Appena ultimato l'arredamento si partirà con il trasloco. Il direttore lavori: «Un omaggio all'architetto Campetti» Dopo cinque anni si conclude, domani, il tribolato restauro

S’alza il sipario sul nuovo municipio

30/01/2003 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Gianluca Marcolini

A cinque anni di dis­tan­za, dopo una serie infini­ta d’in­ter­ruzioni (tra scavi arche­o­logi­ci e prob­lem­i­ni vari), inci­den­ti di per­cor­so, avvi­cen­da­men­ti e liti anche furi­bonde è giun­to, final­mente, il grande giorno: domani si chi­ude uffi­cial­mente il tor­men­ta­to restau­ro del palaz­zo munic­i­pale di Arco. Lunedì mat­ti­na l’ar­chitet­to Gio­vanazzi provved­erà a sti­lare il ver­bale di fine lavori.Per Arco è un momen­to addirit­tura stori­co. Col pas­sare del tem­po la ristrut­turazione del munici­pio di piaz­za 3 Novem­bre è anda­ta via via mer­i­tan­dosi il tito­lo di «opera pub­bli­ca più tri­bo­la­ta» nel­la sto­ria del­la comu­nità arcense. In molti temevano di non ved­erne mai la fine, di dover peren­nemente con­vi­vere, nel cuore del­la cit­tà, con gru, impal­ca­ture e quan­t’al­tro. Invece il son­tu­oso palaz­zo è prati­ca­mente pron­to. L’ar­chitet­to Ser­gio Gio­vanazzi, che ha sos­ti­tu­ito il com­pianto Gian­maria Campet­ti nel­la direzione lavori, è sta­to di paro­la: «vedrete, entro gen­naio con­seg­ner­e­mo l’opera!». Pun­tuale come un orolo­gio svizze­ro il pro­fes­sion­ista trenti­no darà, domani, l’or­dine di sgombero agli operai del­l’im­pre­sa Azzoli­ni men­tre lunedì mat­ti­na provved­erà a con­seg­nare all’uf­fi­cio tec­ni­co il tan­to agog­na­to ver­bale di fine lavori. «Per quan­to con­cerne la parte edilizia pos­si­amo dire che l’opera è fini­ta — com­men­ta sod­dis­fat­to l’ar­chitet­to Gio­vanazzi, di ritorno da un sopral­lu­o­go al cantiere — all’ap­pel­lo man­ca, ora, soltan­to l’alles­ti­men­to degli arre­di a cui sta provve­den­do l’ar­chitet­to Rober­to Festi di Tren­to. Dopodiché si potrà par­tire con il traslo­co». Che con ogni prob­a­bil­ità si effettuerà ques­ta pri­mav­era in maniera da pro­cedere con il taglio del nas­tro vero e pro­prio pri­ma del­l’es­tate. «Siamo con­tenti di essere rius­ci­ti a rispettare tem­pi e sol­di — spie­ga il diret­tore lavori — ma soprat­tut­to siamo con­vin­ti di aver svolto un buon lavoro. Alla fine ne è venu­to fuori un palaz­zo munic­i­pale di cui gli arcensi andran­no sicu­ra­mente fieri. E’ un inter­ven­to che si col­lo­ca tra i migliori del suo genere in Trenti­no. E gran parte del mer­i­to va a chi lo ha prog­et­ta­to, all’ar­chitet­to Gian­maria Campet­ti. Per quan­to c’è sta­to pos­si­bile abbi­amo appor­ta­to alcu­ni miglio­ra­men­ti ma l’impianto è suo. Cre­do sia il gius­to omag­gio a quel gran pro­fes­sion­ista che era». Si dovrà atten­dere, invece, anco­ra qualche tem­po affinché lo sca­vo arche­o­logi­co diven­ti parte inte­grante ed “atti­va” del munici­pio. «Questo è un altro cam­po — sot­to­lin­ea Gio­vanazzi — che com­pete agli stori­ci del­la Provin­cia». Ma quan­do avran­no ter­mi­na­to il loro lavoro quel­lo che a suo tem­po si era riv­e­la­to un impic­cio niente male nel­l’ese­cuzione del­l’in­ter­ven­to, ossia il ritrova­men­to di alcu­ni reper­ti stori­ci risalen­ti all’età del fer­ro e all’e­poca romana nelle vis­cere del­l’ed­i­fi­cio (per cui si era reso nec­ces­sario chi­ud­ere il cantiere per diver­si mesi), ren­derà ancor più sug­ges­ti­vo il nuo­vo munici­pio. L’u­ni­co dub­bio riguar­da gli spazi: in cinque anni le esi­gen­ze del­la macchi­na ammin­is­tra­ti­va sono di molto aumen­tate. E forse questo mer­av­iglioso palaz­zo nasce già trop­po pic­co­lo.