A 64 anni Giancarlo Perinelli non vuole smettere di pescare e continua a mettere in acqua la barca Simone. «Faccio un mestiere antichissimo, anni fa scrutavo il lago adesso uso il cellulare»

Il lupo di lago non ha ancora perso il pelo

20/12/2002 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Lazise

Ha 64 anni e nes­suna voglia di smet­tere di pescare. «È la pas­sione per questo mestiere — spie­ga Gian­car­lo Per­inel­li — che mi spinge a con­tin­uare ad uscire con la bar­ca al mat­ti­no presto o alla sera tar­di. Pas­sione che mi ha trasmes­so mio padre quan­do, appe­na fini­to le scuole ele­men­tari, mi portò con lui per la pri­ma vol­ta». Non subito, però: «Provò a dis­sua­der­mi. Ma io la notte sog­na­vo di essere in bar­ca con lui e i miei fratel­li, in mez­zo al lago a pescare lavarel­li, sarde e anguille. Sape­vo che quel­lo che era il mio mesitere e mi avrebbe accom­pa­g­na­to tut­ta la vita: e così è sta­to». Ave­va 28 anni quan­do sposò Adri­ana, di quat­tro più gio­vane: «Abbi­amo avu­to tre figli nel giro di quat­tro anni: ma loro oggi del­la pesca pro­fes­sion­ale nep­pure vogliono sen­tir par­lare. Cer­ti mestieri, bisogna aver­li nel sangue». Per­inel­li, il pesca­tore per antono­ma­sia di Lazise, è il più anziano. Cer­ca la sua bar­ca — che si chia­ma Simone, come il suo pri­mo figlio -, la car­i­ca da solo delle reti e di tut­to il mate­ri­ale occor­rente per la pesca e da solo parte con la sicurez­za che dis­tingue i «lupi di lago». Pron­to a chiedere aiu­to dal suo cel­lu­lare in caso di neces­sità. «Adesso abbi­amo la pos­si­bil­ità di comu­ni­care con il tele­foni­no — spie­ga — Ma ai miei tem­pi, pri­ma di par­tire bisog­na­va scrutare sem­pre il lago per capire che tem­po avrei trova­to. I pesca­tori han­no ques­ta abi­tu­dine, che è anche una rego­la: per­ché il lago va rispet­ta­to, non sfida­to. Forse adesso com­in­cia a diventare duro, per­ché gli anni avan­zano: qualche acciac­co si fa sen­tire, ma è così impor­tante per me super­are questi osta­coli, e ritornare sul­la mia bar­ca, che ogni sin­to­mo di malan­no scom­pare per incan­to». Lazise con­ta solo cinque pesca­tori di pro­fes­sione: il più gio­vane ha «appe­na» 60 anni. Durante la pulizia dei fon­dali, avvenu­ta il 22 set­tem­bre scor­so, in occa­sione del­la gior­na­ta mon­di­ale per la bonifi­ca dei mari e dei laghi, un grup­po di sub rac­colse delle reti da pesca che sem­bra­vano abban­do­nate: era­no le reti di Gian­car­lo Per­inel­li. «Vidi sul L’Arena — rac­con­ta — la foto del mate­ri­ale recu­per­a­to dai som­moz­za­tori. C’erano anche le mie reti: le riconob­bi subito ed ho avu­to un tuffo al cuore. Se non fos­si rius­ci­to a riaver­le, avrei per­so una parte impor­tante del­la mia vita: sen­za quelle reti, avrei dovu­to smet­tere di lavo­rare. Ma gra­zie all’interessamento di due gior­nal­isti de L’Arena sono ritor­na­to in pos­ses­so dei miei aero­plani» . Così sono chia­mate in ger­go quel tipo di reti.