Da oggi fino a domenica una mostra di foto e disegni sulle fortificazioni di epoca altomedievale nell’area benacense.

Quando la potente Rocca dominava il lago

19/12/2000 in Avvenimenti
Parole chiave: -
Di Luca Delpozzo
a.p.

«Ricerche e stu­di sulle for­ti­fi­cazioni altome­dievali nell’area garde­sana»: è il tito­lo del­la mostra che si apre oggi alle 15 pres­so il palaz­zo dei con­gres­si nell’ambito delle man­i­fes­tazioni del tra gli olivi. La rasseg­na, cura­ta sot­to il pro­fi­lo sci­en­tifi­co dall’équipe del pro­fes­sor Gian Pietro Bro­gi­o­lo e dall’Archeolab di Padenghe sul Gar­da, attra­ver­so una ric­ca serie di fotografie e dis­eg­ni fa il pun­to sulle ricerche arche­o­logiche d’età altome­dievale com­piute negli ulti­mi anni nell’area garde­sana garde­sana e sul ruo­lo fon­da­men­tale assolto dalle for­ti­fi­cazioni di quel­la zona dal­la cadu­ta dell’impero romano all’epoca lon­go­b­ar­da, dall’epoca fran­ca a quel­la otto­ni­ana. Del resto, gra­zie al prog­et­to Ade­laide ’99, volu­to dalle Ammin­is­trazioni comu­nali di Gar­da e e dal­la Provin­cia in occa­sione del mil­lenario del­la morte dell’imperatrice Ade­laide di Bor­gogna, e ad un anal­o­go prog­et­to del comune di Cavaion, negli ulti­mi tre anni sul­la spon­da ori­en­tale del Gar­da sono state con­dotte da Bro­gi­o­lo e dai suoi col­lab­o­ra­tori numerose impor­tan­ti indagi­ni, che han­no per­me­s­so di ridis­eg­nare la map­pa degli inse­di­a­men­ti for­ti­fi­cati e di ridefinire le conoscen­ze sull’assetto politi­co del pas­sato. Ogget­to delle ricerche svolte­si fra Gar­da, Bar­dolino, Coster­mano e Cavaion sono state le mem­o­rie del peri­o­do altome­dievale, quel­lo che vide il lago assumere un ruo­lo strate­gi­co di asso­lu­to rilie­vo nell’Italia set­ten­tri­onale, tan­to che Gar­da (o meglio, la sua poten­tis­si­ma Roc­ca) diede il pro­prio nome a tut­to il lago, sos­tituen­do­lo a quel­lo lati­no di Bena­cus. In par­ti­co­lare, il castel­lo, oggi scom­par­so (ma le ricerche in cor­so ne stan­no facen­do riaf­fio­rare i resti) è entra­to nel mito per il fat­to che nell’aprile del 951 vi venne imp­ri­gion­a­ta Ade­laide di Bor­gogna, poi fug­gi­tane avven­tur­osa­mente. La sua «col­pa» era quel­la d’aver rifi­u­ta­to di sposare Adal­ber­to, figlio di Beren­gario II, che per impos­ses­sar­si del­la coro­na le ave­va prob­a­bil­mente fat­to avve­lenare il mar­i­to Lotario, re d’Italia. In aiu­to di Ade­laide scese poi in Italia l’imperatore Ottone I, che la prese in moglie. Ade­laide gov­ernò l’impero per qua­si mez­zo sec­o­lo, pri­ma col mar­i­to Ottone I e poi accan­to al figlio Ottone II e al nipote Ottone III. Si spense in odore di san­tità a Seltz il 16 dicem­bre del 999. Sig­ni­fica­ti­va, all’interno del­la mostra, l’illustrazione di quel «per­cor­so lon­go­b­ar­do-car­olin­gio a Gar­da e Bar­dolino», che tro­va sul ter­ri­to­rio una adegua­ta seg­nalet­i­ca. Il trac­cia­to, delin­eato la scor­sa estate, si sno­da attra­ver­so la pieve di Gar­da, le chiese bar­do­line­si di San Severo e San Zeno, la chieset­ta campestre di San Vito nell’entroterra di Bar­dolino, la Roc­ca e poi la pieve di Cisano. La mostra rimar­rà aper­ta sino a domeni­ca. È vis­itabile dalle 9 alle 12 del mat­ti­no e dalle 15 alle 17 del pomerig­gio, ma purtrop­po, per ragioni orga­niz­za­tive, viene aper­ta soltan­to su preno­tazione: chi è inter­es­sato deve dunque con­tattare il Comune di Gar­da (tele­fono 045.620.8420) o la civi­ca (045.725.6999). (a.p.)

Parole chiave: -