Il pronunciamento dopo la protesta per i criteri decisi dal Comune Il posto barca si paga in base allo spazio occupato

Regione, «sì» ai diportisti

Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

«Si paga solo per lo spazio occu­pa­to real­mente dal natante». Il pro­nun­ci­a­men­to, che ha carat­tere defin­i­ti­vo, arri­va dal­la in rispos­ta a un que­si­to avan­za­to dal difen­sore civi­co di Desen­zano, che a sua vol­ta era sta­to sol­lecita­to a dare un parere dal­la protes­ta di un diportista del cen­tro garde­sano. Per molti pro­pri­etari di bar­ca, in par­ti­co­lare per quel­li di Desen­zano, l’importo del canone di con­ces­sione del pos­to bar­ca risul­ta­va infat­ti supe­ri­ore per il cri­te­rio adot­ta­to dal Comune, sec­on­do cui lo spazio da con­sid­er­are per l’applicazione del canone non dove­va essere quel­lo real­mente occu­pa­to dal natante, ma dell’intera area deter­mi­na­ta dall’ufficio tec­ni­co. Un esem­pio: il Comune ha rica­va­to dei posti bar­ca larghi 3 metri e lunghi 8. Dove ci può stare sen­za prob­le­mi un natante lun­go 7 e largo 2.50. Cosa suc­cede? Che il Comune pre­tende un impor­to del canone per lo spazio pre­de­ter­mi­na­to dai suoi uffi­ci, quin­di che risul­ta dal prodot­to di 3 per 8, anzichè di 7 per 2 e 50. Nat­u­ral­mente, la dif­feren­za in mon­e­ta sonante in alcu­ni casi può essere notev­ole: si par­la di centi­na­ia di euro in un anno pagati in più. A porre fine a ques­ta querelle, che se pro­trat­ta nel tem­po avrebbe potu­to innescare una raf­fi­ca di ricor­si giudiziari dalle con­seguen­ze inim­mag­in­abili, è sta­to Mau­r­izio Gal­li, diri­gente dell’Ufficio vie nav­i­ga­bili e logis­ti­ca del set­tore infra­strut­ture e mobil­ità (l’ex asses­so­ra­to ai trasporti e mobil­ità) del­la Regione Lom­bar­dia che, rispon­den­do alla let­tera di chiari­men­ti del difen­sore civi­co Esteri­no Cal­ef­fi, ha dato final­mente una rispos­ta inequiv­o­ca­bile, che tra l’altro è una con­fer­ma a una con­sol­i­da­ta pro­ce­du­ra leg­isla­ti­va, che dura­va da almeno vent’anni. «Come già ril­e­va­to — scrive Gal­li — la legge regionale 22 del 1998 dispone che lo spazio acqueo o a ter­ra occu­pa­to viene cal­co­la­to in metri qua­drati, tenen­do con­to di tutte le aree comunque sot­trat­te all’uso pub­bli­co, anche se tem­po­ranea­mente… Per le sole con­ces­sioni di ormeg­gio il canone dovu­to è uni­co e cor­risponde al val­ore del solo spazio occu­pa­to dal­l’u­nità di … Per indi­vid­uare tale spazio — con­tin­ua il diri­gente dell’ufficio garde­sano — la Regione ha più volte for­ni­to ai Comu­ni e alle ges­tioni asso­ciate l’indicazione di cal­co­lare il ret­tan­go­lo dato da lunghez­za fuori tut­to per larghez­za fuori tut­to del­l’im­bar­cazione. Tale cri­te­rio è sta­to ritenu­to ido­neo anche in con­sid­er­azione del fat­to che lo spazio indi­vid­u­a­to con la for­mu­la lunghez­za per larghez­za è un ret­tan­go­lo qua­si sem­pre mag­giore del­lo spazio real­mente occu­pa­to dall’imbarcazione, per­tan­to, in cer­to qual modo com­pren­si­vo del­lo spazio nec­es­sario per l’ormeg­gio». Tra i dipo­tisti che si era­no riv­olti prote­s­tando per l’ingiusta inter­pre­tazione, il più atti­vo è sta­to il fer­roviere Rober­to Roviaro che, ulti­ma­mente, ave­va coin­volto il difen­sore civi­co. Tra l’altro il Comune di Desen­zano, che ave­va fis­sato questo cri­te­rio, ave­va acquisi­to e fat­to pro­prio il parere di un legale del pos­to. Cer­ta­mente, ad ingar­bugliare non poco la di sci­plina delle con­ces­sioni e dei canoni dema­niali, è sta­ta la pro­duzione ecces­si­va di leg­gi e cir­co­lari che non sem­pre han­no avu­to il mer­i­to di chiarire o sciogliere i dub­bi riguardan­ti l’interpretazione. Per oltre vent’anni, ma anche con la legge del 1998, la Regione non ave­va fat­to altro che appli­care un canone che sca­turi­va dal­lo spazio occu­pa­to dal­la bar­ca (il cosid­det­to «mod­u­lo d’in­gom­bro»). E stop. Poi, il cam­bio deciso negli uffi­ci comu­nali per­chè venisse adot­ta­to un cri­te­rio che, sec­on­do il parere del­la Regione, si è dimostra­to non con­forme. E per for­tu­na che non si è fat­to avan­ti nes­suno per esigere un even­tuale rim­bor­so delle somme ver­sate in più. Se così fos­se sta­to, i Comu­ni (non solo quel­lo di Desen­zano) avreb­bero dovu­to resti­tuire diverse migli­a­ia di euro ai diportisti dan­neg­giati.