Nel basso lago ricordano ancora matasse di anguille morte finite a centinaia sulle rive, soffocate da un'alga viscida e verde.

La spirogira soffocava le anguille a centinaia

21/07/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo

Nel bas­so lago ricor­dano anco­ra matasse di anguille morte finite a centi­na­ia sulle rive, sof­fo­cate da un’al­ga vis­ci­da e verde. Acc­cadrà di nuo­vo? Allo­ra, in segui­to ad un difet­toso fun­zion­a­men­to del col­let­tore fog­nario cir­cum­lacuale, fini­vano nel gol­fo di Gar­da, subito sot­to pun­ta san Vig­ilio, quin­tali di acque nere. Ne seguì un aumen­to spaven­toso del­la spirogi­ra, un fil­a­men­to verde, tenuis­si­mo, del tipo di quel­lo che si for­ma nelle fontane e nelle pozze dove ristagna l’ac­qua. Negli «aero­plani», par­ti­co­lari reti mobili usate per la pesca da Bren­zone in giù, ne rimanevano impigli­ate anche 30 o 40 quin­tali, tan­to da ren­dere prob­lem­ati­co il recu­pero stes­so delle reti. Quel­l’al­ga sof­fo­ca­va le anguille che poi la risac­ca spinge­va morte sul bag­nasci­u­ga. Sta­vol­ta il fenom­e­no è for­tu­nata­mente diver­so, anche per­chè non c’è sta­to aumen­to del nutri­ente scar­i­ca­to den­tro il lago ma solo uno scom­bus­so­la­men­to fuori sta­gione degli strati. I cavedani per ora con­tin­u­ano a scivolare inden­ni sot­to le stria­ture gal­leg­gianti del­la anabae­na