Il sacerdote ospite al Grand Hotel dell’Inner Wheel. «Ora bisogna riscoprire il valore della famiglia»

Don Mazzi, appello ai papà

27/04/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Gardone Riviera

, ani­ma­tore delle comu­nità a Lona­to, Mon­zam­bano, Son­i­co e in altre local­ità, ha par­la­to a Gar­done, in occa­sione del­la ser­a­ta orga­niz­za­ta al Grand Hotel dal­l’In­ner Wheel di Salò e Desen­zano, il club pre­siedu­to da Emma Zane Tran­quil­li. Don Mazzi ha spie­ga­to di essere sta­to un ribelle (da ragaz­zo). Rimas­to orfano del papà quan­do ave­va appe­na quat­tro mesi, ha sem­pre cov­a­to una rab­bia incred­i­bile nei con­fron­ti del padreter­no. E sof­fer­to molto il fat­to di essere nato in una famiglia povera. Lo ha all­e­va­to la mam­ma che, accan­to al rosario, tene­va il bas­tone: le preghiere e, quan­do occor­re­va, le leg­nate. Ha stu­di­a­to a Verona, negli isti­tu­ti di don Cal­abria. A 22 anni, la vocazione. La pri­ma par­roc­chia: a Pri­mavalle (Roma). Era­no i tem­pi degli scon­tri fra stu­den­ti e poliziot­ti, il ’68 che travol­ge­va tut­to. L’in­car­i­co suc­ces­si­vo a , nel­la zona di par­co Lam­bro, dove coman­da­vano gli spac­cia­tori e vola­vano coltel­late. «La soci­età di oggi — ha det­to don Mazzi — deve recu­per­are la figu­ra del padre, una gui­da che sap­pia dire pure dei no. Bisogna poi risco­prire il val­ore del­la famiglia. Una vol­ta si nasce­va, ci si cura­va e si mori­va in casa. Adesso un appar­ta­men­to è pieno di ogni comod­ità, ma ognuno è solo: esce al mat­ti­no, tor­na la sera. Le cose appaiono vuote, e man­cano i pun­ti di rifer­i­men­to. I ragazzi han­no bisog­no di sen­tir­si amati. Siate teneri, e fategli una carez­za. Anche un gesto di tenerez­za tra i gen­i­tori non pas­sa inosser­va­to e, spes­so, las­cia il seg­no». Sof­fer­man­dosi sui tossi­codipen­den­ti dei cen­tri di recu­pero, don Mazzi ha spie­ga­to che appe­na uno su tre riesce a emerg­ere dal tun­nel; gli altri tor­nano in comu­nità o imboc­cano strade sen­za usci­ta. Ha par­la­to anche delle coop­er­a­tive di lavoro per i carcerati, rac­con­tan­do episo­di toc­can­ti: la ragaz­za ribel­latasi al padre che la vio­len­ta­va da anni, e l’ha ammaz­za­to, e ora sta risco­pren­do la seren­ità; il palesti­nese-pen­ti­to, che avrebbe dovu­to trasfor­mar­si in un «pac­co-bom­ba», e ha rifi­u­ta­to la log­i­ca del­la vio­len­za e del ter­rore, rifu­gian­dosi in Italia. Ser­ate come ques­ta aiu­tano a guardare den­tro se stes­si, e a capire realtà che sem­bra­no lon­tane, ma poi ti ven­gono incon­tro all’im­provvi­so, con un cari­co di dolore e dis­per­azione. Inner Wheel, l’or­ga­niz­zazione nata nel ’34, si pro­pone final­ità di servizio. Negli ulti­mi tem­pi il club di Emma Zane ha rac­colto con­tribu­ti per le suore del­la Croce rossa a Salò (regalati i buoni-ben­z­i­na per il pul­mi­no che serve a trasportare i ragazzi alle scuole) e per la «stan­za dei sog­ni» del repar­to di pedi­a­tria del­l’ospedale di Desen­zano (acquis­to di giochi). Nel­la ser­a­ta al Grand Hotel era­no pre­sen­ti la gov­er­na­trice del 206° dis­tret­to (Rita Pedron) e un espo­nente del Rotary (Gian­fran­co Callegari).

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