"Bello e torte arnese" fa cantò Dante; e ancora oggi, trascorsi alcuni secoli, questa sembra essere la definizione più appropriata per la cittadina gardesana.

La Fortezza combatte contro il degrado

19/02/2000 in Cultura
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Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Bel­lo e torte arnese” fa can­tò Dante; e anco­ra oggi, trascor­si alcu­ni sec­oli, ques­ta sem­bra essere la definizione più appro­pri­a­ta per la cit­tad­i­na garde­sana: il grande poeta sin­te­tiz­zò, infat­ti, come meglio non si pote­va la sua pecu­liar­ità di luo­go pre­des­ti­na­to alla difesa.Un “arnese”, uno stru­men­to, quin­di, nat­u­ral­mente bel­lo e forte e non pote­va essere altri­men­ti: bel­lo per una posizione geografi­ca stu­pen­da e forte per­ché la carat­ter­is­ti­ca del suo ter­ri­to­rio lo ren­de­va un arroc­ca­men­to pres­soché inespugnabile.E così questo ango­lo del Gar­da si trasfor­ma sec­on­do gli ind­i­rizzi delle diverse epoche sto­ri­one e dei vari sig­nori che domi­na­vano la sce­na e che han­no sem­pre uti­liz­za­to, assec­on­dan­dole, le poten­zial­ità del paese.Anche la stra­or­di­nar­ia cor­nice del­la Fortez­za Vene­ta, con i suoi bas­tioni che si ergono dalle acque del lago a pro­teggere il nucleo abi­ta­to, segue questo principio.La Serenis­si­ma Repub­bli­ca Vene­ta com­in­ciò i lavori per la sua costruzione nel 1549; la sua posizione ne face­va un luo­go di vitale impor­tan­za: di lì si pote­va con­trol­lare il ma anche tut­ta l’area inter­es­sa­ta dalle comu­ni­cazioni fra le ter­ra-fer­ma vene­ta e i possed­i­men­ti lombardi.Questo capos­al­do del­la Repub­bli­ca dove­va essere adeguata­mente tute­la­to; su prog­et­to di Guidobal­do del­la Rovere, duca d’Urbino, tradot­to nel dis­eg­no dal­l’ar­chitet­to mil­itare Gio­van­ni Bat­tista Got­ti di Messi­na, venne costru­i­ta una mod­er­na fortez­za pentagonale.Laddove il con­cet­to di “mod­er­na” sta a sig­nifi­care sec­on­do “la con­cezione teor­i­ca e costrut­ti­va allo­ra sper­i­men­ta­ta dagli architet­ti mil­i­tari ital­iani”, scrive Lino Vit­to­rio Bozzet­to nel suo vol­ume “Peschiera. Sto­ria del­la cit­tà for­ti­fi­ca­ta”: “Con bas­tioni e cor­tine di muro e ter­ra, cir­con­date da ampi fos­sati acquei o asciut­ti, con lo spal­to e l’ampia spi­ana­ta, all’ester­no. Solo le opere del­la mod­er­na architet­tura for­ti­fi­ca­ta era­no adeguate ai poderosi mezzi di artiglieria, gov­er­nati dal­la bal­is­ti­ca, in gra­do di demolire, a guisa di mac­chine, l’an­ti­ca resisten­za di tor­ri e mura medioevali”.L’irrompere, nel cor­so del ‘400, del­l’ar­tiglieria imp­ie­ga­ta nel­la guer­ra è l’ele­men­to deci­si­vo per la scelta del­la for­ti­fi­cazione e delle loro forme.I lavori iniziano il 4 set­tem­bre 1549, alla pre­sen­za del Duca d’Urbino e di Ste­fano Tre­visan, Provved­i­tore delle Fortezze invi­a­to sul pos­to e, come pre­cisa Bozzet­to, “il mese scel­to è il più con­ve­niente per il bas­so liv­el­lo sta­gionale delle acque, favorev­ole alle impeg­na­tive opere di fon­dazione in sito acquati­co, nec­es­sario in trat­ti impor­tan­ti del­la cin­ta.