Un libro ricorda gli antichi tesori della «Polada»

Il Museo civico compie 10 anni

Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Con un con­veg­no in pro­gram­ma questo pomerig­gio alle ore 17 nel­la Sala Pelér di palaz­zo Tode­s­chi­ni, il Comune di Desen­zano intende ren­dere omag­gio a una delle più sig­ni­fica­tive tappe nel­la sua sto­ria artis­ti­ca e cul­tur­ale: la nasci­ta del Museo civi­co «» avvenu­ta dieci anni fa. Un avven­i­men­to che ruoterà attorno alla pre­sen­tazione del libro «Il museo Ram­bot­ti: un’in­tro­duzione alla preis­to­ria del lago di Gar­da», opera del con­ser­va­tore del­lo stes­so Museo civi­co pro­fes­sor Raf­faele De Mari­nis, ordi­nario di Preis­to­ria e pro­to­sto­ria all’ di . Con lui par­ler­an­no il pro­fes­sor Gio­van­ni Leonar­di (cat­te­dra di Palet­nolo­gia del­l’U­ni­ver­sità di Pado­va) e la dot­tores­sa Annaluisa Pedrot­ti (Dipar­ti­men­to di Scien­ze Filo­logiche e Storiche del­l’U­ni­ver­sità di Tren­to). I lavori saran­no aper­ti dal­l’asses­sore alla Cul­tura, Emanuele Gius­tac­chi­ni. L’inizia­ti­va del­la man­i­fes­tazione è del­l’asses­so­ra­to alla Cul­tura men­tre la real­iz­zazione del­l’­opera di De Mari­nis è del­lo stes­so Comune e del­la Regione. Un libro che descrive min­uziosa­mente le carat­ter­is­tiche del Museo «Ram­bot­ti», che si tro­va sul lun­go­la­go Anel­li, elen­ca gli ogget­ti e i reper­ti esposti in cias­cu­na vet­ri­na, con un com­men­to intro­dut­ti­vo alle sin­gole sezioni. Pur seguen­do il filo con­dut­tore delle diverse sezioni in cui si arti­co­la l’e­s­po­sizione muse­ale, l’Uf­fi­cio Cul­tura del Comune e gli altri esper­ti han­no prefer­i­to scri­vere un’in­tro­duzione alla preis­to­ria del­la regione garde­sana in gen­erale e del ter­ri­to­rio di Desen­zano e Lona­to in par­ti­co­lare, che ser­va a com­pren­dere i diver­si temi che sono illus­trati nelle sin­gole sezioni. Il pez­zo ovvi­a­mente più noto e pre­gia­to tra i tan­ti cus­todi­ti è l’ara­tro del Lavagnone, scop­er­to nel 1978 e apparte­nente alla fase più anti­ca del­la cul­tura di Pola­da, quin­di attorno al 2040 a.C. Con quel­lo di Walle, in Bas­sa Sas­so­nia, quel­lo del Lavagnone res­ta il più anti­co ara­tro del mon­do giun­to sino a noi. Il museo è sta­to inti­to­la­to gius­ta­mente al desen­zanese Gio­van­ni Ram­bot­ti (1817–1896), autore del­la scop­er­ta del­la palafit­ta del­la Pola­da. La strut­tura si è arric­chi­ta recen­te­mente di altri reper­ti impor­tan­ti.