I testimoni: «In quei giorni il paese fu preso d’assalto da tv e giornalisti»

«Piccard? Portò il Gardasulla scena del mondo»

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Di Luca Delpozzo
Sergio Bazerla

Sono pas­sati 27 anni da quan­do Jacques Pic­card si immerse nelle acque anti­s­tan­ti il lun­go­la­go Mar­coni, con il suo batis­cafo Forel, per sco­prire se anco­ra esiste­vano i resti del­la «Fus­ta» affon­da­ta nell’anno 1508 a opera degli uomi­ni di cap­i­tan Zac­caria Loredan per­chè non cadesse in mano nem­i­ca. E fu un appun­ta­men­to davvero uni­co ed irripetibile. Una grande fol­la e un gran­dis­si­mo intresse per ques­ta impre­sa che scon­volse in quei giorni di set­tem­bre del 1981 tut­ta la riv­iera veronese del lago.Lo scien­zi­a­to svizze­ro, scom­par­so in questi giorni, giunse sul lago su richi­es­ta del geome­tra Fran­co Tode­sco, allo­ra pres­i­dente del­la per anal­iz­zare la salubrità delle acque del lago. E con l’occasione, dato che Tode­sco risiede­va, come tut­to­ra risiede a Lazise, lo stes­so spinse il famoso ricer­ca­tore a vision­are da vici­no i resti di quel rimase anco­ra inte­gro di quel­la famosa imbar­cazione di cui già nel set­tem­bre del 1931, Vit­to­rio Cavaz­zoc­ca Maz­zan­ti scrisse nel suo libro «Navi affon­date nel lago di Gar­da», edi­to da Arturo Gio­van­nel­li di Toscolano.Una descrizione pre­cisa sul­la local­iz­zazione del relit­to. E fu pro­prio da lì, a pochi pas­si dal­la limon­a­ia anco­ra esistente, attigua alla torre delle mura scaligere di pro­pri­età del­la famiglia Frat­ta Pasi­ni, che lo scien­zi­a­to Pic­card si immerse. Ma anni pri­ma alcu­ni pesca­tori si resero con­to che in quel luo­go ci dove­va essere qualche cosa di impor­tante sui fon­dali. Le reti, in quel pos­to, spes­so si impigli­a­vano e si rompe­vano. Un’ anco­ra di quel­la imbar­cazione fu ripesca­ta dal pesca­tore Bepi Nico­la, al sec­o­lo Giuseppe Azza­li, e la stes­sa fu poi con­seg­na­ta al museo di scien­ze nat­u­rali di Verona. Assieme a lui, il 13 set­tem­bre 1981, alle nove trenta del mat­ti­no, scese in quel­lo sterettis­si­mo e roton­do mini som­mergi­bile, Gian­ni Can­tù, gior­nal­ista dell’«Arena» men­tre le immag­i­ni por­ta­vano la fir­ma dell’indimenticato fotografo Tiziano Malagut­ti. Uno stuo­lo di curioso, reporter improvvisati, cine­op­er­a­tori dilet­tan­ti e tante imbar­cazioni di curiosi si spin­sero vicinis­si­mi al luo­go delle oper­azioni, a cir­ca 350 metri dal­la riva del lago e dal­la limonaia.«Ricordo con pre­ci­sione la scrupolosità delle oper­azioni e la pre­ci­sione di ogni oper­azione pri­ma del­la immer­sione del pic­co­lo e bian­co Forel», spie­ga Alber­to Scipo­lo, uno dei cine­op­er­a­tori che riprese ogni atti­mo dell’impresa, «dove lo scien­zi­a­to svizze­ro, alto e magro si infilò per le riprese al relit­to. Furono momen­ti indi­men­ti­ca­bili che ho ripreso e che ser­bo nel­la mia cinete­ca per­son­ale. Fu davvero un avven­i­men­to che coin­voglio sul Gar­da uno stuo­lo di oper­a­tori dell’informazione. Ricor­do», con­tin­ua Scipo­lo, «i molti con­tat­ti avu­ti in quei giorni con gli oper­a­tori del­la Rai, del­la tele­vi­sione svizzera e tedesca. Ricor­do anche l’autorevolezza di Pic­card. Un uomo di poche parole, aus­tero, ma di for­tis­si­ma padro­nan­za del mestiere. Sono immag­i­ni che ho avu­to la for­tu­na di impre­mere su nas­tro e che rap­p­re­sen­tano un pez­zo impor­tante del­la sto­ria recente di Lazise».«Vivo sul por­to da quan­do sono nato», spie­ga Gian­ni Olivet­ti, «per­chè noleg­gio moto­scafi ai tur­isti stranieri. Conosco benis­si­mo tut­ta la zona anti­s­tante il por­to ed il lun­go­la­go di Lazise. Pro­prio per­ciò fui chiam­a­to dal com­pianto Pic­card a col­lab­o­rare con il suo staff, in appog­gio alle barche impeg­nate nel­la sua impre­sa. Fu un momen­to entu­si­as­mante che ricor­do con com­mozione, quell’uomo è sta­to per me un grande mae­stro, una figu­ra impor­tante e indi­men­ti­ca­bile».

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