La vedova di Germano Chincherini lo sta realizzando a Peschiera insieme a un hotel 4 stelle. Una Fondazione in prima fila nel ricordo del grande albergatore

Golf, un campo targato Bs

09/01/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Ger­mano Chincheri­ni è scom­par­so nel­l’es­tate 2000, all’età di 63 anni, ma il ricor­do del­la sua figu­ra viene tenu­to vivo dal­la moglie (Hele­na, fin­lan­dese), dal­l’im­pero tur­is­ti­co (13 alberghi, dis­sem­i­nati tra Limone, Bar­dolino, Mal­ce­sine e la Sicil­ia, per un totale di 3.500 posti let­to e 500 dipen­den­ti, tra fis­si e sta­gion­ali), da una Fon­dazione e da una serie di inizia­tive. Sul­la spon­da veronese del lago, ad esem­pio, si è appe­na con­clusa la quar­ta edi­zione del Memo­r­i­al di cal­cio, ris­er­va­to alla cat­e­go­ria Allievi. Han­no parte­ci­pa­to le squadre delle local­ità dove Chincheri­ni ave­va aper­to le sue strut­ture: l’Atleti­co di Cata­nia (che ha vin­to la finale per 3–1), la Bena­co di Bar­dolino (sec­on­da), la Limonese (terza) e il Leto­jan­ni. I ragazzi sono sta­ti ospi­tati per alcu­ni giorni nel Parc Hotel Grit­ti e, al ter­mine del­la man­i­fes­tazione, si è svol­ta una ser­a­ta di gala. Nel­la pre­sen­tazione-stam­pa svoltasi in munici­pio a Bar­dolino, con il sin­da­co Arman­do Fer­rari, il suo col­le­ga di Pas­tren­go Gior­gio Bena­mati, Anto­nio Can­navò (respon­s­abile tec­ni­co del­l’Atleti­co, fratel­lo di Can­di­do, ex diret­tore del­la «Gazzetta del­lo sport»), ecc. si è par­la­to anche del­la Fon­dazione cre­a­ta per garan­tire ai ragazzi poveri la pos­si­bil­ità di stu­di­are, e per finanziare varie attiv­ità reli­giose, come l’il­lu­mi­nazione nel­la chiesa di Limone. Ger­mano non ha avu­to figli, e un giorno rimase scon­volto quan­do in Kenia (dove sta­va real­iz­zan­do un vil­lag­gio) vide morire un bam­bi­no, mor­si­ca­to da un ser­pente. I manovali scav­arono una buca, e lo sep­pel­lirono. Quel­l’episo­dio lo seg­nò pro­fon­da­mente. Gli fece pen­sare a come la vita sia appe­sa a un filo. Tornò dal­l’Africa con la malar­ia, e chiese di essere ricov­er­a­to in un isti­tu­to di preti, a Negrar, in Valpo­li­cel­la. Guarì. E com­in­ciò a sostenere inizia­tive benefiche, con lo slan­cio e le pas­sioni del «povero ric­co», come ama­va definir­si. «Ave­va solo la quin­ta ele­mentare, ma possede­va gran­di capac­ità man­age­ri­ali, memo­ria fer­rea, par­lan­ti­na sci­ol­ta e lungimi­ran­za tur­is­ti­ca», ha det­to il cug­i­no, Anto­nio Girar­di. Ger­mano ave­va anco­ra i pan­taloni cor­ti quan­do com­in­ciò a vendere i limoni e le arance in una piaz­zuo­la sul­la 45 bis. «Nel dopoguer­ra — ripete­va — erava­mo dei pezzen­ti: chi face­va il pesca­tore, chi rac­coglie­va le olive. Poi qual­cuno com­in­ciò ad attrez­zare a campeg­gio qualche decliv­io, accoglien­do i pas­san­ti che vol­e­vano fer­mar­si a Limone, ma veni­vano imman­ca­bil­mente scac­ciati dai con­ta­di­ni». Nel ’61 chiese un mutuo fon­di­ario, garan­ti­to da un paio di ter­reni, poco più gran­di di un faz­zo­let­to, inizian­do a costru­ire l’al­ber­go Cristi­na, da 400 posti let­to. La sua for­tu­na: l’in­con­tro col prete-padrone del­la Tjare­borg, l’a­gen­zia danese che gli spe­di­va pull­man a frotte. Intere famiglie dal­la Scan­di­navia, per vacanze da 15 giorni, a tar­iffe tut­to com­pre­so. «Lui procu­ra­va i cli­en­ti e io i posti let­to — rac­con­ta­va -. Lui mi antic­i­pa­va i sol­di in con­to prestazioni tur­is­tiche e io com­in­ci­ai a espan­der­mi». I 13 alberghi sono rag­grup­pati nel­la cate­na Parc hotels Italia: cinque a Limone («Cristi­na», «Leonar­do da Vin­ci», «San Gior­gio», «Roy­al», «San Pietro»), due a Mal­ce­sine («Don Pedro», «Sole»), uno a Bar­dolino («Grit­ti»), uno a Bren­zone («Dra­go»), quat­tro in Sicil­ia («Cae­sar Palace» a Gia­r­di­ni Nax­os, «Aris­ton» a Taormi­na, «Antares» e «Olimpo Ter­razze» a Leto­jan­ni). Con un’or­ga­niz­zazione cen­trale per gli acquisti, un’a­gen­zia viag­gi, un’im­pre­sa edile per le ristrut­turazioni. «Da povero strac­cione — con­fes­sa­va -, sono diven­ta­to molto ric­co. Ma inten­do man­tenere le radi­ci sul ». E sul­la spon­da veronese Hele­na, la vedo­va che pros­egue l’at­tiv­ità del mar­i­to, sta real­iz­zan­do il «Parc hotel Par­adiso & golf resort», a un chilometro dal­l’us­ci­ta del casel­lo autostradale di Peschiera: 800 mila metri qua­drati di ter­ra, buona parte dei quali in ter­ri­to­rio di Castel­n­uo­vo. In pri­mav­era saran­no inau­gu­rati il cam­po a 18 buche, dis­eg­na­to dal­l’ar­chitet­to amer­i­cano Jim Fazio, la club house e il res­i­dence. Nel 2005 il com­p­lesso sarà defin­i­ti­va­mente com­ple­ta­to con il sec­on­do res­i­dence e l’al­ber­go a quat­tro stelle, da 170 camere. Ci saran­no un cam­po di cal­cio, quat­tro da ten­nis, uno da pal­la­cane­stro, uno da beach vol­ley, una pisci­na, una palestra all’aper­to, il cen­tro well­ness, l’an­fiteatro, le sale con­gres­si, il ris­torante e la pizze­ria. Intan­to il «Grit­ti» è già sta­to «req­ui­si­to» dal­la Fed­er­azione ital­iana di ciclis­mo per i mon­di­ali del prossi­mo set­tem­bre, che si cor­reran­no a Verona e a Bardolino.

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