L’esperto alla Comunità Montana: danni gravissimi segnalati soprattutto sul monte Denervo

«I cinghiali lasciati liberi devastano il territorio»

20/08/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

Se ne par­la da tem­po ma ora il prob­le­ma è esploso con tut­ta la sua forza. A ripor­tar­lo all’at­ten­zione è sta­to Fran­co Ghit­ti, geome­tra e grande conosc­i­tore del ter­ri­to­rio: la pre­sen­za mas­s­ic­cia di cinghiali sul­l’al­to Gar­da sta provo­can­do dan­ni sem­pre mag­giori. «Bas­ta dare un’oc­chi­a­ta al monte Den­er­vo — sostiene Ghit­ti — e osser­vare come l’area attorno alla vec­chia mal­ga appa­ia irri­conosci­bile, dopo il reit­er­a­to pas­sag­gio degli ani­mali». Da qui la let­tera diret­ta alla Comu­nità Mon­tana in cui si seg­nala «l’ag­gravar­si a veloc­ità espo­nen­ziale dei dan­ni causati dal­la pre­sen­za dei cinghiali all’in­ter­no del Par­co. Trat­tan­dosi, infat­ti, di specie non autoc­tona ed estrema­mente inva­si­va, la loro pre­sen­za sta alteran­do in maniera pesan­tis­si­ma l’am­bi­ente nat­u­rale e le colti­vazioni pre­sen­ti nel­la fas­cia mon­tana. Innu­merevoli le zone inter­es­sate da questo grave fenom­e­no che dan­neg­gia orti e colti­vazioni, ma par­ti­co­lar­mente i pas­coli. I bul­bi delle innu­merevoli pianti­celle da fiore che popolano gli alpeg­gi cos­ti­tu­is­cono, infat­ti, un’ir­re­sistibile attrazione per questi sui­ni sel­vati­ci che, per procu­rar­si il cibo, ara­no let­teral­mente tut­ta la cot­i­ca erbosa ren­den­do di fat­to inuti­liz­z­abile il pra­to. Solo nel­la zona di Gargnano, gravi dan­ni si seg­nalano a Rasone, Nan­gui, Fas­sane, Dusi­na ma soprat­tut­to sul monte Den­er­vo, ove l’in­tero pas­co­lo som­mi­tale, di alcune decine di ettari, nel breve las­so del­lo scor­so mese di luglio è sta­to let­teral­mente can­cel­la­to. Si trat­ta di una perdi­ta gravis­si­ma, che la sem­plice pos­si­bil­ità di inden­niz­zo ai pri­vati pre­vista dal­la legge non può min­i­ma­mente sod­dis­fare poiché non cal­co­la i ris­volti eco­nomi­ci, sociali e nat­u­ral­is­ti­ci che una sim­i­le per­ni­ciosa pre­sen­za com­por­ta». Il tec­ni­co, dunque, anal­iz­za le prospet­tive future delle aree inter­es­sate dal pas­sag­gio dei cinghiali: «Le zone col­pite si trasfor­mano com­ple­ta­mente e da prati e pas­coli diven­tano, dis­tese riv­oltate e prive di veg­e­tazione, des­ti­nate, in segui­to, alla cresci­ta di arbusti e di altre essen­ze col­o­niz­za­tri­ci. Questo com­por­ta la perdi­ta irrepara­bile dei pochi pas­coli anco­ra attivi e l’ul­te­ri­ore spopo­la­men­to del­la mon­tagna». Come se non bas­tasse, Ghit­ti sot­to­lin­ea che «al dan­no nat­u­ral­is­ti­co va ad aggiunger­si anche una perdi­ta dal pun­to di vista tur­is­ti­co: la trasfor­mazione e il degra­do in atto toglie a questi luoghi il fas­ci­no che attrae gli escur­sion­isti». Fran­co Ghit­ti non nutre dub­bi sul fat­to che «è in atto un’au­t­en­ti­ca cat­a­strofe a cui occorre porre rime­dio imme­di­a­to, vista la veloc­ità di ripro­duzione dei cinghiali». Dal can­to suo, la «Comu­nità Mon­tana Par­co» di Vil­la di Gargnano con­fer­ma di avere già fat­to pre­sente in Provin­cia che non ci si può lim­itare ad inden­niz­zare i dan­ni, ma che sono nec­es­sari piani di abbat­ti­men­to più con­sis­ten­ti di quel­li appli­cati fino ad ora. Un incon­tro con l’Asses­sore Provin­ciale alla Cac­cia, Alessan­dro Sala, dovrebbe ten­er­si tra fine agos­to e inizio set­tem­bre. Del prob­le­ma è già sta­to investi­to il Com­pren­so­rio C8, pre­siedu­to da Gior­gio Ven­turi­ni il quale ha atti­va­to un mon­i­tor­ag­gio che sta­bilis­ca l’entità pre­cisa del­la pre­sen­za dei cinghiali. «D’al­tronde — fan­no pre­sente in Comu­nità Mon­tana — il prob­le­ma del­l’ec­ces­si­vo numero di questi ani­mali lo stan­no affrontan­do anche in Toscana».

Bruno Festa
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