È destinata a ospitare manifestazioni, spettacoli e iniziative culturali; un auditorium con vista lago per 400 persone. Lavori per consolidare la «grande fabbrica» danneggiata per diventare Casa del fascio

La Dogana ricomincia a vivere

04/02/2002 in Avvenimenti
A Lazise
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Di Luca Delpozzo
Lazise

Pros­eguono, nel rispet­to dei ter­mi­ni di attuazione pre­fis­sati, i lavori di restau­ro e con­sol­i­da­men­to strut­turale del­la Dogana vene­ta. Un iniziale inter­ven­to con in pri­mo piano la legatu­ra sta­t­i­ca dell’intero edi­fi­cio, la sis­temazione del tet­to, la pre­dis­po­sizione degli impianti nec­es­sari affinché la «Grande fab­bri­ca» diven­ti un con­teni­tore per man­i­fes­tazioni e spet­ta­coli, nonché inizia­tive cul­tur­ali. Dopo aver por­ta­to a ter­mine i lavori di pulizia gen­erale, la rimozione dei pas­san­ti ser­ra­men­ti in acciaio e vetro nel­la parte a lago del­lo sta­bile e del pavi­men­to, l’intervento dell’impresa di costruzione Cesari­no e Luig­i­no Spinaroli di Valeg­gio è sta­to ori­en­ta­to nel pre­dis­porre un sot­to­fon­do in modo da creare un dis­tac­co tra ter­reno e nuo­vo pavi­men­to per evitare risali­ta dell’acqua e dell’umidità. Nel cor­so degli scavi è tra l’altro emer­so come il disses­to del por­ti­ca­to a lago sia la con­seguen­za di prece­den­ti manomis­sioni appor­tate all’edificio e in par­ti­co­lare quan­do nel 1924 venne demoli­ta la casa del doganiere e la torre del «Cadenòn»: uno scem­pio urban­is­ti­co, tan­to più grave in quan­to il com­p­lesso degli edi­fi­ci «cos­ti­tu­i­va l’unico esem­pio conosci­u­to — è cita­to in uno scrit­to di Umber­to G. Tes­sari -, ed aut­en­ti­co, di una architet­tura mer­can­tile medio­e­vale di cui si sono defin­i­ti­va­mente perse le trac­ce». A con­tribuire poi al disses­to sono sta­ti i lavori ese­gui­ti nel 1937 per trasfor­mare la Dogana in caso del Fas­cio. «Inter­ven­to che ha accel­er­a­to», fa pre­sente l’architetto Gior­gio Ugoli­ni che con gli ingeg­neri Edoar­do Otto­boni e Giuseppe Tosti di Peru­gia han­no fir­ma­to il prog­et­to di restau­ro e con­sol­i­da­men­to «la sle­gatu­ra del­la parte a lago con il resto del­lo stori­co edi­fi­cio». La neces­sità quin­di di inter­venire nelle sot­to­fon­dazioni in prossim­ità delle aper­ture lat­er­ali appor­tate all’edificio. Con­tem­po­ranea­mente i prog­et­tisti, cosci­en­ti che ogni inter­ven­to dove­va essere attua­to rispet­tan­do l’omogeneità architet­ton­i­ca, si sono affi­dati ai sug­ger­i­men­ti di esper­ti e in par­ti­co­lare del­lo stu­dio del restau­ro di Daniela Cam­pag­no­la. «Soprat­tut­to per quan­to riguar­da i lavori sulle mura­ture antiche», pre­cisa l’ingegner Otto­boni «e la parte lignea del tet­to», uno stu­pen­do gio­co di travi, archi­travi e capri­ate forse mano di un com­po­nente del­la famiglia dei Sanso­vi­no, famosi artisti del XVI sec­o­lo. «Un com­pi­to del­i­ca­to in quan­to oltre al rispet­to architet­ton­i­co», spie­ga Otto­boni «è estrema­mente indis­pens­abile dare sicurez­za e garan­tire, in caso malau­gu­ra­to di incen­dio delle par­ti lignee, quei tem­pi nec­es­sari all’evacuazione del­lo sta­bile». Lavori, quel­li riguardan­ti questo pri­mo stral­cio, finanzi­a­men­ti per un mil­iar­do dal­la Fon­dazione cas­sa di Risparmio, con con­clu­sione pre­vista entro la metà mar­zo. Poi a seguire un sec­on­do inter­ven­to per ren­dere il con­teni­tore fruibile e cioè la nuo­va pavi­men­tazione, le reti tec­no­logiche in gra­do di garan­tire con­fort, sicurez­za e igien­ic­ità dell’aria in occa­sione di even­ti e man­i­fes­tazioni. Uno sfor­zo non da poco con impeg­nati i prog­et­tisti ad amal­ga­mare quel rap­por­to tra «con­te­nente e con­tenu­to» così dis­sim­ili e appar­ente­mente incom­pat­i­bili. L’importanza e la neces­sità quin­di di trattare l’insieme delle nuove fun­zioni del­la «Grande fab­bri­ca» come un ogget­to del tut­to autonomo nei con­fron­ti del­la storic­ità del fab­bri­ca­to. Ecco quin­di la grande sala con grad­i­na­ta a visuale sul lago capace dei con­tenere quat­tro­cen­to per­sone, e all’ingresso, sul retro dal­la parte del­la chieset­ta di S. Nicolò, sot­to il sop­pal­co e la grad­i­na­ta il bloc­co dei servizi com­pre­sa seg­rete­ria, guardaro­ba, il depos­i­to gen­erale e i quadri tec­no­logi­ci. Non solo con­teni­tore per spet­ta­coli ma anche «luo­go del­la memo­ria» con allog­giati in appo­site nic­chie alcu­ni pezzi tra i più sig­ni­fica­tivi del pat­ri­mo­nio stori­co-arche­o­logi­co sim­bo­lo di un ter­ri­to­rio cari­co di tes­ti­mo­ni­anze. L’occasione anche di vivere urban­is­ti­ca­mente l’intera zona ren­den­dola fruibile diret­ta­mente dal lun­go­la­go tramite un ponte. Una vista non più sep­a­rata­mente rispet­to al paese, ma urban­is­ti­ca­mente tor­na­ta a essere parte inte­grante del­la sto­ria del luogo.

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