Considerate nulle le idee di piccole associazioni ambientaliste. I lavori possono riprendere dopo l’atteso pronunciamento del tribunale

Il Tar sblocca il lungolago

Di Luca Delpozzo
e. s.

Il Tar «sbloc­ca» il lun­go­la­go. I lavori di riqual­i­fi­cazione del trat­to del lun­go­la­go Cesare Bat­tisti com­pre­so fra il ponte alla veneziana e il park hotel pos­sono ripren­dere. Lo ha sta­bil­i­to la sen­ten­za del Tri­bunale ammin­is­tra­ti­vo di Bres­cia deposi­ta­ta ieri con la quale viene super­a­ta la «sospen­si­va» pro­nun­ci­a­ta mono­crati­ca­mente dal pres­i­dente del Tar che ave­va «con­sen­ti­to di real­iz­zare solo i lavori di ordi­nar­ia manuten­zione accoglien­do parzial­mente la richi­es­ta pre­sen­ta­ta da 18 desen­zane­si. Ques­ta ave­va imped­i­to la real­iz­zazione delle fontane pre­viste dal prog­et­to. E il moti­vo è davvero sem­plice. «Il ricor­so infat­ti deve riten­er­si inam­mis­si­bile — recita tes­tual­mente il doc­u­men­to deposi­ta­to ieri -, essendo evi­dente la caren­za di legit­ti­mazione dei ricor­ren­ti». La vicen­da lun­go­la­go era esplosa nel­la cap­i­tale del Gar­da sul finire del­lo scor­so anno quan­do l’Amministrazione ave­va dato il via lib­era al prog­et­to di riqual­i­fi­cazione del lun­go­la­go. In par­ti­co­lare si era provve­du­to ad appaltare il pri­mo inter­ven­to, su prog­et­to pre­dis­pos­to all’ufficio tec­ni­co dell’arch. Pier Giuseppe Ramel­la che riguar­da­va la sis­temazione del trat­to cen­trale del­la lunghez­za di 200 metri, com­pre­so fra il ponte alla veneziana e il Park hotel. La zona inter­es­sa­ta era quel­la sit­u­a­ta sul lato ver­so il lago. Gli inter­ven­ti prevede­vano l’eliminazione di una venti­na di parcheg­gi, un nuo­vo dis­eg­no di aiuole, il rifaci­men­to dei sot­toservizi, la pavi­men­tazione in por­fi­do, anche la costruzione di 8 fontane nel­la zona cen­trale dell’altezza di cir­ca 130 cen­timetri, per una spe­sa di 1.070 mil­ioni. Le scelte era­no state subito con­tes­tate da asso­ci­azioni e grup­pi locali. Era­no state rac­colte firme anche da parte del­la Lega che in par­ti­co­lare boc­cia­va pro­prio la scelta di real­iz­zare le 8 fontane. I prog­et­tisti invece ave­vano spie­ga­to che pro­prio le fontane avreb­bero carat­ter­iz­za­to un po’ tut­ta l’azione di riqual­i­fi­cazione del­la zona a lago. I lavori ven­nero appal­tati e pre­sero il via l’8 gen­naio. Subito dopo al sin­da­co venne invi­a­ta da un legale per con­to di numerosi cit­ta­di­ni una «dif­fi­da» a con­tin­uare. Ques­ta venne segui­ta da un ricor­so al Tar sot­to­scrit­to da Olga Nac­cari, Rosan­na Ali­men­ti, Mar­ta Bar­di­ni, Anna Bar­toli, Pao­lo Bon­signori, Gior­gio Como­la, Mau­ro Orlan­do, Mas­si­mo Por­tu­lano, Maria Tere­sa Riol­fo, Vin­cen­zo Por­tu­lano, Alessan­dro Zach­er, Antonel­la Soc­ci­ni, Brunel­la Por­tu­lano, Rosan­na Cori­ni, Anna­maria Dami­ano, Antonel­la Fontana, Fran­ca Gan­di­ni e Ange­lo Ghi­rol­di. Il ricor­so chiede­va l’annullamento di tutte le delibere e i provved­i­men­to rel­a­tivi al lun­go­la­go. Ma intan­to la Soprint­en­den­za, esam­i­na­to il prog­et­to, annulla­va l’autorizzazione del sin­da­co a causa di caren­ze nel­la doc­u­men­tazione. I lavori ven­nero una pri­ma vol­ta sospe­si. Furono pre­dis­posti i doc­u­men­ti inte­gra­tivi e rilas­ci­a­ta una nuo­va autor­iz­zazione che una deci­na di giorni dopo rim­ise in moto i cantieri. Alla luce di questi nuovi fat­ti il ricor­so al Tar venne inte­gra­to e fu richi­es­ta la sospen­si­va, parzial­mente accol­ta con un pro­nun­ci­a­men­to «mono­crati­co». La deci­sione infat­ti autor­iz­za­va i lavori di pavi­men­tazione ma non la real­iz­zazione delle fontane che anda­vano a mod­i­fi­care il lun­go­la­go. Suc­ces­si­va­mente il Comune ottene­va l’assenso del­la Soprint­en­den­za. La vicen­da è poi sta­ta dibat­tuta dai giu­di­ci del Tar il 13 luglio e affronta­ta anche il 30 otto­bre. In buona sostan­za i giu­di­ci ammin­is­tra­tivi han­no dichiara­to inam­mis­si­bile il ricor­so essendo evi­dente la caren­za di legit­ti­mazione atti­va dei ricor­ren­ti. La sen­ten­za spie­ga che legit­ti­mati a pro­muo­vere ricor­si a tutela dell’ambiente davan­ti al giu­dice ammin­is­tra­ti­vo sono le asso­ci­azioni di pro­tezione ambi­en­tale a carat­tere nazionale o pre­sen­ti in almeno 5 regioni. E se è vero che cor­ren­ti di pen­siero riconoscono inter­es­si indi­vid­u­ali dis­tin­ti da quel­lo gen­erale alla pro­tezione dell’ambiente nat­u­rale, è pur vero che il leg­is­la­tore ha sanci­to la legit­ti­mazione a ricor­rere in sede di giuris­dizione ammin­is­tra­ti­va ed aggregazioni di sogget­ti in quan­to rap­p­re­sen­ta­tive, come col­let­tiv­ità, dei medes­i­mi inter­es­si. Insom­ma non è ammes­sa l’azione popo­lare da parte del sin­go­lo per far valere inter­es­si gen­er­ali o col­let­tivi quali la tutela dell’ambiente. «Sono ram­mar­i­ca­to per il tem­po per­du­to per sco­prire che chi ave­va pro­pos­to ricor­so non ne ave­va tito­lo — dice il sin­da­co -. È sta­ta riconosci­u­ta la tesi sostenu­ta dal nos­tro legale avv. Fioren­zo Bertuzzi. I lavori ora ver­ran­no com­ple­tati dopo le fes­tiv­ità di fine anno».