Il problema dei randagi e dei cani fuggiti di casa o abbandonati dal padrone ad Arco praticamente non esiste più.
Grazie all’impegno quotidiano dei volontari dell’Associazione difesa animali, che d’intesa con l’amministrazione comunale si occupano dell’accalappiamento e della «ricollocazione», usufruendo, da qualche giorno a questa parte, del nuovo canile all’ex macello.
Il nuovo canile
Senza pretese, ma funzionale alle esigenze, il canile è stato ricavato da un’ala del magazzino dell’ex macello in via della Cinta.
Davanti al locale in cui sono state disposte le gabbie, grandi e comode anche per taglie «extra large», è stata eretta una rete metallica, alta e rigida, che chiude uno spazio non molto ampio ma sufficiente alla «ricreazione» (non quella vera: i volontari a turno portano a spasso i cani tre volte al giorno).
La struttura è stata finanziata e realizzata dal Comune con 25 milioni, 10 in più del previsto.
La spesa è aumentata, spiega il presidente dell’Ada Enrico Leoni, perché è stato necessario apportare delle varianti rispetto al progetto iniziale: la rete rigida al posto di quella morbida, che sarebbe stata facilmente divelta dai cani di grossa taglia, e gabbie più grandi.
Così il canile, per un bel po’ di anni, servirà benone allo scopo prefissato. Che è quello stabilito nella convenzione sottoscritta il 26 agosto 1999 dall’Ada e dal Comune.
Attività dei volontari
I volontari si sono impegnati ad assicurare, 365 giorni all’anno per 24 ore su 24, l’accalappiamento dei randagi e il loro accudimento per i cinque giorni successivi.
Dopo di che, se l’ospite non è riconsegnato al padrone o non ne trova uno nuovo, viene trasferito al canile dell’Eppaa a Rovereto. Il servizio che l’Ada svolge per il Comune vale 80 mila lire per ogni cane preso, somma che copre le spese per l’alimentazione e le eventuali cure veterinarie.
Il tempo che i soci attivi occupano è naturalmente regalato.
La loro (con Leoni vanno ricordati Rodolfo Ferrari, Elisabetta Prandi, Roberto Rigatti, Piero Tamburini, Nadia Torbol e Rita Zanella) è una passione e l’unica gratificazione è riportare a casa i fuggitivi e trovare una famiglia agli «orfanelli», come è successo per la cucciolata (erano ben sei, ora sono tutti accasati) di deliziosi bastardini abbandonati all’ex macello una ventina di giorni fa.
La convenzione e le iniziative
Della convenzione, fortemente voluta dall’assessore Miori, nessuno si lamenta, anzi. È stata presa a modello, afferma Leoni, dai comuni di Rovereto e Trento ed ora anche Borgo ne ha chiesto una copia.
Riva farebbe lo stesso, se solo trovasse qualcuno disposto a fare le vesti dell’Ada, che per scarsità di risorse umane ha dovuto rifiutare la proposta dell’assessore Andreozzi di occuparsi pure dei randagi rivani.
«Non abbiamo forze sufficienti», spiega Leoni; «Ci stiamo impegnando anche nell’opera di educazione al rispetto degli animali.
Fino ad ora abbiamo organizzato quattro assemblee pubbliche e stiamo programmando iniziative nelle scuole. Più di così…»


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