Ieri la cerimonia di consegna del «Gasparo» all’ex parroco, nato a Cellatica nel 1917. Si devono a lui la Casa della giovane e la ristrutturazione del Duomo

Premio a mons. Paolo Zanetti

05/11/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Ieri a Salò era la fes­ta del patrono (S.Carlo Bor­romeo), e nel salone con­sil­iare del Palaz­zo comu­nale il sin­da­co Giampi­etro Cipani ha con­seg­na­to il pre­mio «Gas­paro» a mon­sign­or Pao­lo Zanet­ti, 87 anni, ex par­ro­co del Duo­mo. Nato a Cel­lat­i­ca nel­l’aprile 1917, Pao­lo Zanet­ti fu ordi­na­to sac­er­dote nel giug­no 1940 da mon­sign­or Giac­in­to Tredi­ci, vesco­vo di Bres­cia. Nom­i­na­to vic­ario coop­er­a­tore di Berlin­go, dal 1942 al 1958 ha assun­to le stesse man­sioni in cit­tà, nel­la par­roc­chia di San­t’A­lessan­dro. Par­ro­co di Cas­tenedo­lo dal ’58 al ’72, don Pao­lo Zanet­ti ha poi sos­ti­tu­ito Gio­van­ni Capra a Salò, dove è rimas­to ven­t’an­ni. Nel ’92, al momen­to di riti­rar­si nel­la chiesa di S.Bernardino, ha rice­vu­to la cit­tad­i­nan­za ono­raria. «Vivo ser­e­na­mente la mia quin­ta età — ha det­to don Pao­lo nel riti­rare il pre­mio-. Ho il cuore vec­chio, stan­co e bal­leri­no. Leg­go e prego molto. Tut­ti i giorni cele­bro mes­sa. Pen­sate: in 60 anni ho super­a­to il tra­guar­do delle 30.500 messe». E il vesco­vo ausil­iare di Bres­cia, mon­sign­or Francesco Beschi, ha aggiun­to: «Io lo salu­to anche a nome di mon­sign­or Giulio San­guineti, che non ha potu­to essere pre­sente. Pro­prio don Pao­lo mi ha bat­tez­za­to, e la famiglia di mia mam­ma, nel ’40, riparò a casa sua, per­chè la casa vici­no alla fer­rovia era sta­ta bom­bar­da­ta. Mi felic­i­to per ques­ta asseg­nazione. Don Zanet­ti riceve il pre­mio ded­i­ca­to all’in­ven­tore del vio­li­no. Anche don Pao­lo, in un cer­to sen­so, è un liu­taio, che mi ha con­sen­ti­to di suonare la sin­fo­nia del Van­ge­lo». Un gio­vane prete, Mar­co Boset­ti, ha tes­ti­mo­ni­a­to: «Quan­do andammo in pel­le­gri­nag­gio in ter­ra San­ta, nell’86, io ave­vo 14 anni. E sul pas­s­apor­to mi affi­darono a don Pao­lo. Da allo­ra mi sono sem­pre sen­ti­to nelle sue mani. Lui ha dato l’e­sem­pio di un sac­er­dozio umile, sereno e gioioso, fes­teggian­do ben cinque ordi­nazioni. Non vor­rei, però, che la sua figu­ra fos­se lega­ta esclu­si­va­mente al restau­ro del Duo­mo». Zanet­ti ha ram­men­ta­to pro­prio i lavori com­piu­ti. «Nel ’72, quan­do il vesco­vo mi pro­pose il trasfer­i­men­to da Cas­tenedo­lo al , feci i capric­ci — ha con­fes­sato don Pao­lo -. Ave­vo pau­ra. D’al­tronde Salò era sta­ta una repub­bli­ca! Invece mi sono trova­to bene. Il pri­mo inter­ven­to ha riguarda­to la costruzione del­la Casa del­la gio­vane, in local­ità San­ti­a­go. C’era l’ered­ità Val­di­ni. Creai un comi­ta­to ristret­to, for­ma­to da cinque per­sone. Ci riu­nim­mo ogni lunedì sera, per un anno intero. Con Rena­to Cobel­li, geome­tra comu­nale (e, ora, con­sigliere del­l’area del­la Margheri­ta, ndr), andai a Roma, a vendere i ter­reni che ave­va­mo in pro­pri­età sul­la Cristo­foro Colom­bo. Tor­nai con 500 mil­ioni, e ter­mi­nam­mo così la costruzione del­la strut­tura». «Per il Duo­mo — ha pros­e­gui­to nei suoi ricor­di don Pao­lo — siamo invece par­ti­ti dai 700 mil­ioni del lasc­i­to di Maria Bet­toni. L’ar­chitet­to Gae­tano Zam­boni, del­la Soprint­en­den­za, stre­ga­to dal­la nos­tra chiesa, che con­sid­er­a­va la più bel­la del­la provin­cia (al pari di mon­sign­or Manziana), ci ha fat­to per­venire numerosi con­tribu­ti del­lo Sta­to. Poi i 300 mil­ioni del­la Carip­lo, gra­zie al sin­da­co di allo­ra, Ric­car­do Mar­chioro, e i sol­di dell’Amministrazione comu­nale. Sen­za dimen­ti­care la gen­erosità delle centi­na­ia di famiglie, che han­no invi­a­to somme dalle 50mila lire ai 75 mil­ioni». Don Pao­lo Zanet­ti si è poi sof­fer­ma­to su Lucia Fior­i­ni, «la nos­tra pic­co­la madre Tere­sa di Salò», una don­na min­u­ta che aiu­ta­va i poveri, ed ha las­ci­a­to la pro­pria casa alla par­roc­chia, ven­du­ta per 600 mil­ioni. Il sin­da­co Cipani ha con­seg­na­to a don Pao­lo la ripro­duzione del bus­to di Gas­paro da Salò. Nel­la sala dei Provved­i­tori il pianista Ger­ar­do Chi­mi­ni ha poi ese­gui­to un applau­di­tis­si­mo concerto.

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