“Il Seicento dopo Caravaggio: Il Realismo”: Giorgio Vasari, Francesco Vanni, Il Guercino, il Battistello, Massimo Stanzione, Mattia Preti e molti altri

La grande pittura del Seicento protagonista alla Palazzina Storica dal 12 giugno 2016

25/05/2016 in Mostre
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Di Redazione

L’Asses­so­ra­to alla Cul­tura di Peschiera del Gar­da pre­sen­ta “Il Sei­cen­to dopo Car­avag­gio: il Real­is­mo”, un ric­co per­cor­so di opere prove­ni­en­ti da collezioni ital­iane del cen­tro e nord Italia, di alcu­ni dei mag­giori maestri — tra cui il Guer­ci­no, Mas­si­mo Stanzione, il Bat­tis­tel­lo e Mat­tia Preti — che fecero del­l’im­pronta incon­fondibile del Merisi il pro­prio lin­guag­gio pittorico.

La mostra, orga­niz­za­ta in col­lab­o­razione con MV Even­ti di Vicen­za, sarà aper­ta al pub­bli­co dal 12 giug­no all’11 set­tem­bre 2016 e sarà cura­ta da Francesco Boni e da Mat­teo Van­zan, con l’o­bi­et­ti­vo di anal­iz­zare il per­cor­so di una pit­tura che, gra­zie all’es­pe­rien­za car­avaggesca, acqui­sisce nuovi ele­men­ti espres­sivi. Le luci, il cro­ma­tismo, la mate­ria, gli impasti saran­no anal­iz­za­ti attra­ver­so un per­cor­so didat­ti­co capace di comu­ni­care allo spet­ta­tore il fer­men­to artis­ti­co vis­su­to in Italia e all’es­tero in quegli anni cru­ciali. Dip­in­ti che por­tano con loro gli esi­ti del Rinasci­men­to maturo e sono al tem­po stes­so den­si del­la mate­ria intel­let­tuale che Giu­liano Brig­an­ti inseg­nò a chia­mare non più manieris­mo ben­sì maniera.

Dopo il suc­ces­so delle mostre d’arte ded­i­cate a Andy Warhol e Mario Schi­fano, Peschiera del Gar­da si appres­ta a inau­gu­rare una nuo­va sta­gione espos­i­ti­va, ric­chissi­ma di appun­ta­men­ti, — affer­ma il sin­da­co di Peschiera del Gar­da, Maria . — La scelta di inse­di­are nel nos­tro Comune even­ti di pres­ti­gio legati al mon­do dell’arte e del­la cul­tura, nel sen­so più ampio del ter­mine, risponde ad un uni­co obi­et­ti­vo: far com­pren­dere che Peschiera non è solo una rino­ma­ta meta tur­is­ti­ca dalle enco­mi­a­bili attrat­tive pae­sag­gis­tiche e mon­dane, ma è anche una cit­tad­i­na con poten­zial­ità cul­tur­ali stra­or­di­nar­ie, che neces­si­tano di essere val­oriz­zate al meglio. Ciò sig­nifi­ca inte­grare l’offerta tur­is­ti­ca aril­i­cense, innalzan­done chiara­mente il liv­el­lo cul­tur­ale e, soprat­tut­to, dare val­ore alle nos­tre eccel­len­ze. Pro­muo­vere sim­ili even­ti ci con­sente di ampli­are il baci­no dei nos­tri vis­i­ta­tori, accoglien­do e coin­vol­gen­do fasce di pub­bli­co estrema­mente etero­ge­nee, dan­do spes­sore e impor­tan­za al tur­is­mo cul­tur­ale e, al con­tem­po, sod­dis­fare le esi­gen­ze dei nos­tri cittadini”.

Dal­la scor­sa estate, il nos­tro Comune ospi­ta even­ti che han­no por­ta­to nel­la nos­tra cit­tad­i­na opere d’arte che sono state esposte nei più cele­bri musei di tut­to il mon­do, — affer­ma l’asses­sore alla Cul­tura, Elisa Ciminel­li. — Tali espo­sizioni han­no regala­to, a cit­ta­di­ni e vis­i­ta­tori, l’opportunità di ammi­rare gli orig­i­nali di espo­nen­ti del cal­i­bro di Warhol, Schi­fano, Rotel­la e molti altri anco­ra. Ma il nos­tro lavoro non si arres­ta qui. Per l’imminente sta­gione esti­va abbi­amo scel­to di ampli­are il per­cor­so espos­i­ti­vo, esten­den­do­lo dal­la Palazz­i­na Stor­i­ca, che ha ospi­ta­to le mostre pro­mosse fino­ra, al Sot­totet­to del­la Caser­ma d’Artiglieria. Una deci­sione che nasce dal­la volon­tà di creare even­ti capaci di attrarre tipolo­gie di pub­bli­co diver­sifi­cate, offren­do ai vis­i­ta­tori la pos­si­bil­ità di scegliere tra mostre com­ple­ta­mente diverse tra loro: dai pit­tori del Sei­cen­to, pros­e­cu­tori dell’opera del Car­avag­gio, ai lavori di gen­er­azioni di artisti che han­no raf­fig­u­ra­to la più cele­bre diva del cin­e­ma. Un per­cor­so tra pas­sato e pre­sente, anti­co e con­tem­po­ra­neo che vuole, anco­ra una vol­ta, fare di Peschiera un polo cul­tur­ale e artis­ti­co di spicco”.

Numerosi gli artisti in mostra. Per citarne alcu­ni Gior­gio Vasari, Francesco Van­ni, Gero­lamo Muziano, Il Bat­tis­tel­lo, Mas­si­mo Stanzione, Il Guer­ci­no, Mat­tia Preti, Francesco Soli­me­na, Gio­van­bat­tista Moroni, Fil­ip­po Lau­ri, Giac­in­to Brandi.

