L’assessore regionale benedice la ristrutturazione del complesso che serve Alto Garda e Valsabbia Cè: «Oltre 30 milioni per l’ampliamento». Roè? «Troppo caro»

«Ecco i soldi per Gavardo»

25/02/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Lo aspet­ta­vano all’ospedale di Gavar­do a metà giug­no, in occa­sione del­l’in­au­gu­razione del repar­to di dial­isi. E’ arriva­to otto mesi dopo. Allo­ra l’asses­sore regionale alla san­ità fece sen­tire la sua voce con un mes­sag­gio via fax. «Con­di­vi­do l’ipote­si di ampli­a­men­to e riqual­i­fi­cazione — scrisse Alessan­dro Cè -. Il per­cor­so per for­mal­iz­zare la nuo­va scelta pas­sa, nec­es­sari­a­mente, attra­ver­so una delib­era che mi impeg­no a sot­to­porre quan­to pri­ma alla giun­ta regionale». Sì, quin­di, al poten­zi­a­men­to di Gavar­do, no a un ospedale nuo­vo per l’Al­to Gar­da e la Valle Sab­bia (a Roè Vol­ciano o altrove). Ieri Cè ha ricon­fer­ma­to tale lin­ea. «Ci sono 31 mil­ioni e mez­zo di euro, tra cui i 29 mil­ioni stanziati a suo tem­po dal­lo Sta­to — ha det­to -. Entro poche set­ti­mane farò approvare in Regione il cam­bio. Poi andremo al Min­is­tero per rice­vere la con­fer­ma. Non cre­do esister­an­no motivi di diniego». L’asses­sore assi­cu­ra che i quat­tri­ni ci sono, e a Roma accetter­an­no di des­ti­narli non più alla real­iz­zazione di un ospedale nuo­vo ma alla sis­temazione del vec­chio. La sec­on­da notizia la dà Mau­ro Borel­li. Riguar­da le aree espro­pri­ate moltissi­mi anni fa a Roè Vol­ciano, quan­do si com­in­ciò a par­lare per la pri­ma vol­ta di costru­ire una mod­er­na strut­tura nel­la con­ca degradante ver­so il gol­fo di Salò. Qualche pri­va­to fece ricor­so al Tar, e riot­tenne in tem­pi bre­vi il pro­prio ter­reno. Altri, con­vin­ti del­la bon­tà del­lo scopo, accettarono di vendere a prez­zo irriso­rio, inizian­do poi una causa civile, allo scopo di ria­vere il mal­tolto. «C’è la mas­si­ma disponi­bil­ità a resti­tuire tutte le aree, a prezzi cor­ren­ti», ha garan­ti­to il diret­tore gen­erale del­l’azien­da ospedaliera di Desen­zano, diven­ta­ta pro­pri­etaria di quelle super­fi­ci. Alla con­feren­za stam­pa sono pre­sen­ti anche il numero 1 del­l’Asl di Bres­cia, Carme­lo Scar­cel­la, il diret­tore san­i­tario locale, Lucio Dalfi­ni, e il sen­a­tore leghista Francesco Tirelli. Cè affer­ma che, rimas­to a impratichir­si all’in­ter­no del Pirellone, com­in­cia a muo­vere i pri­mi pas­si di un cam­mi­no che, da Gavar­do, lo porterà a vis­itare nel pomerig­gio Desen­zano e, suc­ces­si­va­mente, gli altri ospedali del­la provin­cia. Incon­tra i pri­mari, i medici, i gior­nal­isti. Spie­ga che è indis­pens­abile capire le patolo­gie e i bisog­ni reali dei cit­ta­di­ni, per dare risposte pre­cise, uti­liz­zan­do le risorse nel modo migliore. Par­la del­la neces­sità di puntare a forme asso­cia­tive più evo­lute tra i medici di base, per ridurre il numero degli acces­si al pron­to soc­cor­so; del­l’u­nità car­dio coro­nar­i­ca e del dipar­ti­men­to del­l’e­mer­gen­za («un argo­men­to fonda­to, su cui sti­amo riflet­ten­do»); di psichi­a­tria e pedi­a­tria; di riabil­i­tazione («quan­do avrò una visione com­p­lessi­va, effettuerò le val­u­tazioni»). Intan­to un imp­ie­ga­to sman­et­ta sul com­put­er proi­et­tan­do sul muro le fotografie del­l’ospedale di Gavar­do (135 i posti let­to esisten­ti), i dati rel­a­tivi alle prestazioni effet­tuate nel cor­so del 2005, i dis­eg­ni riguardan­ti l’am­pli­a­men­to. Nel­l’in­ter­ra­to andreb­bero i locali tec­no­logi­ci e la riso­nan­za mag­net­i­ca, al piano ter­ra il nuo­vo pron­to soc­cor­so. Quat­tro i liv­el­li sopras­tan­ti, in gra­do di accogliere 120 let­ti, che portereb­bero il totale a 230–240, con pos­si­bil­ità di un allarga­men­to gen­erale degli spazi disponi­bili. Per il vec­chio ospedale di Salò, sit­u­a­to in riva al lago, grad­ual­mente spoglia­to di tut­ti i repar­ti e rimas­to con poche attiv­ità (radi­olo­gia, ambu­la­tori di medici spe­cial­isti, pre­lievi, l’), rimane invece lo spet­tro del­la chiusura. Borel­li non ha peli sul­la lin­gua. «Dopo il ter­re­mo­to — dice — ho rice­vu­to 600 mila euro di con­tribu­ti per le sot­to­mu­razioni, quan­do per real­iz­zarle occor­rereb­bero cinque mil­ioni. Bisogn­erà vendere l’im­mo­bile, river­san­do il rica­va­to in servizi da des­tinare al ter­ri­to­rio. Sti­amo inoltre ragio­nan­do sul­l’ipote­si di real­iz­zare un cen­tro pub­bli­co & pri­va­to a Bar­bara­no, per la diag­nos­ti­ca, la riabil­i­tazione. Abbi­amo abban­do­na­to l’idea di costru­ire un nuo­vo ospedale a Roè per­chè il cos­to sarebbe sta­to ecces­si­vo: un mil­iar­do di vec­chie lire per ogni pos­to let­to». «Non occor­rono cat­te­drali nel deser­to, ma servizi a misura delle neces­sità dei cit­ta­di­ni — inter­viene Cè -. E’ impor­tante, comunque, dialog­a­re con gli enti locali».

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