Una proposta per ricordare il grande scrittore veneziano.

Salò e Desenzano: una via per onorare C. Goldoni

26/11/2002 in Curiosità
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Di Luca Delpozzo
Basso lago

Car­lo Goldoni, il grande comme­dio­grafo veneziano, fu lega­to a Salò, dove la madre possede­va una casa. Nel 1732, all’età di 25 anni e già avvo­ca­to, scap­pò da Venezia per sot­trar­si a un mat­ri­mo­nio prob­a­bil­mente com­bi­na­to e che non gli anda­va a genio. Pen­sò di rag­giun­gere e fece sos­ta a Desen­zano. Prese allog­gio nel­la stes­sa locan­da in cui sette anni pri­ma ? anco­ra stu­dente all’ di Pavia ? ave­va cor­so il ris­chio di essere ucciso da un ladro, durante una breve sos­ta assieme a una bel­la veneziana, più vec­chia di lui di alcu­ni anni, con la quale sta­va viven­do un’avventura amorosa. Nel­la nuo­va cir­costan­za conobbe un abate di Salò il quale lo invitò a vis­itare l’amena cit­tad­i­na che non conosce­va. Goldoni tra­mandò il ricor­do di quei giorni in una pag­i­na assai piacev­ole delle pro­prie Mem­o­rie che vale la pena di rileg­gere, spac­ca­to di un mon­do di grande fas­ci­no. Ma las­ci­amo la paro­la al cele­bre comme­dio­grafo: «Poiché il march­ese Maf­fei non era a Verona, pre­si la stra­da per Bres­cia, e mi fer­mai a dormire a Desen­zano, sul , e pre­cisa­mente nel­la stes­sa locan­da dove qualche anno pri­ma ave­vo cor­so il ris­chio di essere assas­si­na­to: domandai alla gente del­la locan­da se si ricor­da­vano di quel­la avven­tu­ra, mi risposero di sì e che lo sceller­a­to, che ave­va commes­so altri delit­ti, era sta­to impic­ca­to. Sedu­to alla tavola comune, nonos­tante i miei dispi­ac­eri, man­giai col miglior appeti­to; mi trovai accan­to un Abate del­la cit­tà di Salò; la piacev­ole con­ver­sazione di questo Abate mi fornì l’occasione d’andare a vis­itare questo affas­ci­nate paese, dove si passeg­gia tra gli aran­ci all’aria aper­ta sem­pre costeggian­do un lago delizioso». «Un altro moti­vo mi indusse a cam­biare stra­da. Ero molto a cor­to di denaro. For­tu­nata­mente mia madre possede­va una casa a Salò, e poiché ero conosci­u­to dal locatario, pote­vo sper­are di trarne van­tag­gio». «Desen­zano dista da Salò quat­tro leghe. Le per­cor­rem­mo a cav­al­lo, l’Abate ed io, per godere mag­gior­mente ques­ta piacev­ole passeg­gia­ta; e ritor­nai (a Desen­zano, ndr.) dopo tre giorni molto piacevoli, da solo, ma con qualche zecchi­no che il locatario di mia madre mi ave­va antic­i­pa­to». Goldoni si diresse quin­di a Bres­cia, dove poté leg­gere al fun­zionario vene­to , conosci­u­to a Fel­tre, e «a varie per­sone di let­tere che sono in gran­dis­si­mo numero e deg­ne di som­ma sti­ma a Bres­cia», il dram­ma Amalas­sun­ta. E pros­eguì il suo viag­gio. A ricor­do del­la sos­ta sul Gar­da, e del­la sin­tet­i­ca ma sug­ges­ti­va descrizione del­la bellez­za del pae­sag­gio lacus­tre, per­ché Salò e Desen­zano non ded­i­cano una stra­da a Car­lo Goldoni?

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