Durante la giornata mondiale di pulizia dei fondali tra i campeggi e il canneto Restituite al legittimo proprietario: «Mi servono per le anguille»

Nuove reti scambiate per vecchie

28/09/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Lazise

Tolti dai fon­dali del lago quin­tali di mate­ri­ali di ogni genere. In prevalen­za rifiu­ti las­ciati andare a fon­do nelle acque anti­s­tan­ti i campeg­gi e la zona del can­net­to dove sfo­cia il rio Mar­ra. Ma fra i numerosi rifiu­ti recu­perati nel­la gior­na­ta mon­di­ale per la pulizia dei fon­dali, oltre alle plas­tiche, le bot­tiglie, le lat­tine, i leg­ni, i pezzi di mat­tone, anche alcune reti per la pesca di pro­fon­dità. In sostan­za le «nasse» in uso ai pesca­tori pro­fes­sion­isti, gli ulti­mi anco­ra rimasti a garan­tire la con­ti­nu­ità di una pro­fes­sione ormai ridot­ta al lumi­ci­no. E le reti rimesse dal fon­do non era­no state abban­do­nate e con­sid­er­ate vera e pro­pria immon­dez­za, ma sola­mente delle reti anco­ra buone per la pesca e apposi­ta­mente calate in quel sito per una vera e pro­pria decantazione. E non era­no abban­do­nate, ma di pro­pri­età cer­ta. «Le ho poste a bag­no a fon­do», spie­ga Gian­car­lo Per­inel­li, pesca­tore dal­la nasci­ta, «pro­prio per­ché si potessero pulire dalle alghe, dal “verde” nel­la atte­sa di poter­le uti­liz­zare fra pochi giorni quan­do inizierà la pesca delle anguille. Non era­no vec­chie e malan­date», spie­ga anco­ra Per­inel­li, «ma solo bisog­nose di un ripas­so o di alcu­ni ram­men­di per poter­le poi col­lo­care in acqua e quin­di uti­liz­zarle per la pesca alle anguille». E gra­zie all’intervento di ami­ci Gian­car­lo Per­inel­li è rius­ci­to a recu­per­are le reti. Un vero pat­ri­mo­nio nec­es­sario a garan­tire la pesca quo­tid­i­ana nelle acque del lago. E «i Raine», ovvero la famiglia Per­inel­li, eserci­tano la pro­fes­sione dai tem­pi più remoti. Si sono tra­man­dati di padre in figlio questi antichi e nobili mestieri, oggi scom­par­si o in via di totale estinzione sulle acque del . Ques­ta dis­avven­tu­ra, comuque, ha ulte­ri­or­mente affievoli­to la voglia di fare e di pros­eguire in una pro­fes­sione anti­ca ma che garan­tisce appe­na la soprav­viven­za delle pochissime famiglie che anco­ra oper­a­no in questo set­tore in forte crisi di iden­tità. I pesca­tori conoscono il «loro» lago e lo gestis­cono in pro­prio, sen­ten­do­lo di fat­to pro­prio. Del resto sono loro che ogni mat­ti­na, all’alba, sol­cano le acque del lago con la loro bar­ca. Di questi siti conoscono ogni antro, ogni lem­bo, ogni attiv­ità ed ogni mossa del lago. È quin­di più che gius­ti­fi­ca­to che anche le loro «mosse» siano libere e atte a esercitare pien­amente la loro attiv­ità lavo­ra­ti­va che è al tem­po stes­so un atto d’amore per il lago. Chi viene da fuori, sovente non conosce usi ed abi­tu­di­ni, e può, anche se nel bene, creare delle dif­fi­coltà di chi è nato nel sito. For­tu­na­mente le nasse sono state affi­date al cus­tode del campeg­gio Du Parc, il quale come un buon padre di famiglia ha cus­todi­to anche le reti dei «Raine». E tut­to si è con­clu­so per il meglio. Le reti sono tor­nate al legit­ti­mo pro­pri­etario che le userà, tra breve, per le sue anguille.

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