La prima giornata della mostra, che resterà aperta in Santa Giulia fino al 19 novembre, ha segnato un numero di presenze che va oltre ogni più rosea previsione.

I Longobardi riconquistano Brescia.

19/06/2000 in Cultura
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Di Luca Delpozzo

I Lon­go­b­ar­di han­no ricon­quis­ta­to Bres­cia. La pri­ma gior­na­ta del­la mostra, che resterà aper­ta in San­ta Giu­lia fino al 19 novem­bre, ha seg­na­to un numero di pre­sen­ze che va oltre ogni più rosea pre­vi­sione. Sarà sta­to il gran battage pub­blic­i­tario, l’interesse sus­ci­ta­to dai media locali e nazion­ali. Sta di fat­to che ieri mat­ti­na, nel pri­mo giorno di aper­tu­ra del­la rasseg­na, per una venti­na di minu­ti si è addirit­tura for­ma­ta una pic­co­la coda alla bigli­et­te­ria del museo di San­ta Giu­lia. L’afflusso è sta­to costante nel cor­so dell’intera gior­na­ta. Oltre 1200 i bigli­et­ti stac­cati, dato che col­lo­ca subito la mostra ai pri­mi posti fra quelle in Italia. Tan­ti gli stranieri, soprat­tut­to i tedeschi, tur­isti pre­sum­i­bil­mente in vacan­za sul Gar­da che non han­no volu­to perdere quel­lo che si pro­fi­la un vero even­to cul­tur­ale. Il suc­ces­so sem­bra pro­fi­lar­si anche dal pun­to di vista edi­to­ri­ale: saba­to, gior­na­ta di inau­gu­razione, sono sta­ti ven­du­ti più di 150 cat­a­loghi, ieri a mez­zo­giorno le richi­este super­a­vano già la trenti­na. Una mostra atte­sa da molti; così si spie­ga la pre­sen­za mas­s­ic­cia di stu­diosi e non giun­ti ieri anche da fuori provin­cia. Pavia, Tren­to, Novara, Milano: un pub­bli­co stra­or­di­nar­i­a­mente atten­to e soprat­tut­to com­pe­tente che si è sof­fer­ma­to ad ammi­rare i prezio­sis­si­mi cod­i­ci, le cosid­dette «leg­gi lon­go­b­arde» prove­ni­en­ti da pres­ti­giose bib­lioteche. Mer­av­iglia e impres­sione. Queste le sen­sazioni rac­colte lun­go il per­cor­so. La mostra in San­ta Giu­lia rib­al­ta i pre­con­cetti, riv­ela ret­rosce­na: questo è il seg­re­to del suo fas­ci­no ci spie­ga la sig­no­ra Alda, 65 anni, giun­ta da Pavia (la «Pavia lon­go­b­ar­da» come tiene a sot­to­lin­eare con orgoglio) insieme alle due figlie e ai due generi: «Non è vero allo­ra che i Lon­go­b­ar­di era­no asso­lu­ta­mente rozzi, sel­vag­gi e indis­ci­plinati come mi han­no sem­pre inseg­na­to. Han­no invece cam­bi­a­to l’Italia». Poi si dilun­ga nel riv­e­lare come la tradizione fac­cia risalire al peri­o­do lon­go­b­ar­do e a Pavia, la nasci­ta del tipi­co dolce del­la colom­ba pasquale. Una mostra che riconosce ai Lon­go­b­ar­di il con­trib­u­to sig­ni­fica­ti­vo alla costruzione dell’Europa car­olin­gia. Un alles­ti­men­to che mette in evi­den­za tut­to il fas­ci­no di questo popo­lo. «È come sfogliare un’inedita pag­i­na di sto­ria, la stu­pen­da meta­mor­fosi da bar­bari a trasmet­ti­tori del­la civiltà clas­si­ca — spie­gano due sim­patiche e loquaci inseg­nan­ti in pen­sione giunte in treno da Novara per questo appun­ta­men­to -. È una mostra di ampio respiro, rac­coglie opere prove­ni­en­ti da tut­to il mon­do, dif­fi­cil­mente capiterà di vedere riu­nite in un solo luo­go tutte queste opere. Quale parte del­la mostra ci e piaci­u­ta di più? Le icone bizan­tine prove­ni­en­ti dal Sinai. Il loro real­is­mo e la loro plas­tic­ità ci han­no com­mosso». La mostra è davvero impo­nente: accan­to ai mosaici, agli ogget­ti in bron­zo ed argen­to e alle pietre preziose scor­rono ani­mazioni in stere­o­vi­sion e fil­mati su vetri polar­iz­za­ti. C’è anche una sezione che rac­coglie oltre 300 mon­ete prove­ni­en­ti da 170 musei di tut­to il mon­do. «Esem­plari seg­nati dal tem­po e dal fas­ci­no irre­sistibile. Uni­ci per la loro sto­ria e la loro icono­grafia», spie­ga Mar­co, un con­sulente finanziario di Arco, in provin­cia di Tren­to, appas­sion­a­to di numis­mat­i­ca, men­tre osser­va avi­da­mente una dopo l’altra, le minus­cole mon­ete con una grossa lente scor­rev­ole appli­ca­ta sul vetro di pro­tezione. Accan­to agli arre­di funer­ari e ai gioiel­li, l’altro piat­to forte del­la mostra è rap­p­re­sen­ta­to dai prezio­sis­si­mi cod­i­ci e volu­mi prove­ni­en­ti dai musei di Pari­gi, Lon­dra, Madrid.. ecc. Opere all’apparenza per addet­ti ai lavori, ma capaci di attrarre l’attenzione di tut­ti. Tra i vis­i­ta­tori anche una gio­vane inseg­nante di Sar­ni­co «sor­pre­sa» a tradurre al mar­i­to le frasi in lati­no di un testo del VIII sec­o­lo: «Ho inten­zione di portare qui i miei alun­ni alla ripresa delle scuole. È un per­cor­so inter­es­san­tis­si­mo. Voglio che i miei ragazzi pos­sano recu­per­are anche visi­va­mente quelle che sono le dimen­sioni reali delle cose che vedono nel cor­so dell’anno sui lib­ri di scuo­la». Rober­to Ragazzi

Roberto Ragazzi
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