Sono al mulino di San Martino a Caprino le radici di una casata che nell’aprile scorso ha riunito per la prima volta 158 parenti nel paese d’origine

L’epopea di una famigliacon le mani in pasta

13/05/2008 in Attualità
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Tan­ti come il pane, ma tut­ti del­la stes­sa pas­ta. Quel­la del vec­chio muli­no di San Mar­ti­no di Capri­no da cui han­no orig­ine. Sono volti lumi­nosi, di gente intrapren­dente, col­ta, reli­giosa, patri­ot­ti­ca: i Fioret­ta, una famiglia tra le più antiche del paese. La loro epopea è rac­con­ta­ta nel libro [FIRMA]I Fioret­ta. Cinque sec­oli di sto­ria, 81 pagine curate da Vir­ginia Cristi­ni, diret­ta dis­cen­dente per parte di madre. Vota­ta al com­mer­cio, i Fioret­ta con­tano tra gli avi sac­er­doti, un prete-poeta, suore, inseg­nan­ti, avvo­cati, un sin­da­co e un pri­ore del­la Com­pag­nia del­la Morte. La famiglia si è este­sa nel Trivene­to e in Lom­bar­dia. Agli inizi del sec­o­lo alcu­ni emi­grarono in Amer­i­ca, in Indi­ana, e pure là fecero for­tu­na. Il 6 aprile scor­so i dis­cen­den­ti sono sta­ti chia­mati all’appello da Vir­ginia Cristi­ni e in 158 sono tor­nati al paese delle orig­i­ni, Caprino.«Ho inizia­to la mia ricer­ca sul­la famiglia nel 1978, risal­en­do fino al 1500», dice Vir­ginia Cristi­ni. San­dro Fioret­ta, 80 anni, ora res­i­dente a Valeg­gio, vet­eri­nario in pen­sione, era tra i parte­ci­pan­ti più anziani alla rim­pa­tri­a­ta. «È sta­ta stra­or­di­nar­ia», dice. «Il libro di Vir­ginia è un doc­u­men­to che ricostru­isce pezzi di sto­ria locale».Racconta la ricer­ca­trice: «Mia mam­ma, Maria Fioret­ta (figlia di Edoar­do e Margheri­ta Fer­rari, sorel­la di Ernesto, Mina, Aris­tide e di suor Ilde­grande Fioret­ta) morì a 38 anni, las­cian­do­mi quan­do ne ave­vo 12, men­tre mio padre, vedo­vo, sopravvisse solo altri cinque anni. Mi han­no trasmes­so quel­la cul­tura che un tem­po si tra­man­da­va spon­tanea di padre in figlio, l’educazione all’armonia. Nel pri­mo reg­istro «ana­grafi­co» di Capri­no (anni 1531–1547) si legge già di tale “Jac de Jac Fiore­ta da Pazon”. Il Cam­pi­on de le Strade, redat­to dal­la Repub­bli­ca di Venezia nel 1589 e con­ser­va­to all’Archivio di Sta­to di Verona, cita poi un “Mat­tè Fiorè­ta molen­d­i­naro”, ovvero mug­naio. Descrit­to anche in carte del Set­te­cen­to, il nos­tro è uno tra i più antichi moli­ni». Sorge anco­ra a San Mar­ti­no ed è uno di quei luoghi dove, oltre i due gran­di archi d’entrata, pare che il tem­po si sia fermato.I Fioret­ta era­no «di quei mer­can­ti che gira­no il mon­do con mente aper­ta», con­tin­ua l’erede. «Fiore e Lucrezia, figlie di Gio­van­ni, dis­cen­dente del capos­tip­ite Gia­co­mo, si sposarono a Pon­ti sul Min­cio. Il cere­ali del Bal­do anda­vano là e qui arriva­va il bes­ti­ame del Man­to­vano e il “canel”, (la Can­na palus­tris)». Il ter­zo figlio di Gia­co­mo, Anto­nio, dia­cono nel 1656, divenne prete e fu fat­to par­ro­co di San Mar­ti­no a Peschiera nel 1667, dove rimase per 13 anni. Poi fu trasfer­i­to arciprete a Capri­no, dove morì. Sua sorel­la Placi­da, cita­ta nel 1645, fu invece monaca pro­fes­sa nel Monas­tero delle Mad­da­lene a Verona. Un’ altra figu­ra par­ti­co­lare è quel­la di Gio­van­ni Fioret­ta, già adul­to nel 1634. «Nel­la chieset­ta del San­to Sepol­cro, alle Acque, ave­vano sede i con­fratel­li del­la Com­pag­nia dei Dis­ci­plinati di Cau­ri­no (Capri­no). La chiesa appartene­va fin dal 1300 ai Cav­a­lieri di Mal­ta e solo nel 1814, dopo gli ordi­na­men­ti napoleoni­ci, le fu cre­ato accan­to un cimitero. Sot­to l’altare mag­giore sta­va il famoso Com­pianto del Cristo mor­to che dagli anni Ottan­ta del Nove­cen­to è in munici­pio», pre­cisa la ricer­ca­trice. «Ver­so la fine del Sei­cen­to la Com­pag­nia fu chia­ma­ta del­la Morte: i numerosi iscrit­ti indos­sa­vano una lun­ga veste nera per accom­pa­gnare i defun­ti alla sepoltura. Gio­van­ni Fioret­ta era il loro priore».Un altro Anto­nio Fioret­ta, nato nel 1874, si fece a sua vol­ta sac­er­dote e si dedicò all’insegnamento, sia in sem­i­nario che all’ di Gorizia. Fu par­ro­co a Mon­tan­er di Tre­vi­so, ma torno Capri­no e vi morì, las­cian­do la sua casa alla par­roc­chia di San­ta Maria Mag­giore. Com­pose sonet­ti e poe­sie. «Io ne ho avute due, cus­todite dal­la famiglia Bon­tem­pel­li di Pesina», fa sapere Vir­ginia. «Sono un inno alla nos­tra ter­ra e alla nos­tra famiglia. Si inti­tolano La mia Rubiana e Scher­zo poet­i­co. Desider­erei rac­coglier­le tutte le poe­sie di don Anto­nio. Rin­no­vo l’invito già fat­to ai miei famigliari: cer­catele nei bauli e nelle sof­fitte. Sarebbe bel­lo ordi­narle e pub­bli­car­le». Tra gli altri reli­giosi di casa ci sono don Gino e sua sorel­la, suor Irma Fioret­ta. Il pri­mo inseg­nò nel Nove­cen­to nell’istituto per sor­do­mu­ti di Tren­to; la sec­on­da, mor­ta nel 1998, è sta­ta mis­sion­ar­ia in Soma­lia. Infine il sin­da­co, Rober­to Vesen­ti­ni, nipote di Mar­i­an­na Fioret­ta, pri­mo cit­tadi­no negli anni Novan­ta, da sem­pre res­i­dente a Capri­no. Per­son­al­ità famose o meno, «ma siamo tut­ti uguali», con­clude Vir­ginia, «e gra­zie ai molti Fioret­ta che han­no col­lab­o­ra­to al libro».

Parole chiave: