Amarezza tra la gente che vuole sapere di chi sia la responsabilità del rischio di vendita del monumento. Lo storico Capone: «Il Comune ha dimostrato disinteresse»

«Giù le mani dalla Palazzina»

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Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Delu­sione e tris­tez­za, ma anche pre­oc­cu­pazione: sono i sen­ti­men­ti del­la gente di Peschiera di fronte all’idea che la Palazz­i­na stor­i­ca smet­ta di essere il mon­u­men­to del paese. «Cosa sarà dell’enorme pat­ri­mo­nio architet­ton­i­co del paese? Nes­sun cit­tadi­no può entrare nel mer­i­to», dice Gior­gio Capone, stori­co locale e tra i fonda­tori del cen­tro di doc­u­men­tazione stor­i­ca del­la Fortez­za, «dell’ alien­abil­ità o meno di un bene. Se un’amministrazione comu­nale non si pre­oc­cu­pa di ver­i­fi­care questo e tute­lare un immo­bile sig­nifi­ca solo che questo non rien­tra nei suoi inter­es­si». «I cit­ta­di­ni, a quan­to pare, sono sem­pre gli ulti­mi a venire a sapere le cose e, se non han­no dietro di loro il sup­por­to politi­co nec­es­sario a tute­lar­li, cosa pos­sono fare? Di ques­ta vicen­da sono molti i pun­ti da chiarire: cosa sig­nifi­ca vendere la Palazz­i­na? Vendere anche i 4500 metri di gia­rdi­no che è un par­co pub­bli­co da 500 anni? Vendere il che vi è ospi­ta­to o ripo­sizionarlo alla Cac­cia­tori, così da uti­liz­zare il sot­totet­to e impedire che pos­sa diventare una realtà cul­tur­ale più impor­tante? Vendere la parte di Bas­tione, per la pre­ci­sione la corti­na del Bas­tione Queri­ni del­la cin­ta pen­tag­o­nale veneziana?». «È inutile adesso»; con­tin­ua Capone, «pian­gere sul­la pelle dell’orso se i pas­si anda­vano fat­ti pri­ma; vedremo se ci si muoverà, e chi lo farà, diver­sa­mente per gli altri immo­bili del­la Fortez­za, per evitare che la sto­ria, che è anche la ric­chez­za di Peschiera ven­ga azzer­a­ta». Anche Fed­eri­co Sac­coni, dall’associazione oper­a­tori eco­nomi­ci, ritor­na sul ram­mari­co per una vicen­da che «andrebbe spie­ga­ta meglio ai cit­ta­di­ni, per­ché spi­ace a tut­ti l’idea di perdere un bene che pote­va essere val­oriz­za­to a favore del cen­tro stori­co; a meno che non vi sia sta­to un prob­le­ma di disponi­bil­ità di fon­di per l’acquisto del bene. Ma anche questo andrebbe det­to per­ché, visti i prezzi delle abitazioni del cen­tro stori­co, i 4 mil­iar­di delle vec­chie lire chi­esti per la Palazz­i­na stor­i­ca sem­bra­no pro­prio un rega­lo». Per Gior­gio Bres­ciani, invece, è «una ver­gogna che cit­ta­di­ni del­e­gati da altri a rap­p­re­sentar­ci non fac­ciano quan­to devono per tute­lare gli inter­es­si del­la comu­nità; chissà se sarebbe lo stes­so se si trat­tasse di cose che li riguardano diret­ta­mente. E poi non si capisce bene se ques­ta situ­azione sia il frut­to di ripic­che politiche o cos’altro: la sen­sazione che si ha è ques­ta». Da Gabriel­la Broglia arri­va un com­men­to-provo­cazione: «fatene omag­gio ai Savoia: sono rien­trati in Italia e potreb­bero decidere di pren­der­sene cura, trasfor­man­dola in un museo o in una res­i­den­za cre­an­do, quan­to meno, inter­esse e tur­is­mo nel paese. Al di là del­lo scher­zo, è una tris­tez­za pen­sare all’ipotesi che la Palazz­i­na non sia più un bene del paese». «Dopo tut­to», con­tin­ua Anna Cov­izzi, «si pote­vano val­utare soluzioni diverse: il paese ha bisog­no di spazi per la cul­tura, ad esem­pio un teatro, e invece di cer­care di arric­chirlo si rischia di perdere, se già non si è per­sa, una delle cose e uno dei posti più bel­li di Peschiera». «Basti pen­sare al par­co, che sec­on­do il cartel­lo è comu­nale, che guar­da sul lago e al cen­tro stori­co», aggiunge Anna Loi, «che pec­ca­to sarebbe se non fos­se più pat­ri­mo­nio di tut­ti; e poi per­ché ci sono tante ver­sioni su quan­to è suc­ces­so?». Enza Lonar­di, respon­s­abile da quest’anno dell’Upif che tiene le lezioni nel­la sala con­sil­iare del­la Palazz­i­na Stor­i­ca, dice di sen­tir­si per questo «diret­ta­mente toc­ca­ta» dal­la pos­si­bile ven­di­ta dell’immobile e di provare «un grande ram­mari­co per­ché la Palazz­i­na è sem­pre sta­ta con­sid­er­a­ta il nos­tro mon­u­men­to. Sono da sem­pre impeg­na­ta nel volon­tari­a­to, come molti altri, lavo­ran­do con tutte le ammin­is­trazioni per portare in alto il nome di Peschiera e mai avrei immag­i­na­to di trovar­mi di fronte ad una sim­i­le ipotesi».

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