In occasione del centenario del terremoto un convegno nella Sala dei Provveditori. Maggi: «La situazione di sismicità resta purtroppo medio-alta»

Il «big one» compie cent’anni

01/11/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

«Nes­suna pau­ra dei ter­re­moti, ma capac­ità nel­l’af­frontare l’even­tuale emer­gen­za». E’ sta­ta la paro­la d’or­dine lan­ci­a­ta dal geol­o­go Piero Fiac­caven­to che, dopo avere guida­to con mega­fono, walkie-talkie, cinepre­sa e tele­foni­ni l’e­serci­tazione di domeni­ca (sal­vati boy vocianti, trasportan­doli a Portese su motovedette e gom­moni, ritrova­ta con sonde, mon­i­tor e moto­sega una neodot­tores­sa di matem­at­i­ca feri­ta sot­to un cumu­lo di mac­erie, aiu­tati due anziani nel­la casa di riposo vuo­ta, cura­ta con l’in­ter­ven­to dei barel­lieri una ragaz­za acco­v­ac­cia­ta nel bag­no di casa sua), è sta­to tra i rela­tori del con­veg­no del­l’al­tra sera nel­la Sala dei Provved­i­tori del comune di Salò. Fiac­caven­to ha par­la­to dei movi­men­ti del­la cros­ta ter­restre, ha spie­ga­to le pres­sioni mag­matiche del monte (64 mil­ioni di anni fa), accen­na­to alle faglie che per­cor­rono il Gar­da. Pasquale Mag­gi, il con­sigliere del­e­ga­to alla , ha ricorda­to che «a Salò la situ­azione di sis­mic­ità, purtrop­po, è medio-alta», sen­za dimen­ti­care «il ris­chio di frane sul colle San Bar­tolomeo e lun­go la valle del tor­rente Bar­bara­no o, nel caso di piogge abbon­dan­ti, di eson­dazioni sia del lago, come accadu­to lo scor­so autun­no, che dei prin­ci­pali cor­si d’ac­qua». «Non van­no poi trascu­rati — ha det­to — gli incen­di dolosi, anche se appaiono in calo. In pas­sato alcune zone ver­so Ren­zano, la Madon­na del Rio, le local­ità Pigni­no e Seg­giovia sono state per­corse dal fuo­co. La Pro­tezione civile comu­nale è impor­tante sia per gli even­ti impreved­i­bili che per altre calamità, spes­so frut­to di errate ges­tioni umane». Mag­gi ha sol­lecita­to la creazione di un servizio infor­ma­tiz­za­to per la rac­col­ta e la ges­tione dei dati, este­so a tutte le local­ità del­la Comu­nità mon­tana par­co. Il pres­i­dente di questo ente, Bruno Faus­ti­ni, si è sof­fer­ma­to sulle dif­fi­coltà di stesura di un piano gen­erale. «Ci sono pae­si con 15 frazioni, prob­le­mi di , ecc. — ha det­to -. La fas­cia riv­ieras­ca, stret­ta fra il lago e la mon­tagna, va dai 60 metri di alti­tu­dine ai 2000 di Mag­a­sa e Valvesti­no». L’asses­sore provin­ciale Enzo Cos­su ha por­ta­to i suoi salu­ti, sot­to­lin­e­an­do il ris­chio sis­mi­co del ter­ri­to­rio bres­ciano. Sul Gar­da l’e­len­co delle scosse è piut­tosto lun­go (l’ul­ti­ma, nel­la notte tra saba­to e domeni­ca). La più vio­len­ta, tra l’ot­ta­vo e il nono gra­do del­la scala Mer­cal­li, risale al 1936, epi­cen­tro fra Tor­ri e Peschiera. Nel­la sec­on­da parte del­la ser­a­ta si è rie­vo­ca­to il ter­re­mo­to del 30 otto­bre 1901, di cui ricor­re­va il cen­te­nario. Clas­si­fi­ca­to tra il 7° e l’8° gra­do, provocò un mor­to a Salò (una don­na che cor­re­va trafe­la­ta in via Gas­paro venne col­pi­ta in tes­ta da un comigno­lo) e uno a Cacavero, l’at­tuale Cam­pov­erde, allo­ra comune autonomo (era un ragaz­zo). Crol­larono sof­fit­ti, cor­ni­cioni, fumaioli, cro­ci dalle chiese, cupole di cam­panili e parte dei fab­bri­cati di anti­ca e difet­tosa costruzione. Nelle case si aprirono fendi­ture, qua­si sem­pre ver­ti­cali. Sul­la spi­ag­gia a lago si abbas­sarono alcu­ni gia­r­dinet­ti e ter­razz­i­ni. Il peri­o­do sis­mi­co, inizia­to brus­ca­mente con un movi­men­to eccezional­mente gagliar­do, durò 102 giorni. 38 le scosse com­p­lessive. Giu­liano Fusi ha riper­cor­so il dram­ma di quei giorni, con le strade imprat­i­ca­bili, più di 50 case peri­colan­ti e 200 famiglie costrette a ricor­rere alla car­ità. La gente dormi­va sulle car­rozze e nelle tende. Vit­to­rio Pir­lo, pres­i­dente del­l’Ate­neo, ha ram­men­ta­to il cor­ag­gio e il sen­so di respon­s­abil­ità del sin­da­co Mar­co Leone­sio. Giuseppe Zanardel­li, capo del Gov­er­no, fece approvare il nuo­vo piano rego­la­tore e una legge spe­ciale che finanz­iò gli inter­ven­ti. «Da tem­po si pen­sa­va alla rifor­ma edilizia — ha det­to Pir­lo -. Salò sen­ti­va la neces­sità di proi­et­tar­si ver­so l’ac­qua». Da qui la costruzione del lun­go­la­go, inau­gu­ra­to l’8 set­tem­bre 1906. Zanardel­li e Leone­sio, dece­du­ti nel frat­tem­po, non ebbero la sod­dis­fazione di vedere con­clusa l’opera. Al loro pos­to, sul pal­co delle autorità, il sen­a­tore Pom­peo Mol­men­ti e Dona­to Fos­sati. Il neo­ge­ome­tra Mar­co Ghis­el­li e il vicepre­side del­l’Is­ti­tu­to tec­ni­co «Bat­tisti», Pier­car­lo Belot­ti, han­no infine par­la­to del­la ricer­ca effet­tua­ta, che ver­rà stam­pa­ta entro dicem­bre. «Anni molto sig­ni­fica­tivi, quel­li dopo il ter­re­mo­to del 1901 — ha con­clu­so Belot­ti -. Salò ha cam­bi­a­to volto, con 600 mila lire di finanzi­a­men­ti pub­bli­ci. Dopo la real­iz­zazione del lun­go­la­go, nel 1907 com­in­cia­rono i lavori di risana­men­to del quartiere di San­t’An­to­nio, assai degrada­to». I seg­ni del ter­re­mo­to sono anco­ra oggi vis­i­bili. Bas­ta guardare le fac­ciate delle case del­la stret­ta via cen­trale (via S. Car­lo, via But­turi­ni), leg­ger­mente inclinate.

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