… Duemi­la uomi­ni sono impeg­nati nel cantiere per i pri­mi impo­nen­ti lavori di sca­vo, di movi­men­to delle terre, di fondazione”.Un’opera magis­trale e impo­nente e che decise di con­ser­vare, ingloban­dola, ciò che resta­va delle prece­den­ti costruzioni scaligere; un’­opera su cui inter­ven­nero altri architet­ti come Bonaiu­to Lori­ni e Francesco Tensini.“A Peschiera, la costruzione del­la mod­er­na cin­ta bas­tion­a­ta non deter­mi­na la dis­truzione del­l’an­ti­co nucleo abi­ta­to, in essa rac­chiu­so, per dis­porre al suo pos­to un impianto urbano di geo­met­ri­ca rego­lar­ità”, si legge nel vol­ume di Bozzet­to. “Ne la rete viaria viene scon­vol­ta da nuovi assi stradali, di pre­m­i­nente fun­zion­al­ità mil­itare, come era avvenu­to a Verona…”.“Nel Cinque­cen­to Peschiera, da bor­go, diviene cit­tà; non solo per il val­ore politi­co isti­tu­ito dal­la rin­no­va­ta fun­zione mil­itare e difen­si­va… prin­ci­pal­mente Peschiera fat­ta tortez­za diviene cit­tà per­ché in essa prende cor­po, come insieme urban­is­ti­co, il Rinasci­men­to, colto e guer­riero, del­l’arte bel­li­ca, del­l’ar­tiglieria e del­l’ars aedificatoria”.Un pat­ri­mo­nio architet­ton­i­co e stori­co insieme di ines­tima­bile val­ore, uti­liz­za­to anche da aus­triaci e piemon­te­si; per­ché giun­to ai nos­tri giorni qua­si intat­to o, quan­tomeno, inte­gro al pun­to da trasmet­tere anche agli uomi­ni del 2000 il sen­so di val­ori sen­za tempo.“Peschiera è la for­tu­na­ta ered­i­tiera di questi beni”, ha det­to lo stes­so Bozzet­to nel cor­so del­la ser­a­ta di pre­sen­tazione delle inizia­tive per la cel­e­brazione dei 450 anni del­la Fortez­za “il prob­le­ma è capire se siamo deg­ni di que” sta che è una delle più gran­di imp­rese del Rinasci­men­to europeo: miro som­ma­to la strut­tura è sta­ta più dan­neg­gia­ta in tem­po di pace, per non­cu­ran­za o manuten­zioni sbagli­ate, piut­tosto che in anni di guerra”.In effet­ti l’om­bra mag­giore sul futuro di questo Bene è pro­prio quel­lo delle com­pe­ten­ze e, quin­di, del­la loro tutela. “Gli enti sem­bra­no par­al­iz­za­ti e il nos­tro Comune si è sen­ti­to e si sente solo in ques­ta sor­ta di battaglia per non perdere un pat­ri­mo­nio che è di tut­ti”, dice il sin­da­co “Intorno a questi temi, non solo la Fortez­za ma in gen­erale le prob­lem­atiche del lago, tro­vi­amo mol­ta trascu­ratez­za e poco impeg­no da parte delle isti­tuzioni più impor­tan­ti, a com­in­cia­re da quelle nazion­ali; invece ques­ta è una zona in cui lo svilup­po tur­is­ti­co dovrebbe essere accom­pa­g­na­to di pari pas­so a quel­lo del grande pat­ri­mo­nio artistico.“Speriamo almeno”, rib­adisce il sin­da­co, “che la pro­gram­mazione che ci porterà a ricor­dare e cel­e­brare la sto­ria del­la nos­tra Fortez­za veneziana sus­ci­ti l’in­ter­esse che merita.”“Anche nel­l’in­ten­zione del Cen­tro di doc­u­men­tazione stor­i­ca del­la Fortez­za, cui si deve molto del lavoro che c’è anche dietro il pro­gram­ma delle cel­e­brazioni, si aus­pi­ca una valen­za quan­tomeno regionale”, dice Wal­ter Mon­tre­sor, asses­sore alla cul­tura. “D’al­tra parte Peschiera rap­p­re­sen­ta uno dei pochi esem­pi al mon­do di for­ti­fi­cazione sul­l’ac­qua; il suo recu­pero e la sua sal­va­guardia sono, non solo l’u­ni­co modo che abbi­amo per ricor­dare la nos­tra sto­ria, ma anche per far sì che tut­ti i cit­ta­di­ni pos­sano fruirne”.

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