La Provincia aveva speso decine di milioni per far tagliare erbe e arbusti e creare un sentiero. Al laghetto del Frassino sono spariti i percorsi ecologici Bracconieri e pescatori di frodo bloccati dalle guardie Lipu

L’oasi adesso è una giungla

Di Luca Delpozzo
Chiara Tajoli

Più che un’oasi, una savana. Del per­cor­so eco­logi­co real­iz­za­to l’anno scor­so all’oasi del Frassi­no, a sud di Peschiera, non è rimas­ta trac­cia e per pro­cedere i fotografi nat­u­ral­isti, gli uni­ci che con­tin­u­ano a fre­quentare la zona oltre alle guardie del­la Lipu (Lega ital­iana pro­tezione uccel­li), devono aprir­si un var­co strap­pan­do le erbac­ce. Da più di un anno, esat­ta­mente da mag­gio dell’anno scor­so, l’oasi è sta­ta abban­do­na­ta a se stes­sa dopo che la Provin­cia ave­va spe­so decine di mil­ioni per far tagliare erbe e arbusti e per creare un sen­tiero. Con l’obiettivo di far fre­quentare il laghet­to del Frassi­no e le sue sponde alle sco­laresche e agli aman­ti del­la natu­ra. Che cer­to non sareb­bero rimasti delusi, per­ché l’oasi ha un grande inter­esse dal pun­to di vista nat­u­ral­is­ti­co: è infat­ti l’habitat di alcu­ni uccel­li molto rari, come il fal­co pesca­tore, l’airone rosso e le morette tabac­cate, queste ultime inserite nel­la lista rossa delle specie in via d’estinzione. Logi­co quin­di che lo spec­chio d’acqua attrag­ga in modo irre­sistibile i pati­ti del bird-watch­ing, l’osservazione degli uccel­li. «L’oasi del Frassi­no esiste dal ’90», affer­ma Francesco Di Grazia, respon­s­abile provin­ciale delle guardie Lipu. «L’anno scor­so l’azienda regionale Vene­to Agri­coltura, che si occu­pa di ripristi­no ambi­en­tale, ave­va real­iz­za­to un per­cor­so eco­logi­co e ave­va pianta­to centi­na­ia di alberel­li autoc­toni. Purtrop­po però di tut­to ciò oggi non rimane nul­la: gli alberel­li sono mor­ti e l’erba è cresci­u­ta a dis­misura invaden­do il sen­tiero. Il luo­go è in uno sta­to di com­ple­to abban­dono e dire che sono sta­ti spe­si mil­ioni per sis­temar­lo». In ogni caso le guardie Lipu pros­eguono la sorveg­lian­za e pochi giorni fa han­no anche avvis­ta­to due pesca­tori di fro­do che quan­do han­no vis­to apparire i volon­tari in divisa si sono dati alla fuga las­cian­do l’attrezzatura sul­la spon­da del lago. Ma non tut­ti riescono a far­la fran­ca. Solo nei mesi di luglio e agos­to i volon­tari del­la Lipu han­no fat­to dician­nove uscite, per­cor­ren­do oltre 2.400 chilometri e sanzio­nan­do cinquan­tuno per­sone tra brac­conieri e pesca­tori privi di licen­za. «Ogni tan­to andi­amo anche all’oasi a tagliare l’erba e garan­ti­amo la pre­sen­za delle tabelle con il divi­eto di cac­cia e di pesca», sot­to­lin­ea. «Ma è un pec­ca­to che un per­cor­so così bel­lo sia tenu­to così male, quan­do potrebbe diventare la meta di tut­ti gli appas­sion­ati del­la natu­ra. Se la Provin­cia fos­se d’accordo ci piac­erebbe ripristinare il per­cor­so, inserire cartel­li esplica­tivi sulle specie di ani­mali pre­sen­ti e vor­rem­mo costru­ire capan­ni dove inseg­nare a fare bird-watch­ing alle sco­laresche». Che l’oasi del Frassi­no ver­si in sta­to di abban­dono lo ammette anche il biol­o­go Ivano Con­for­ti­ni, l’ittiologo del­la Provin­cia. «La con­ven­zione con Vene­to Agri­coltura, l’ente regionale che oltre a fare ricer­ca si occu­pa anche di inter­ven­ti sul ter­ri­to­rio, è dura­ta tre anni», spie­ga. «Durante questo peri­o­do è sta­to aper­to un sen­tiero attorno al lago, si è provve­du­to al dece­spuglia­men­to delle coste ed era sta­ta recu­per­a­ta l’area nord, quel­la dove si tro­va il grande can­neto». Cosa sia accadu­to dopo lo spie­ga l’assessore all’ecologia Camil­lo Pilati. «Per prob­le­mi ammin­is­tra­tivi l’anno scor­so la con­ven­zione non è sta­ta rin­no­va­ta e vis­to che l’ambiente è rigoglioso, la veg­e­tazione ha pre­so il sopravven­to», affer­ma. «Il nos­tro obi­et­ti­vo comunque è quel­lo di rin­no­vare la con­ven­zione che ripar­tirà sicu­ra­mente all’inizio dell’inverno». Con­for­ti­ni sot­to­lin­ea anche come il laghet­to non se la stia pas­san­do trop­po bene, per­ché sof­fre per lo scar­so ricam­bio d’acqua. Con il risul­ta­to che sot­to i cinque metri di pro­fon­dità man­ca l’ossigeno. «Per questo ho real­iz­za­to un prog­et­to di ossi­ge­nazione che uti­liz­za delle gran­di ven­tole sub­ac­quee per rimesco­lare l’acqua. Per ora però il prog­et­to rimane tale, ma in segui­to, chissà, forse potrà anche diventare realtà».