Dopo il racconto della sensitiva Maria Rosa Busi, via ai lavori Oro di Dongo, ruspe al Vittoriale. Oggi si aprirà la vecchia tomba di D’Annunzio

Primi scavi senza esito

25/09/2004 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Francesco Di Chiara

E’ anda­to a vuo­to il pri­mo ten­ta­ti­vo per trovare l’Oro di Don­go nel gia­rdi­no del Vit­to­ri­ale, gra­zie alle riv­e­lazioni di una veg­gente. Ma le ricerche non sono finite e ques­ta mat­ti­na si repli­ca, sta­vol­ta spo­stan­do la las­tra di mar­mo che copre la vec­chia tom­ba di Gabriele D’An­nun­zio. La sca­v­a­trice è entra­ta ieri in uno dei luoghi più sac­ri del Vit­to­ri­ale, per cer­care il famoso «Oro di Don­go», uno dei più inqui­etan­ti mis­teri ital­iani da almeno 60 anni. Su indi­cazioni del­la veg­gente Maria Rosa Busi gli operai del­la Domini­ci Scavi di Toscolano sono pen­e­trati con il loro mez­zo cin­go­la­to nel gia­r­dinet­to recin­ta­to, ric­co di veg­e­tazione e cipres­si dal­l’an­ti­co fus­to piantati dal­lo stes­so D’An­nun­zio, che si tro­va sul viale che por­ta nel­la piazzetta di Ese­dra, dove è col­lo­ca­to il tem­pi­et­to delle mem­o­rie dan­nun­ziane. Gli operai, con la super­vi­sione dei fratel­li Riz­za, gia­r­dinieri del Vit­to­ri­ale, han­no sca­v­a­to per quat­tro ore in quat­tro pun­ti diver­si ma sen­za esi­to. Ogget­to del­la ricer­ca, autor­iz­za­ta nat­u­ral­mente dal­la pres­i­dente del­la Fon­dazione Vit­to­ri­ale, Anna Maria Andreoli, e dal sin­da­co di Gar­done Riv­iera, Alessan­dro Baz­zani, era­no le casse mis­te­riosa­mente scom­parse dal con­voglio che a fine aprile del 1945 portò il Duce Ben­i­to Mus­soli­ni da Gargnano ver­so Como, dove il dit­ta­tore tro­vò la morte nei pres­si di Don­go. Da allo­ra quelle mis­te­riose casse, che sec­on­do gli stori­ci con­tenevano oro, gioiel­li e doc­u­men­ti, pre­sero il nome di «Oro di Don­go» anche se in realtà alcune di esse furono trovate in altre local­ità negli anni del dopoguer­ra, ovvero nel milanese, in alcune ville del e poi una parte tro­vò la via diret­ta ver­so gli archivi di Sta­to a Roma. Pare che molto di quel­l’oro fu invi­a­to anche nelle acciaierie Fal­ck e trasfor­ma­to in lin­got­ti poi dis­tribuiti ai par­ti­giani. Una riv­e­lazione che venne fat­ta dal­lo stes­so Gior­gio Fal­ck all’inizio di quest’an­no quan­do sen­tì di essere vici­no alla morte. Altro mate­ri­ale sparì poi mis­te­riosa­mente, com­p­rese alcune copie delle 62 let­tere che il Duce e Chur­cill ave­vano uti­liz­za­to per comu­ni­care tra loro, con­te­nen­ti certe promesse che avreb­bero potu­to ingua­iare lo stes­so Pri­mo Min­istro inglese e forse dare una via di fuga onorev­ole a Ben­i­to Mus­soli­ni. Ne ha par­la­to anche RaiTre in due lunghi servizi det­tagliati in due pun­tate il 30 agos­to ed il 6 set­tem­bre di quest’an­no. Ma che c’en­tra la veg­gente Maria Rosa Busi con l’Oro di Don­go? Come Bres­ciaog­gi ha scrit­to ai pri­mi di agos­to la veg­gente bres­ciana (già conosci­u­ta per la risoluzione di alcu­ni casi di per­sone scom­parse nel nos­tra provin­cia per la cui ricer­ca sono sta­ti uti­liz­za­ti i suoi poteri para­nor­mali) rac­con­tò al sin­da­co di Gar­done Riv­iera ed alla pres­i­dente del Vit­to­ri­ale che gra­zie ad alcune riv­e­lazioni extrasen­so­ri­ali (la Busi affer­ma di avere incon­tri con spir­i­ti di per­sone scom­parse) lei sape­va che quel famoso «Oro di Don­go» si trova­va nel par­co del Vit­to­ri­ale. Dopo le ferie la Busi si è incon­tra­ta con i due diri­gen­ti e tramite una con­sulen­za legale, nel rispet­to del­l’ar­ti­co­lo 932 del Codice Civile (che assi­cu­ra una spet­tan­za a chi tro­va un tesoro) han­no con­corda­to una con­ven­zione che ha dato il via agli scavi, il cui inizio è avvenu­to ieri. La ricer­ca non è però ter­mi­na­ta. Ques­ta mat­ti­na è atte­so nel Vit­to­ri­ale un marmista spe­cial­iz­za­to che provved­erà ad aprire la tom­ba, nel­la piazzetta di Ese­dra, che dal 1938 (anno del­la morte) fino al 1963 con­servò le spoglie del Vate. Pare che anche quel sacro luo­go pos­sa essere sta­to uno dei nascondigli per il famoso carteg­gio Mus­soli­ni-Churchill. Qualo­ra si tro­vi qual­cosa in ques­ta mis­te­riosa sto­ria res­ta da capire chi pos­sa essere sta­to a nascon­dere questi tesori, per quali motivi ed in che data esat­ta­mente abbia potu­to far­lo. Durante la Repub­bli­ca di Salò, quan­do Mus­soli­ni vive­va a Gargnano e la sua amante Claret­ta Petac­ci fre­quen­ta­va il Vit­to­ri­ale, oppure dopo la fine del­la guer­ra ad opera di mis­te­riosi per­son­ag­gi? Domande sen­za risposte, avvolte anco­ra da un fit­to mis­tero, ma chissà che non sia la vec­chia tom­ba del Vate a rispon­der­ci già ques­ta mattina.