Da sempre alle prese con l’emergenza e quest’anno anche prima della stagione turistica. Il sindaco Zappalà non ha dubbi: «Entro l’estate risolveremo il problema»

Prada, tre acquedotti non bastano «Ma non voglio più vedere autobotti»

21/03/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Brenzone

Pri­ma ha cer­ca­to una soluzione che mettesse tut­ti d’accordo: ten­ta­ti­vo fal­li­to. Poi ha minac­cia­to di ricor­rere ad un legale. Ha avvisato i col­leghi sin­daci e la Comu­nità mon­tana del : «O risolvi­amo da soli il prob­le­ma o incar­i­co un avvo­ca­to». Adesso aspet­ta i risul­tati. Con tan­to di sca­den­za da rispettare: «È bas­ta­to met­tere in giro la voce che mi sarei riv­olto ad un esper­to di dirit­to ammin­is­tra­ti­vo per ottenere risposte pos­i­tive. Meglio tar­di che mai. Sono sta­to chiaro: per quest’estate deve essere tut­to a pos­to». Il sin­da­co di Bren­zone, Gio­van­ni Zap­palà, non usa mezze mis­ure: «A Pra­da man­ca l’acqua. Prati­ca­mente da sem­pre. E prati­ca­mente da sem­pre non s’è volu­to affrontare l’emergenza. Adesso bas­ta. Ho pun­ta­to i pie­di per­chè non voglio più dover ricor­rere alle auto­bot­ti: la gente deve lavar­si nor­mal­mente anche quassù, giran­do sem­plice­mente un rubi­net­to». Di acque­dot­ti che ser­vono la zona ce ne sono tre. Non bas­tano. «Sem­bra un assur­do», sot­to­lin­ea Zap­palà, «eppure quest’anno i prob­le­mi sono com­in­ciati anche fuori sta­gione, non più solo in agos­to con l’arrivo dei tur­isti. È oppor­tuno a questo pun­to inter­venire e sis­temare in maniera defin­i­ti­va la fac­cen­da, anche se sig­nifi­ca spendere del denaro. Ne va del futuro di Pra­da e di tut­ta la zona: chi salirà più da queste par­ti sen­za l’acqua cor­rente? Anche i res­i­den­ti, se non si inter­viene, saran­no costret­ti a scap­pare abban­do­nan­do la loro mon­tagna, una delle più belle del Veronese con vista sul lago. Quel che si dice: poten­ziare il tur­is­mo e tute­lare atti­va­mente il ter­ri­to­rio!». Nei fine set­ti­mana e in peri­o­do di vacan­za, Pra­da si popo­la in modo con­sis­tente e alla dozzi­na di per­sone che ci vivono tut­to l’anno, se ne aggiun­gono 500 in cer­ca di aria buona e tran­quil­lità. «Suc­cede che tutte queste famiglie, sapen­do bene cosa sig­ni­fichi stare tre giorni a sec­co», spie­ga Zap­palà, «si sono costru­ite un ser­ba­toio di ris­er­va, una sor­ta di cis­ter­na da uti­liz­zare nei momen­ti di bisog­no. Ma questo sis­tema, di fat­to, con­dan­na Pra­da a rimanere sen­za acqua anche quan­do c’è per­chè i tur­isti, appe­na pos­sono, la uti­liz­zano per riem­pire le pro­prie bot­ti prosci­u­gan­do in fret­ta l’acquedotto. È il soli­to gat­to che si morde la coda: per trovar­mi pron­to ad affrontare l’emergenza, involon­tari­a­mente la cau­so». Ma non sono cer­to queste le reali cause del­la sic­c­ità pradese. Nè lo è la man­can­za di acqua. «Per­chè quel­la c’è», sbot­ta Zap­palà, «eccome se c’è: il guaio è che non arri­va da noi per­chè dal ser­ba­toio di pro­pri­età del­la Comu­nità del Bal­do — che pesca diret­ta­mente alla sor­gente Cam­pi­ona — fat­i­ca a salire al nos­tro acque­dot­to e spes­so i prade­si si devono accon­tentare dei metri cubi “avan­za­ti” dagli altri Comu­ni. Le cose non van­no meglio nem­meno sul ver­sante del­la Bergo­la, sor­gente sopra Capri­no, per­chè Bren­zone non è autor­iz­za­to a pom­pare da Cor­rub­bio e a trarne ben­efi­cio è solo San Zeno di Mon­tagna. Terza pos­si­bil­ità, che è un po’ una pietra del­lo scan­da­lo: potrem­mo sfruttare l’acquedotto real­iz­za­to negli anni 70 che dal lago spinge l’acqua fin sopra Pra­da, a Baito di Scale, ma l’ultimo trat­to, dal­la local­ità Sci­af­fer­ra in comune di San Zeno, non è mai sta­to real­iz­za­to. Cosa res­ta? Che la Comu­nità del Bal­do deve inter­venire per poten­ziare il suo acque­dot­to, investen­do il nec­es­sario per garan­tire un servizio che i cit­ta­di­ni pre­tendono dal momen­to che pagano le tasse; che, in gen­erale, deve sen­si­bi­liz­zare mag­gior­mente i suoi Comu­ni quan­do si pre­sen­tano prob­le­mi ormai incan­cren­i­ti come questo di Pra­da, evi­tan­do di trasci­narli trop­po a lun­go; che deve coor­dinare in maniera più atten­ta le attiv­ità delle ammin­is­trazioni pun­tan­do su una ges­tione comu­ni­taria del bene pub­bli­co, nell’interesse di tut­ti. Oggi a non avere l’acqua è Pra­da, domani potreb­bero essere San Zeno o Capri­no ad avere bisog­no di aiu­to». Le soluzioni? «Pare che adesso», con­fes­sa Zap­palà, «qual­cosa final­mente si sia mes­so in moto, e non si trat­ta di inter­ven­ti eccezion­ali. Per far arrivare l’acqua a Pra­da è fon­da­men­tale creare un sis­tema di approvvi­gion­a­men­to auto­mati­co in gra­do di pom­pare acqua nel ser­ba­toio del­la Comu­nità e, da lì, di dis­tribuir­la nei vari Comu­ni. Bas­ta un prog­et­to di soll­e­va­men­to e di tele­con­trol­lo e l’acqua a Pra­da arri­va. Non è un granchè, eppure ho dovu­to alzare la voce per far­mi ascoltare», con­fes­sa Zap­palà. «Ora sti­amo a vedere. Ripeto: per quest’estate il lavoro deve essere con­clu­so». Per­en­to­rio quan­to con­vin­to di portare avan­ti la battaglia «anche con le carte bol­late, se serve», Zap­palà non si sot­trae a con­sid­er­azioni gen­er­ali che definis­cono per­fet­ta­mente la «sua» situ­azione. «Cosa dimostra tut­ta ques­ta bagarre ?», doman­da dispiaci­u­to, «Che basterebbe credere mag­gior­mente nell’associazionismo per risol­vere prob­le­mi facil­mente dis­tri­ca­bili, invece non è così, e la pro­va in pic­co­lo arri­va pro­prio da Pra­da che a dis­tan­za di anni e con­tinui appel­li sta anco­ra lot­tan­do per avere l’acqua cor­rente. È essere lungimi­ran­ti, questo?».

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