Per Car­avag­gio, spregiu­di­ca­to, al di là di qual­si­asi rego­la, non esistono maestri se non la natu­ra ed il vero — affer­ma il cura­tore Francesco Boni. — Nell’identificazione del­la luce con la mate­ria nel­la medes­i­ma pen­nel­la­ta, la nobiltà del sogget­to non con­ta più nul­la; ciò che ha vera­mente peso è il rap­por­to diret­to con la realtà che vive in chi­ave Shake­spiri­ana, in un pro­gres­si­vo cam­mi­no ver­so la trage­dia. Un’occasione per vivere del­i­cati accor­di cro­mati­ci del­la pit­tura del Sei­cen­to, il lumin­is­mo car­avaggesco par­tendo pro­prio dall’analisi crit­i­ca delle sue opere più importanti”.

Abbi­amo lavo­ra­to oltre un anno per ricer­care gli artisti e le opere da pre­sentare in ques­ta espo­sizione — le parole del cura­tore Mat­teo Van­zan — che sarà sud­di­visa in sezioni: ‘Antic­i­pazioni car­avaggesche’, ‘il Car­avag­gio’, e ‘Le con­seguen­ze’, dove sarà pos­si­bile ammi­rare l’o­lio su tela stra­or­di­nario de Il Guer­ci­no Madon­na con bam­bi­no (1635), opera prin­ci­pale del­la mostra assieme al San Gia­co­mo nel deser­to (1615) di Gio­van Bat­tista Carac­ci­o­lo, oltre al Ritorno del­la Sacra Famiglia all’E­git­to (1590) del Van­ni con le sue forme aggrazi­ate, i can­giantis­mi e i tra­pas­si luministici”.

Fu Gior­gione che, come Leonar­do, sen­tì l’e­si­gen­za di super­are la maniera sec­ca quat­tro­cen­tesca e affrontare da prin­ci­pio il prob­le­ma del­l’im­i­tazione del­la natu­ra. Nasce in pit­tura la neces­sità di elim­inare le regole prospet­tiche che ave­vano gov­er­na­to l’inizio del­l’U­manes­i­mo e del pri­mo Rinasci­men­to: con Leonar­do e Gior­gione l’artista si con­cen­tra sulle pos­si­bil­ità mimetiche del dipin­gere; nasce l’in­ter­esse del­l’im­i­tazione dei fenomeni nat­u­rali e in par­ti­co­lare per la resa del­la fusione atmos­fer­i­ca delle forme. Gior­gione abban­dona l’ap­pli­cazione delle regole tradizion­ali, “usan­do” sec­on­do le parole del Vasari “nondi­meno di cac­cia­r­si avan­ti le cose vive e nat­u­rali e con­traf­far­le”; anco­ra una vol­ta la sto­ria ci dimostra che nel momen­to in cui un movi­men­to cul­tur­ale tro­va la sua piena real­iz­zazione, già nei suoi autori più sig­ni­fica­tivi vivono i ger­mi di quel­lo che sarà il decadi­men­to del­l’idea prin­ci­pale. Essendo capaci però di indi­care la nuo­va stra­da che la cre­ativ­ità pro­por­rà di seguire.

Nel­la sto­ria del real­is­mo c’è un artista che scon­volge la pit­tura nel­la realtà euro­pea. Non dimen­tichi­amo che nel 1585 Car­avag­gio è un gio­vanis­si­mo che a Milano stu­dia i pit­tori lom­bar­di men­tre Anni­bale Car­rac­ci real­iz­za la famosa macel­le­ria oggi con­ser­va­ta a Oxford, dip­in­to che stravolse tutte le teorie sul sorg­ere del­la nuo­va pit­tura borgh­ese nel nord Europa. Con Car­avag­gio si real­iz­za una scos­sa pro­fon­da in tut­to l’ambiente dell’arte, sia quel­lo romano dove il suo impat­to è dev­as­tante, sia nel resto d’I­talia: la novità del suo stile viene recepi­ta a Napoli, in Sicil­ia, in Toscana, nel Set­ten­tri­one ed ha ben presto dif­fu­sione a liv­el­lo europeo.

La riv­o­luzione nat­u­ral­is­ti­ca cos­ti­tu­isce mate­ria di stu­dio per i pros­e­cu­tori del­la sua opera in fun­zione delle tante novità che sug­gerisce: una pit­tura che acqui­sisce nuovi ele­men­ti espres­sivi, l’artista ha il com­pi­to di mostrar­ci la visione del­la nuo­va spir­i­tu­al­ità imposta­ta sul­la con­nes­sione e iden­ti­fi­cazione di divinità e natu­ra. Del­lo stile di Car­avag­gio si imi­tano il più delle volte solo i trat­ti più evi­den­ti, ossia la manipo­lazione delle luci e delle ombre e l’impiego di mod­el­lo dei ceti più umili. Tut­ti i suoi seguaci in qualche misura ripresero queste carat­ter­is­tiche. Ma la sua capac­ità di pen­e­trazione psi­co­log­i­ca e l’autenticità con cui rap­p­re­sen­ta­va l’umanità dei suoi per­son­ag­gi era­no al di là del­la capac­ità di com­pren­sione dei suoi seguaci.

La sto­ria del car­avaggis­mo ital­iano, dunque con­siste più in un adat­ta­men­to dei trat­ti carat­ter­is­ti­ci del­lo stile del mae­stro che nel­la ripro­pos­ta del­lo spir­i­to del­la sua arte.

La mostra sarà aper­ta dal mart­edì alla domeni­ca dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 21.00 Ingres­so 5 euro – ingres­so gra­tu­ito under 14.

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