Da Verona giunge la conferma del prolungamento necessario all’atterraggio dei grandi aerei per il trasporto merci. «La pista è da allungare» ma finisce proprio sull’area dei futuri impianti sportivi

L’aeroporto chiede spazio allo stadio

15/01/2004 in Attualità
Di Luca Delpozzo
William Geroldi

«È una istrut­to­ria tec­ni­ca a dire che è nec­es­sario l’allungamento del­la pista dell’aeroporto di Mon­tichiari per adeguar­lo alle esi­gen­ze degli aerei car­go. Di quan­to? Tra i 500 e i 700 metri. In che direzione? Ver­so l’area del­lo sta­dio. Quan­do? Non è un inter­ven­to da fare oggi, ma sicu­ra­mente va pre­vis­to». A par­lare è Ful­vio Cav­al­leri, pres­i­dente dell’aeroporto «» di Verona-Vil­lafran­ca e vice-pres­i­dente del­lo sca­lo di Mon­tichiari (la pres­i­den­za è bres­ciana, affi­da­ta al cav­a­lier Ugo Gus­sal­li Beretta, ndr) del quale i soci verone­si deten­gono l’85 per cen­to del cap­i­tale. L’allungamento del­la pista di per sè non cos­ti­tuirebbe argo­men­to di par­ti­co­lare rilie­vo vis­to che viene pre­sen­ta­to come un inter­ven­to nec­es­sario per rispon­dere alle esi­gen­ze di aerei per il trasporto mer­ci sem­pre più gran­di. Solo che l’allungamento del­la pista in direzione Cas­tenedo­lo finisce con l’incrociare gli spazi del­lo sta­dio. Dal­la parte oppos­ta, ver­so Mon­tichiari, l’estensione non ci sta: trop­pi gli imped­i­men­ti, a det­ta dei tec­ni­ci, posti dal ter­reno insieme alla pre­sen­za di abitazioni. E vis­to che lo svilup­po dell’aeroporto è giu­di­ca­to pri­or­i­tario dal­la Provin­cia appare inevitabile che dovrà essere così lo sta­dio a ten­er con­to dei vin­coli aero­por­tu­ali. D’altra parte è questo l’obbiettivo che si pre­figge il Piano ter­ri­to­ri­ale d’area pre­dis­pos­to dal­lo stu­dio milanese di Francesco Angara­no, con­seg­na­to al com­mit­tente, l’amministrazione provin­ciale, e che ha come final­ità l’individuazione sul ter­ri­to­rio delle mis­ure migliori a sosteg­no del­lo svilup­po dell’aeroporto «». In sol­doni, lo stu­dio di Francesco Angara­no indicherà che cosa ci può stare e che cosa non si può fare intorno alla Fas­cia d’Oro. Final­ità che l’assessore provin­ciale al Ter­ri­to­rio Maria Stel­la Gelmi­ni rib­adisce, con­fi­dan­do che l’amministrazione provin­ciale pos­sa approvare entro la fine del manda­to, nel­la prossi­ma pri­mav­era, il piano d’area, dopo un appro­fon­di­to con­fron­to con gli enti locali. Tut­ti con­cor­di, comunque, da Cav­al­leri a Gelmi­ni, nel rib­adire la com­pat­i­bil­ità del­lo sta­dio con le altre infra­strut­tute pre­viste nel­la zona. Per sapere a quali con­dizioni però bisogn­erà atten­dere l’approvazione del Piano d’area. Cer­to è che sot­to il pro­fi­lo squisi­ta­mente tec­ni­co — a pre­scindere quin­di dalle val­u­tazioni politiche che com­petono agli enti isti­tuzion­ali — il Piano nutre dub­bi sull’attuale col­lo­cazione del­lo sta­dio, tan­to da sug­gerire uno sposta­men­to degli impianti fuori dall’attuale asse del­la pista. Comunque finis­ca per la Fas­cia d’Oro è una meta­mor­fosi impres­sio­n­ante. Per decen­ni brughiera des­o­la­ta, chilometri qua­drati di campi pun­teggiati da poche cascine, oggi ospi­ta l’aeroporto, in vista c’è l’alta capac­ità fer­roviaria con rel­a­ti­va stazione, poi il com­ple­ta­men­to del­la Sp 19 con innesto al casel­lo autostradale, il nuo­vo casel­lo del­la A21, l’espansione indus­tri­ale alla Vul­ca­nia. Com­pren­si­bile che dare ordine ad una pro­lif­er­azione sim­i­le di infra­strut­ture non sarà un com­pi­to facile e nem­meno indo­lore. D’altra parte le avvis­aglie sono già man­i­feste da tempo.