La mostra, con una sessantina di imprenditori, inaugurata ieri e da oggi fino a domenica è aperta al pubblico Volantino di protesta dei produttori contro la scarsità di fondi regionali

Miele in festa, ma l’anno è nero

04/10/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Lazise

Inau­gu­ra­ta dal sin­da­co Luca Sebas­tiano la mostra mer­ca­to dei mieli ital­iani, pas­sa­ta quest’anno da bien­nale ad annuale per volon­tà degli api­coltori europei che vedono nel­la cit­tad­i­na lacus­tre il luo­go ide­ale per un con­sen­so cos­mopoli­ta in api­coltura. «Obi­et­ti­vo rag­giun­to», ha sot­to­lin­eato il sin­da­co, «gra­zie all’impegno del­la , del­la Provin­cia e del­la Cam­era di com­meri­co, e che ha ottenu­to per la pri­ma vol­ta il patrocinio del min­is­tero delle Politiche agri­cole». La mostra, che apre al pub­bli­co sta­mane con orario dalle 10 alle 20, si tiene in un grande stand cop­er­to in local­ità Mar­ra dove sono pre­sen­ti una ses­san­ti­na di espos­i­tori, tra cui molti del Sud, con tut­ti i prodot­ti dell’arnia. All’inaugurazione era pre­sente anche Graziano Pran­toni, pres­i­dente dell’Associazione nazionale delle Cit­tà del miele che quest’anno pas­sano da dieci a una quar­an­ti­na. Pre­sen­ti anche l’assessore provin­ciale Alber­to Martel­let­to, il capo ispet­tore regionale agri­coltura Lorel­la Gas­pari­ni. Il pres­i­dente e il seg­re­tario nazionale dell’Osservatorio del miele di Cas­tel San Pietro Terme, Gian­car­lo Nal­di, il sen­a­tore e altre autorità civili e mil­i­tari. La paven­ta­ta man­i­fes­tazione di protes­ta degli api­coltori veneti, che con­tes­tano la Regione per la scar­sità dei con­tribu­ti al set­tore, si è lim­i­ta­ta alla col­lo­cazione di volan­ti­ni sulle auto in sos­ta attorno alla mostra. Il 2002 sarà senz’altro ricorda­to come «l’anno zero» delle api. Alla mostra mer­ca­to «i giorni del miele» gli api­coltori sono pre­sen­ti con una pro­duzione di miele «ridot­ta all’osso». E la loro pre­sen­za è moti­va­ta soprat­tut­to per sot­to­lin­eare anche al grande pub­bli­co il par­ti­co­lare momen­to di crit­ic­ità che il set­tore sta affrontan­do. Sul­la tavola degli ital­iani mancher­an­no all’incirca quest’anno set­temi­la ton­nel­late di prodot­to, più o meno 14 mil­ioni di vaset­ti del buon miele nazionale. È questo il risul­ta­to di un’annata trag­i­ca, al lim­ite del­la soprav­viven­za, e dis­as­trosa per l’intero com­par­to degli api­coltori. Ad annun­cia­re i dati di quel­la che viene defini­ta l’annata più nera «a memo­ria d’uomo» dell’apicoltura è l’Osservatorio nazionale del miele di Cas­tel San Pietro Terme, il qual­i­fi­ca­to cen­tro di stu­dio che peri­odica­mente ril­e­va i dati del set­tore e che ha pre­an­nun­ci­a­to la situ­azione rac­col­ta fino allo scor­so mese di agos­to. Se al ter­mine del­la sta­gione ver­ran­no con­fer­mati i dati fino ad ora rac­colti, anche se la ripresa pro­dut­ti­va di fine estate non mod­i­ficherà di molto il bilan­cio neg­a­ti­vo pro­nun­ci­a­to, la pro­duzione di miele in Italia reg­istr­erà per quest’anno un sostanziale calo pro­dut­ti­vo ovvero 3 mila ton­nel­late anziché le 10 mila medi­a­mente prodotte ogni anno. Le cause di questo crol­lo pro­dut­ti­vo sono da imputare prin­ci­pal­mente a un anda­men­to mete­o­ro­logi­co par­ti­co­lar­mente avver­so, che ha imped­i­to la rac­col­ta del nettare da parte delle api e la con­seguente pro­duzione di miele. Ma un’altra pre­oc­cu­pante causa è la strage di api, causa­ta da sostanze tossiche uti­liz­zate in agri­coltura per com­bat­tere alcune avver­sità delle piante. Le api infat­ti sono inset­ti sen­si­bilis­sime e muoiono soprat­tut­to per i veleni che ci sono sui fiori e nei campi, nell’aria e sui boschi. In questo con­testo il dan­no va molto al di là del­la man­ca­ta pro­duzione di miele e al man­ca­to red­di­to da parte degli api­coltori; le api, infat­ti, svol­go­no un com­pi­to indis­pens­abile alla soprav­viven­za di gran parte delle piante agro­fore­stali, sen­za le quali l’impollinazione e la ripro­duzione non potrebbe avvenire. L’uso di sostanze tossiche in agri­coltura e con­dizioni cli­matiche par­ti­co­lar­mente critiche han­no reso anco­ra più acu­ti i prob­le­mi di un set­tore impor­tante anche per la qual­ità delle col­ture ortofrut­ti­cole. «Tut­to questo men­tre il miele è tor­na­to di gran moda» spie­gano i pro­dut­tori, «in quan­to nutre e ingras­sa di meno, per­ché appor­ta vit­a­mine, per­ché è “bio”, così come la propoli è l’antifluenzale per eccel­len­za e la pap­pa reale è il ricos­tituente in vet­ri­na in ogni erboris­te­ria». Per questo all’appuntamento di Lazise non man­cano, sep­pur in for­ma molto lim­i­ta­ta, i mieli di taras­saco, di rodo­den­dro, di sul­la, di lupinel­la, di polifo­ra di alta mon­tagna e altri anco­ra, per ricer­care quel con­sen­so di pub­bli­co fun­zionale a sot­to­lin­eare che l’apicoltura ital­iana, anche in situ­azioni critiche, non rin­un­cia al suo deside­rio di essere pro­tag­o­nista all’interno del più vas­to ambito dell’agricoltura nazionale. A fian­co del Comune lacisiense sono sce­si in cam­po anche i pro­mo­tori stori­ci del­la man­i­fes­tazione garde­sana: Regione, Cam­era di com­mer­cio e Provincia.

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