Il diniego del sindaco Comencini prende spunto dalla legge che impone alle imprese che installano ed utilizzano infrastrutture per la comunicazione mobile l’obbligo di garantire la compatibilità con le norme sui rischi sanitari

No al traliccio

27/06/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Siamo nell’era delle tele­co­mu­ni­cazioni. I tele­foni­ni sono uno stru­men­to di uso comune e la tele­fo­nia mobile ha le sue esi­gen­ze, che non sem­pre trovano tut­ti con­cor­di. Ne san­no qual­cosa i grup­pi spon­tanei che in molte local­ità ( non ulti­mo in local­ità Costa­bel­la di ) si orga­niz­zano per cer­care di fer­mare la posa di ripeti­tori. Spes­so gli ammin­is­tra­tori locali si dicono impo­ten­ti ad assec­on­dare le richi­este dei loro concit­ta­di­ni. Ma a Gar­da è suc­ces­so qual­cosa di anom­alo: il sin­da­co Gior­gio Comenci­ni ha sped­i­to una dif­fi­da, attac­can­dosi ad un cav­il­lo inter­pre­ta­ti­vo, alla Tim che ave­va chiesto di instal­lare una stazione radio. Il 23 mag­gio scor­so la Tim ave­va comu­ni­ca­to al Comune di Gar­da il posizion­a­men­to provvi­so­rio di una stazione radiobase mobile in via San Bernar­do, ai pie­di del­la Roc­ca, con la posa di «un arma­dio con­te­nente l’attrezzatura elet­tron­i­ca, antenne radi­anti e cavi di col­lega­men­to». L’Amministrazione avrebbe dovu­to pren­derne sem­plice­mente atto. Invece, ril­e­va­to che alla comu­ni­cazione risul­ta­va alle­ga­ta una dichiarazione di noto­ri­età resa da un rap­p­re­sen­tante del­la dit­ta, però «sen­za indi­cazione di alcu­na speci­fi­ca com­pe­ten­za sci­en­tifi­ca o pro­fes­sion­ale», il sin­da­co ha det­to no. Il diniego di Comenci­ni prende spun­to dal­la legge che impone alle imp­rese che instal­lano ed uti­liz­zano infra­strut­ture per la comu­ni­cazione mobile l’obbligo di garan­tire la com­pat­i­bil­ità con le norme sui rischi san­i­tari. «Nel caso in specie», si legge nel­la dif­fi­da siglata dal sin­da­co di Gar­da, «la soci­età inter­es­sa­ta non ha dimostra­to l’osservanza delle dis­po­sizioni riguardan­ti i rischi san­i­tari del­la popo­lazione, non poten­dosi ritenere equipol­lente a tale dimostrazione la sola dichiarazione sos­ti­tu­ti­va di atto di noto­ri­età resa dal respon­s­abile dell’impianto che, in base agli atti posse­du­ti dall’Amministrazione, non risul­ta in pos­ses­so di alcu­na spe­cial­iz­zazione tec­ni­ca in mate­ria di campi elet­tro­mag­neti­ci». Di fat­to, il sin­da­co di Gar­da sem­bra vol­er dire questo: il nom­i­na­ti­vo indi­ca­to dal­la soci­età può anche essere quel­lo del mas­si­mo esper­to ital­iano in mate­ria, ma se nel­la doman­da le sue com­pe­ten­ze tec­niche non sono det­tagli­ate, l’autorizzazione non può essere rilas­ci­a­ta. E dunque, ritenu­ta «inadegua­ta e insuf­fi­ciente», la doc­u­men­tazione e «con­sid­er­a­ta la nociv­ità per la salute dell’esposizione ad una con­tin­ua irra­di­azione elet­tro­mag­net­i­ca attes­ta­ta da stu­di sci­en­tifi­ci nazion­ali ed inter­nazion­ali», il Comune ha nega­to il nul­la osta alla posa del ripeti­tore mobile. Posa che, sot­to­lin­ea il sin­da­co, sarebbe dovu­ta avvenire in zona sogget­ta a vin­co­lo pae­sag­gis­ti­co e ambi­en­tale, in un’area in cui esistono varie abitazioni e all’interno del­la perime­trazione del cen­tro abi­ta­to, così come questo viene defini­to dal nuo­vo codice del­la stra­da. Il tut­to è sta­to giu­di­ca­to suf­fi­ciente a ritenere «sus­sis­tente una situ­azione poten­ziale grave di peri­co­lo per l’igiene e la salute pub­bli­ca e per l’ambiente, in assen­za di ele­men­ti che con­sen­tano di esclud­er­la». Insom­ma, quel­lo che spes­so non riescono a fare centi­na­ia di firme di cit­ta­di­ni, sta­vol­ta è invece rius­ci­to aggrap­pan­dosi a un cav­il­lo di legge.