Inoleggiatori della sponda bresciana del Garda sul piede di guerra per il rincaro del canone degli ormeggi. L’affitto annuale costa quasi il doppio di un posto barca in porto E sta per chiudere l’unico Ufficio di navigazione del lago

Scatta la protesta delle boe

23/12/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

I noleg­gia­tori del sono sul piede di guer­ra con­tro la a causa del rin­caro del canone delle boe d’ormeggio. Una protes­ta che rischia di esten­der­si a mac­chia d’olio anche sul­la riv­iera Veronese del lago, tenu­to con­to che l’Associazione noleg­gia­tori, pre­siedu­ta dal veronese Alber­to Per­inel­li, aggre­ga anche molti eser­centi del pos­to. A scatenare la querelle è, come si dice­va, una deci­sione del­la Regione Lom­bar­dia, che per­al­tro era già con­tenu­ta in una legge del gen­naio del 2000, che ha fis­sato un aumen­to dei canoni per la posa di boe d’ormeggio che sfio­ra il 90 per cen­to rispet­to alla tar­if­fa di neanche due anni fa. Ma quel che fa arrab­biare di più i noleg­gia­tori di ped­alò, natan­ti a motore e di tutte le altre imbar­cazioni che pos­sono essere noleg­giate, è che, men­tre all’interno di un por­to il pos­to bar­ca viene a costare 33 mila lire al metro quadra­to per ingom­bro, al di fuori di esso per una boa (fra l’altro con gli immag­in­abili dis­a­gi e peripezie per rag­giunger­la da riva) il canone è di 45 mila lire al metro quadra­to. Inoltre, sot­to­lin­eano i noleg­gia­tori garde­sani, vi sono da aggiun­gere altri costi pri­ma di pot­er attac­cere il natante alla boa. Costi che si riferiscono al prog­et­to che deve essere fir­ma­to da un tec­ni­co pro­fes­sion­ista, ai cor­pi mor­ti e alla catene­r­ia che deve essere posa­ta sul fon­dale, alle carte da bol­lo e alle spese per altre incomben­ze. Il tut­to si aggi­ra, quin­di, sulle tre, quat­tro­cen­to mila lire, da con­teggia­re oltre ai sol­di da sbor­sare per il canone dema­niale. Per fare un esem­pio, un natante a vela lun­go 6 metri e largo 2 metri e mez­zo, anco­ra­to fuori dal por­to, pagherebbe la bellez­za di 825 mila lire, qua­si il doppio di un «cug­i­no» ormeg­gia­to al riparo e con meno dis­a­gi nel por­to pub­bli­co. Il pres­i­dente dell’associazione, Alber­to Per­inel­li, con i suoi col­lab­o­ra­tori Pier­lui­gi Carmi­nati e Piero Gia­comel­li, ha annun­ci­a­to alcune inizia­tive: una let­tera uffi­ciale da inviare agli organi com­pe­ten­ti, quin­di il manda­to a un legale per tute­lare gli inter­es­si del­la cat­e­go­ria e, infine, se pro­prio non si dovesse ottenere nul­la, anche la minac­cia di non pagare i canoni. Che, nel frat­tem­po, nes­suno dei noleg­gia­tori, ai quali è già sta­to noti­fi­ca­to il paga­men­to del canone del 2002, ha ver­sato. Per esem­pio, Per­inel­li osser­va che le planime­trie da far redi­gere ad un tec­ni­co pos­sano essere rilas­ci­ate dai Comu­ni, come già avveni­va qualche tem­po fa da parte dell’Ispettorato di por­to di Desen­zano. Ma non sono finite qui le proteste del­la cat­e­go­ria, che unisce un centi­naio di aziende su tutte e tre le sponde del lago di Gar­da. Infat­ti, l’unico Uffi­cio di che esiste­va sul Gar­da, cioè quel­lo di Desen­zano, sta per chi­ud­ere i bat­ten­ti a causa del trasfer­i­men­to delle fun­zioni ai Comu­ni e alle Province. Anal­o­go effet­to si deter­min­erà tra non molto sul­la cos­ta Veronese. E questo provocherà un dis­tac­co ancor mag­giore tra uffi­ci pub­bli­ci e cittadino.