Il problema dei randagi e dei cani fuggiti di casa o abbandonati dal padrone ad Arco praticamente non esiste più.

Nuova casa per i randagi

21/06/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
d.r.

Il prob­le­ma dei randa­gi e dei cani fug­gi­ti di casa o abban­do­nati dal padrone ad Arco prati­ca­mente non esiste più. Gra­zie all’im­peg­no quo­tid­i­ano dei volon­tari del­l’As­so­ci­azione dife­sa ani­mali, che d’in­te­sa con l’am­min­is­trazione comu­nale si occu­pano del­l’ac­calap­pi­a­men­to e del­la «ricol­lo­cazione», usufru­en­do, da qualche giorno a ques­ta parte, del nuo­vo canile all’ex macello.Senza pretese, ma fun­zionale alle esi­gen­ze, il canile è sta­to rica­va­to da un’ala del mag­a­zz­i­no del­l’ex macel­lo in via del­la Cin­ta. Davan­ti al locale in cui sono state dis­poste le gab­bie, gran­di e comode anche per taglie «extra large», è sta­ta eretta una rete metal­li­ca, alta e rigi­da, che chi­ude uno spazio non molto ampio ma suf­fi­ciente alla «ricreazione» (non quel­la vera: i volon­tari a turno por­tano a spas­so i cani tre volte al giorno). La strut­tura è sta­ta finanzi­a­ta e real­iz­za­ta dal Comune con 25 mil­ioni, 10 in più del pre­vis­to. La spe­sa è aumen­ta­ta, spie­ga il pres­i­dente del­l’A­da Enri­co Leoni, per­ché è sta­to nec­es­sario apportare delle vari­anti rispet­to al prog­et­to iniziale: la rete rigi­da al pos­to di quel­la mor­bi­da, che sarebbe sta­ta facil­mente divelta dai cani di grossa taglia, e gab­bie più gran­di. Così il canile per un bel po’ di anni servirà benone allo scopo pre­fis­sato. Che è quel­lo sta­bil­i­to nel­la con­ven­zione sot­to­scrit­ta il 26 agos­to 1999 dal­l’A­da e dal Comune. I volon­tari si sono impeg­nati ad assi­cu­rare, 365 giorni all’an­no per 24 ore su 24, l’ac­calap­pi­a­men­to dei randa­gi e il loro accud­i­men­to per i cinque giorni suc­ces­sivi, dopo di che, se l’ospite non è ricon­seg­na­to al padrone o non ne tro­va uno nuo­vo, viene trasfer­i­to al canile del­l’Ep­paa a Rovere­to. Il servizio che l’A­da svolge per il Comune vale 80 mila lire per ogni cane pre­so, som­ma che copre le spese per l’al­i­men­tazione e le even­tu­ali cure vet­eri­nar­ie. Il tem­po che i soci attivi occu­pano è nat­u­ral­mente regala­to. La loro (con Leoni van­no ricor­dati Rodol­fo Fer­rari, Elis­a­bet­ta Pran­di, Rober­to Rigat­ti, Piero Tam­buri­ni, Nadia Tor­bol e Rita Zanel­la) è una pas­sione e l’u­ni­ca grat­i­fi­cazione è riportare a casa i fug­gi­tivi e trovare una famiglia agli «orfanel­li», come è suc­ces­so per la cuc­ci­o­la­ta (era­no ben sei, ora sono tut­ti accasati) di deliziosi bas­tar­di­ni abban­do­nati all’ex macel­lo una venti­na di giorni fa.Della con­ven­zione, forte­mente volu­ta dal­l’asses­sore Miori, nes­suno si lamen­ta, anzi. E’ sta­ta pre­sa a mod­el­lo, affer­ma Leoni, dai comu­ni di Rovere­to e Tren­to ed ora anche Bor­go ne ha chiesto una copia. Riva farebbe lo stes­so, se solo trovasse qual­cuno dis­pos­to a fare le veci del­l’A­da, che per scar­sità di risorse umane ha dovu­to rifi­utare la pro­pos­ta del­l’asses­sore Andreozzi di occu­par­si pure dei randa­gi rivani. «Non abbi­amo forze suf­fi­ci­en­ti», spie­ga Leoni; «Ci sti­amo impeg­nan­do anche nel­l’­opera di edu­cazione al rispet­to degli ani­mali. Fino ad ora abbi­amo orga­niz­za­to quat­tro assem­blee pub­bliche e sti­amo pro­gram­man­do inizia­tive nelle scuole. Più di così…»