Grande festa e commozione nella comunità di Colà per l’arrivo di don Cinquetti «Adesso devo capire la parrocchia che il vescovo mi ha affidato»

Il missionario che viene dal Brasile

24/09/2002 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Lazise

«Qua­si 12 anni di mis­sione a Teresina, in Brasile mi han­no dato la vera dimen­sione dell’accoglienza e del­la grat­i­tu­dine», spie­ga com­mosso don Ivano Cin­quet­ti, neop­ar­ro­co di Colà, «e sono con­vin­to che fra la gente di Colà potrò dare il meglio di me stes­so nel­la con­ti­nu­ità del­la mia mis­sione pas­torale». Con queste bre­vi parole il neop­ar­ro­co si è pre­sen­ta­to alla sua gente, ai suoi nuovi par­roc­chi­ani, domeni­ca mat­ti­na, alle 9 pres­so il cir­co­lo Acli per recitare assieme ai gio­vani le lodi al Sig­nore. Un ingres­so in comu­nità in maniera inusuale, sen­za pompe e sfron­zoli, ma con la grande disponi­bil­ità e sem­plic­ità del mis­sion­ario, dell’uomo che cer­ca l’uomo nel­la certez­za che fra loro pas­sa il mes­sag­gio del­la car­ità e del­la fratel­lan­za che Dio vuole per tut­ti i suoi figli. «Sto ascoltan­do», con­tin­ua anco­ra don Ivano,« per­ché voglio capire la mia nuo­va comu­nità che il vesco­vo mi ha volu­to affi­dare. Sono cer­to che con loro, assieme, fare­mo un cam­mi­no ric­co di val­ori e por­ta­tore di pace e di accoglien­za per ognuno di noi». E dopo il salu­to delle asso­ci­azioni di volon­tari­a­to e delle attiv­ità par­roc­chiali, è sta­to mon­sign­or Pier­gior­gio For­men­ti, vic­ario fora­neo del lago veronese, a pre­sentare alla comu­nità colati­na il nuo­vo pas­tore. Dopo la pro­ces­sione, par­ti­ta da piaz­za Don Van­ti­ni per la par­roc­chiale di San Gior­gio Mar­tire, ecco l’indirizzo di salu­to del con­siglio pas­torale e il dis­cor­so del sin­da­co. «Dopo 25 anni di attiv­ità fre­net­i­ca di don Anni­bale», ha sot­to­lin­eato il pri­mo cit­tadi­no,« ora a Colà è arriva­to un par­ro­co gio­vane e con grande espe­rien­za mis­sion­ar­ia. Sarà sicu­ra­mente facile rac­cogliere l’eredità di don Mod­e­na e trasferir­la alla gente labo­riosa e sen­si­bile di ques­ta comu­nità.» Al can­to de «Il tuo popo­lo in cam­mi­no, cer­ca in te la gui­da», ha avu­to inizio la solenne con­cel­e­brazione. Bre­vis­si­ma ma esplica­ti­va l’omelia del neopa­s­tore. Si è aiu­ta­to nel com­men­to del­la scrit­tura con tre ogget­ti: la bilan­cia, un vaso di argilla, due dis­eg­ni, la bar­ca a vela e la bar­ca con i pesca­tori e le reti. Sim­bolis­mi che stan­no a sig­nifi­care che l’uomo deve dare sen­za chiedere la imme­di­a­ta ricom­pen­sa all’essere supre­mo; deve plas­mar­si a Dio come si plas­ma la cre­ta del vaso di coc­cio. Infine la Chiesa è la bar­ca che veleg­gia nel ven­to e che rac­coglie i frut­ti dal­la pesca delle ani­me. Dopo la let­tura del decre­to di nom­i­na vescov­ile, è sta­ta data let­tura del mes­sag­gio augu­rale di don Anni­bale, in un grande e struggente momen­to di commozione.