Tonelli chiede un approfondito confronto pubblico sull’impianto dentro l’Altissimo. L’assessore di Torbole esclude spazi alla Mala per la roccia estratta Il geologo Ceschini mette in guardia da prelievi d’acqua in superficie e avverte sulla natura carsica

Schiume, sorgenti, detriti: la centrale fa paura

01/04/2009 in Attualità
Di Luca Delpozzo
LUCA ZANIN

Nonos­tante pro­mo­tori e prog­et­tisti del­la mega­cen­trale elet­tri­ca dell’Altissimo si siano mossi con la mas­si­ma cautela riguar­do agli inevitabili prob­le­mi di carat­tere ambi­en­tale, la grande opera pre­oc­cu­pa. Eccome se pre­oc­cu­pa. Le prime reazioni alla descrizione del prog­et­to — fat­ta ieri su queste colonne — seg­nalano che tut­ti apprez­zano la prospet­ti­va di una nuo­va, impo­nente fonte di ener­gia puli­ta. Ma che si pre­tende siano fugati svariati dub­bi e motivi di allarme. Per l’amministrazione comu­nale di Nago-Tor­bole, sul cui ter­ri­to­rio si real­izzerà l’enorme cen­trale-groviera sca­v­a­ta e cela­ta den­tro la mon­tagna, si esprime a chiare let­tere l’assessore all’urbanistica Eral­do Tonel­li. «Anz­i­tut­to dico lo scon­cer­to per la totale man­can­za di coin­vol­gi­men­to del nos­tro Comune di fronte a un prog­et­to già ben strut­tura­to e det­taglia­to. Per questo tro­vo impor­tante che sia almeno pas­sato in con­siglio provin­ciale l’ordine del giorno che prevede il rispet­to dell’autogoverno locale e l’eventuale riconosci­men­to anche a Nago-Tor­bole di una quo­ta dei canoni di con­ces­sione, quale ris­arci­men­to per il con­sumo del nos­tro ter­ri­to­rio». Nel mer­i­to delle scelte prog­et­tuali, Tonel­li avan­za un paio di obiezioni for­ti. «Si prevede una gal­le­ria per scari­care alla Mala di Nago il mate­ri­ale estrat­to dal­la mon­tagna. Forse non si è real­iz­za­to che in quel sito la cava non esiste più, esistono spazi già asseg­nati e in cor­so di infra­strut­turazione a favore di diverse imp­rese. Non vor­rei che in realtà di facesse rifer­i­men­to alla val­let­ta chia­ma­ta Val, per la quale ricor­do che la pre­vi­sione di una dis­car­i­ca di iner­ti è sta­ta net­ta­mente super­a­ta dal piano urban­is­ti­co provin­ciale, con la dis­ci­plina ad area agri­co­la di pre­gio. Insom­ma, lì non c’è davvero nul­la da riem­pire nè da rin­verdire». Tonel­li poi si sof­fer­ma sul­la pre­vi­sione di una gran mas­sa d’acqua che ver­rà pom­pa­ta e poi reimmes­sa nel Gar­da tutte le not­ti e tut­ti i giorni. «Vi immag­i­nate che enorme cen­trifu­ga delle microal­ghe noto­ri­a­mente con­tenute nell’acqua bena­cense? L’esempio di Riva — la cui cen­trale per­al­tro non con­tem­pla cer­to un salto di 1600 metri — è illu­mi­nante cir­ca il ris­chio che queste alghe nelle con­dotte vengano emul­sion­ate, per ritornare nel lago sot­to­for­ma di schi­u­ma. Noi vivi­amo tut­ti di tur­is­mo, sarebbe davvero un dis­as­tro. Ecco per­chè dico, sen­za alcu­na con­tra­ri­età pregiudiziale al prog­et­to, che occorre una pre­sen­tazione pub­bli­ca — direi nel­la sala del­la comu­nità di Nago — nell’ambito di un proces­so deci­sion­ale davvero demo­c­ra­ti­co e parte­ci­pa­to». In fon­do qui arri­va anche Dan­ny Zampic­coli, la gui­da alpina che gestisce il rifu­gio Chiesa sull’Altissimo. In futuro si tro­verebbe a sedere esat­ta­mente sopra la grande «idrovo­ra» vibrante nel­la mon­tagna. «Idee come queste — dice il popo­lare alpin­ista — appaiono istin­ti­va­mente bel­lis­sime, come le promesse di Berlus­coni. Poi bisogna scen­dere al con­cre­to, ved­er­le tradotte sul ter­ri­to­rio. Pro­dur­ran­no ener­gia puli­ta e porter­an­no addirit­tura l’acqua gratis al nos­tro rifu­gio? Benis­si­mo, direi. Ma è gius­to dif­fi­dare: io sto com­pran­do un’auto e mi offrono sem­pre l’affare dell’anno. Io non voglio fare l’affare, voglio il prez­zo gius­to e il prodot­to a pos­to. Ecco per­chè su ques­ta cen­trale chiedo chiarez­za e con­fron­to tec­ni­co con voci autorevoli in gra­do di soll­e­vare tutte le obiezioni del caso». Piut­tosto ras­si­cu­rante è la pri­ma anal­isi «a cal­do» del geol­o­go Vin­cen­zo Ces­chi­ni, del­e­ga­to del­la per i prob­le­mi ambi­en­tali. «Con­fer­mo che il pre­lie­vo d’acqua sarà inin­flu­ente sui liv­el­li del lago, vista la sua mas­sa d’acqua com­p­lessi­va. Il sis­tema del pom­pag­gio, per­al­tro, si prat­i­ca già per la cen­trale di Riva e da Gargnano al baci­no di Valvesti­no. Cer­to serve un otti­mo stu­dio d’impatto ambi­en­tale, è quel che si è det­to anche ieri nel cor­so di una riu­nione tra , Par­co Alto Gar­da Bres­ciano, gestori del depu­ra­tore del bas­so lago e sin­daci. Un aspet­to che mi sem­bra ril­e­vante è il pun­to di pre­lie­vo dell’acqua: sarebbe oppor­tuno estrar­la dal fon­do e resti­tuir­la sem­pre in pro­fon­dità, dove è meno cal­da, sì da evitare che si alteri di parec­chio la tem­per­atu­ra, come accade con il fiume Sar­ca». Il geol­o­go rivano si pro­nun­cia anche sul­la del­i­ca­ta fac­cen­da del taglio di sor­gen­ti interne alla mon­tagna. «Non min­i­mizzerei i peri­coli — dice — per­chè il Bal­do è un mas­s­ic­cio car­si­co, non si conoscono i reali per­cor­si delle vene d’acqua che cos­ti­tu­is­cono preziose sor­gen­ti sub­la­cus­tri. Captare queste sor­gen­ti, del resto, non è impre­sa facile, ricor­diamo­ci cosa accadde quan­do si scavò il tun­nel per la val di Ledro, inter­cettan­do l’acqua del­lo Sper­one. Sarà nec­es­sario sot­to­porre l’Altissimo a una sor­ta di Tac, per map­pare con esat­tez­za le vie dell’acqua ed evitare dis­as­tri. Si può fare tut­to, purchè il rispet­to dell’ambiente sia con­sid­er­a­to pri­or­i­tario».