Storia di Matteo e Rossella: primi limonesi del 2001, prigionieri a due passi da casa

L’impresa: venire al mondo in barba alla frana

24/01/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo

Riva e Limone: così vicine, così lon­tane. Affer­mazione cer­to poco orig­i­nale, soprat­tut­to in questo peri­o­do, ma ques­ta vol­ta non par­lere­mo dei prob­le­mi degli oper­a­tori tur­is­ti­ci né di quel­li dei pen­dolari o degli stu­den­ti. Oggi scriv­i­amo di due neonati. Due bim­bi di pochi giorni che si sono dovu­ti con­frontare con i dis­a­gi causati dal­la fri­abil­ità del­la Roc­chet­ta anco­ra pri­ma di venire alla luce: Mat­teo Risat­ti e Rossel­la Vela, pri­mi limone­si a nascere nel 2001 e, insieme alle mamme, “pri­gion­ieri” di Riva.Storie d’al­tri tem­pi, le loro, di quan­do ci si muove­va con i car­ri e non si parla­va cer­to di Inter­net e vil­lag­gio globale.Il pri­mo a nascere è sta­to Mat­teo Risat­ti: alle 1.58 di ven­erdì mat­ti­na i suoi stril­li han­no riem­pi­to la sala par­to del­l’ospedale di Riva e, conoscen­do la sua sto­ria, si potrebbe pen­sare che fos­sero urla di protes­ta. Il bam­bi­none (3,960 kg), infat­ti, è sta­to chiam­a­to al mon­do con qualche giorno d’an­ticipo rispet­to ai pro­gram­mi. «È sta­to un par­to indot­to — spie­ga la sua mam­ma, Francesca Tosi, 32 anni di Limone — per­ché il suo arri­vo era pre­vis­to alla fine di questo mese. Vista la situ­azione e la dif­fi­coltà dei col­lega­men­ti, però, i medici rivani han­no prefer­i­to pro­cedere con il par­to in anticipo, poche ore dopo esser­mi pre­sen­ta­ta in ospedale con le con­trazioni. In questi giorni a Riva, pro­prio quan­do avrei volu­to accan­to mio mar­i­to Mar­co e i miei famigliari, sono rimas­ta prati­ca­mente da sola: lavo­ra­no tut­ti e pote­vano rag­giunger­mi solo la sera, con il bat­tel­lo». Ma le pre­oc­cu­pazioni non cesser­an­no nem­meno una vol­ta che Francesca sarà tor­na­ta a casa con il suo paf­fu­to sec­on­do­gen­i­to Mat­teo. «Pro­prio così — spie­ga — fra qualche giorno tornerò a casa, ma i prob­le­mi non saran­no cer­to risolti. Mi chiedo cosa potrebbe accadere se, all’im­provvi­so, ancor peg­gio se di notte, il pic­co­lo dovesse avere bisog­no di cure. A Limone siamo iso­lati! Forse è meglio non pensarci…»Storia ancor più toc­cante quel­la di Car­la Bet­tani­ni, trentenne mam­ma di Rossel­la. «Non vedo l’o­ra di tornare a Limone — sbot­ta — per­ché non ce la fac­cio davvero più». Esager­a­ta? No: Car­la è a Riva dal 12 dicem­bre scor­so, quan­do si è pre­sen­ta­ta nel repar­to di Oste­tri­cia e Gine­colo­gia con le con­trazioni. «I medici han­no deciso di trat­ten­er­mi per fare degli esa­mi e sono rimas­ta qui fino al 31 dicem­bre. La bam­bi­na, però, pote­va arrivare da un momen­to all’al­tro e, quin­di, per pre­cauzione, io e mio mar­i­to Vin­cen­zo abbi­amo deciso d’af­fittare un appar­ta­men­to a Riva. Lui, vig­ile a Tig­nale, sali­va la sera e riparti­va la mat­ti­na presto per rag­giun­gere il lavoro men­tre io rimane­vo qui». Da sola e con una nos­tal­gia ter­ri­bile. «Ter­ri­bile davvero — riv­ela Car­la — tan­to che, nei giorni in cui sono rimas­ta fuori dal repar­to, anda­vo in piaz­za Cate­na a vedere i miei com­pae­sani che scen­de­vano dal traghet­to o sal­pa­vano in direzione Limone. Con il grop­po in gola, ovvio. Poi, veni­vo a trovare le mie amiche qui, in ospedale, dove si res­pi­ra un’aria famigliare e il per­son­ale medico e para­medico è sem­plice­mente fan­tas­ti­co». Lunedì 15, però, non ce l’ho fat­ta più a resistere e ho pre­so il bat­tel­lo per Limone: anda­ta e ritorno veloce, ma salutare». Poi, Car­la è tor­na­ta in ospedale e saba­to mat­ti­na, alle 9.44, è arriva­ta Rossel­la (pri­mo­geni­ta, 2,777 kg) che, immag­ini­amo, abbia gran voglia di vedere casa sua. Pro­prio come la mam­ma. «È sta­to davvero brut­to — rac­con­ta — per­ché le altre donne era­no sem­pre cir­con­date dai par­en­ti men­tre io…» La com­mozione assale Car­la: sono state set­ti­mane tristi, queste, anche se l’ar­ri­vo di Rossel­la ha can­cel­la­to in un atti­mo la nos­tal­gia, le dif­fi­coltà, le sof­feren­ze e le spese (poco roman­tiche, ma ci sono state anche quelle e notevoli). Restano, invece, nel loro agghi­ac­ciante anacro­nis­mo, le sto­rie di queste due mamme d’al­tri tem­pi”. Riva del Gar­da, addì 23 gen­naio del­l’an­no del Sig­nore 2001.