Ennio Ferraglio, direttore della Biblioteca Queriniana di Brescia, racconta il doppio significato del libro miniato ripercorrendo l’iconografia dei santi, dei cavalieri e delle bestie

La doppia vita del libro

28/01/2009 in Cultura
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Di Luca Delpozzo

Leg­gere un libro attra­ver­so le parole e le immag­i­ni. Immag­i­ni però che celano sig­ni­fi­cati pro­fon­di e alle­gori­ci. In questo modo Ennio Fer­raglio, diret­tore del­la Querini­ana di Bres­cia e respon­s­abile del Set­tore bib­lioteche del­lo stes­so Comune, ha inau­gu­ra­to la mostra orga­niz­za­ta dal­la Fon­dazione Cen­tro Stu­di Cam­postri­ni di Verona in col­lab­o­razione con Art­Codex, ate­lier d’arte di Castel­vetro di Mod­e­na. La lezione “I mano­scrit­ti medio­e­vali: dagli scrip­to­ria alle nuove tec­nolo­gie” sull’iconografia dei cod­i­ci miniati si è sof­fer­ma­ta sui tre gran­di temi dell’esposizione dal tito­lo “San­ti, cav­a­lieri e bestie. Le mer­av­iglie del codice medio­e­vale”. Pre­sen­ti al dibat­ti­to Rosa Meri Pal­vari­ni, pres­i­dente del­la fon­dazione scalig­era, e Luciano Malagoli, pres­i­dente di ArtCodex.Ecco la doppia vita del libro: le immag­i­ni ci comu­ni­cano le infor­mazioni attra­ver­so l’allegoria che riman­da alla sto­ria e a sig­ni­fi­cati moltepli­ci che van­no oltre le parole e la rap­p­re­sen­tazione grafi­ca. “Il san­to è sem­pre sta­to, a liv­el­lo icono­grafi­co, la figu­ra più uti­liz­za­ta per la sua sem­plic­ità, rap­p­re­sen­ta­to nel­la dimen­sione umana poiché dove­va essere riconosci­bile e ader­ente alla realtà”, spie­ga Ennio Fer­raglio. “La speci­ficità di ogni per­son­ag­gio sacro è carat­ter­iz­za­ta attra­ver­so un attrib­u­to ester­no che riv­ela la grande cul­tura del mini­a­tore e pre­sup­pone una conoscen­za dell’osservatore ripren­den­do l’immaginario col­let­ti­vo del tem­po. San Gio­van­ni è tale per la sua vic­i­nan­za con l’aquila, San Pao­lo rap­p­re­sen­ta­to a cav­al­lo, San Giro­lamo vici­no al leone”. I cav­a­lieri han­no una dimen­sione icono­grafi­ca un po’ più lib­era rispet­to a quel­la dei san­ti. Oltre alla dife­sa dei deboli e alla lot­ta con­tro il male e il nemi­co, l’immagine del cav­a­liere è antitet­i­ca rispet­to a quel­la del san­to per­ché com­bat­te tra sangue e dolore. Ma la tradizione cortese tra­man­da il cav­a­liere colto, servi­tore dell’amore, let­tore e com­pos­i­tore di poe­sie. Le bestie mostru­ose. Ma cosa sig­nifi­ca mostro? Qual­cosa che si guar­da con mer­av­iglia, nell’accezione icono­grafi­ca ha spes­so una valen­za pos­i­ti­va per­ché è qual­cosa che si toglie dall’ordine nat­u­rale delle cose, è uni­co, non ha eguali e si fa ammi­rare con stu­pore. La defor­mità dell’uomo, nell’ottica tar­do medio­e­vale, riman­da al pec­ca­to, dove la malat­tia evi­dente del cor­po richia­ma l’imperfezione dell’anima. Alcu­ni mini­a­tori rap­p­re­sen­tano gli ani­mali come sogget­ti attivi del­la paro­la di Dio antic­i­pan­do il dibat­ti­to del dician­noves­i­mo sec­o­lo sul­la col­lo­cazione da dare alle crea­ture minori. Spes­so sono pre­sen­ti nei cod­i­ci la colom­ba, l’agnello, il pavone, il cer­vo e la gazza.La mostra è ad ingres­so libero, è patro­ci­na­ta dal­la Provin­cia di Verona e dal­la Regione del Vene­to ed è aper­ta dal lunedì al ven­erdì dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30. Il saba­to e la domeni­ca dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30. Per ulte­ri­ori infor­mazioni con­tattare la seg­rete­ria al numero 045–8670639/ 735 o vis­itare il sito www.centrostudicampostrini.it.

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