La ricerca, un volume dedicato alla trecentesca chiesetta

S. Pietro in Luconeun tuffo nella storia

24/04/2008 in Cultura
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Di Luca Delpozzo
G.B.M.

Tra le alture moreniche accan­to a Polpe­nazze, nel­la Valte­n­e­si, un’incantevole con­ca ospitò per migli­a­ia d’anni il lago Lucone, ora ridot­to ad uno stag­no. Lucone è ter­mine deriva­to da lucus, bosco sacro, e ricor­da sed­i­men­tate tradizioni reli­giose legate alle divinità boscherec­ce così fre­quen­ti anche pres­so le antiche popo­lazioni del Nord Italia. A più riprese numerosi ritrova­men­ti arche­o­logi­ci, tra cui quel­lo di una piroga risalente a cir­ca 4000 anni fa, han­no per­me­s­so di delin­eare un quadro abbas­tan­za ver­i­tiero del popo­la­men­to del­la zona e del­la civiltà dei suoi abitanti.In questo ambi­ente si tro­va la tre­cen­tesca chieset­ta di San Pietro in Lucone, ora tor­na­ta all’antico splen­dore dopo i restau­ri suc­ces­sivi all’evento sis­mi­co del 24 novem­bre 2004. Ne han­no inda­ga­to le vicende storiche, sec­on­do le pro­prie com­pe­ten­ze e con amorev­ole dedi­zione, il pro­fes­sor Luciano e l’ingegner Gio­van­ni Pros­pero, due appas­sion­ati ricer­ca­tori di Polpe­nazze. I risul­tati del­la ricer­ca sono pre­sen­tati nel vol­ume «La chiesa di San Pietro in Lucone — L’indagine stori­co-architet­ton­i­ca e la sequen­za del­la Chiesa», edi­to a cura del Comune di Polpe­nazze. Nul­la si sa delle orig­i­ni e sem­bra­no infon­date le ipote­si che col­leghereb­bero la chiesa ad un inse­di­a­men­to monas­ti­co col­le­ga­to a San Pietro in Monte di Ser­le. I ricer­ca­tori mostra­no grande pru­den­za: «L’attuale chiesa, di impianto tre­cen­tesco, fu real­iz­za­ta in segui­to al prob­a­bile crol­lo del­la chiesa roman­i­ca prece­dente, prob­a­bil­mente cos­ti­tui­ta da una sola aula, forse con abside semi­cir­co­lare». La doc­u­men­tazione archivis­ti­ca dei sec­oli suc­ces­sivi, invece, è copiosa e per­me­tte di ricostru­ire le vicende del man­u­fat­to a par­tire dal cam­panile per giun­gere alle strut­ture interne. Tut­tavia anche le anal­isi del­lo schema plani­met­ri­co e dell’edificio for­niscono infor­mazioni abbas­tan­za sicure come quel­la rel­a­ti­va alla prece­dente costruzione del cam­panile rispet­to alla chiesa. Inter­es­san­ti scop­erte riguardano anche la fac­cia­ta d’ingresso, la parete absi­dale e il trat­to perime­trale del muro nord. La cop­er­tu­ra orig­i­nar­ia del­la chiesa con tet­to a vista fu sos­ti­tui­ta con volte a crociera; per questo «furono abbas­sati i pro­fili dei seg­men­ti ram­pan­ti degli archi a ogi­va e le altezze delle loro frec­ce, per far sì che i pro­fili degli spic­chi delle volte, … potessero super­are le altezze degli archi… e appog­gia­r­si sulle pareti laterali».Nelle navate lat­er­ali sono poste le due cap­pelle ded­i­cate a San Roc­co, a sin­is­tra, e alla Bea­ta Vergine a destra; quest’ultima potrebbe essere sta­ta costru­i­ta intorno al 1530, cioè, pri­ma del­la real­iz­zazione delle volte a crociera. Una curiosità: in ques­ta cap­pel­la vi era «un ovo grosso bian­co di lev­ante» lega­to da una cor­da che pen­de­va dal­la lam­pa­da, pre­sum­i­bil­mente pos­to in cen­tro ed aggan­ci­a­to in alto al sof­fit­to del­la cap­pel­la. «L’uovo di struz­zo è l’emblema del­la per­fezione div­ina… è col­le­ga­to all’ del­la luce div­ina che mette ordine al cos­mo e dis­tribuisce conoscenza».L’interno del­la chiesa di San Pietro è imprezios­i­to da inter­es­san­ti affres­chi descrit­ti con sagace, anche se sin­tet­i­ca, acrib­ia dai due autori.

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