­dono l’an­i­ma — ha det­to il sin­da­co Pao­lo Ele­na — e Bruno ha sem­pre colti­va­to l’amore per la scrit­tura. A lui inten­di­amo inti­to­lare un pre­mio del­la let­ter­atu­ra da con­seg­nare a un gio­vane il 1 mag­gio, in occa­sione del­la Fes­ta dei lavo­ra­tori. Un’idea mod­es­ta, la nos­tra, ma sig­ni­fica­ti­va. E gli dedicher­e­mo una sala del , nel­la ». Anto­nio Fontana, del­la Asso­ci­azione lavo­ra­tori anziani, ha aggiun­to che «Tedeschi è una figu­ra forte, ric­ca di bon­tà e seren­ità. Qual­cuno potrebbe criti­care la pro­lis­sità delle sue liriche, ma lui desider­a­va svis­cer­are com­pi­u­ta­mente il tema trat­ta­to. Forse non è sta­to apprez­za­to come mer­i­ta­va. Il nos­tro è un ricor­do spon­ta­neo e sin­cero. Ringrazi­amo Aldo Marchi, pres­i­dente del­la cartiera, per la gen­erosità disponi­bil­ità». Il pro­fes­sor Anto­nio Foglio: «Ho ripen­sato al grande entu­si­as­mo con cui Bruno mi offri­va la sua ulti­ma poe­sia. Scor­ren­do la rac­col­ta, emer­gono le sue qual­ità. La sen­si­bil­ità, la capac­ità di com­pren­dere gli affet­ti, le emozioni, i sen­ti­men­ti, la bellez­za, di sen­tire l’amore, la gioia, la pietà, l’am­i­cizia. E poi descri­vere la natu­ra in modo del­i­ca­to, come qual­cosa da vivere. Sen­za trascu­rare la tenerez­za dei ricor­di, e ver­so i bam­bi­ni. Tedeschi era auto­di­dat­ta. La poe­sia è sog­no, illu­sione, e anche se ave­va dovu­to met­tere presto i sog­ni nel cas­set­to, al riparo dalle bombe che cade­vano nel­la guer­ra, e accettare un pos­to tran­quil­lo e sicuro, è sem­pre sta­to di un tem­pera­men­to appas­sion­a­to». E, anda­to in pen­sione, ha dato libero sfo­go alla sua pas­sione. E dopo la let­tura di alcu­ni brani da parte di Car­lo Par­di, mes­so comu­nale e cele­bre attore, Aldo Marchi ha con­clu­so affer­man­do che «ci sono per­sone il cui ricor­do rimane inten­so, e non si ces­sa di rimpiangerne la scom­parsa. La cor­dial­ità e il trat­to umano di Bruno Tedeschi riv­ivono in questi ver­si, scrit­ti spes­so in occa­sione di escur­sioni e gite, facen­dosi inter­prete di sen­ti­men­ti collettivi».