In dirittura di arrivo la vicenda, che dura da anni, legata al destino della piattaforma galleggiante Blitz all’alba, aperto il cantiere. Intervento da 108 mila euro

Si demolisce lo Space boat

27/04/2007 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

È, com­in­ci­a­to ieri mat­ti­na il con­to alla roves­cia per la demolizione dell’Ufo gal­leg­giante, ormeg­gia­to da parec­chi anni in sta­to ormai d’abbandono nel­lo spec­chio acqueo anti­s­tante il parcheg­gio Monte .Era­no le sette in pun­to quan­do gli uomi­ni ed i mezzi del­la dit­ta Pavoni di Vobarno, incar­i­ca­ta dal Con­sorzio dei Comu­ni del , han­no fat­to il loro ingres­so nel posteg­gio, sis­te­man­do la rete di recinzione e gli automezzi che, nel giro di pochissi­mi giorni, real­izzer­an­no una sor­ta di pon­tile provvi­so­rio per far tran­sitare le ruspe ed iniziare così il com­p­lesso lavoro di demolizione del­lo Space boat. Entro ven­ti o trenta giorni al mas­si­mo dell’Ufo non dovrebbe restare più nul­la, se non il ricor­do. Un inter­ven­to che comunque costerà alle casse pub­bliche 108.700 euro, finanzi­a­to dal­la Regione, dal Con­sorzio e dal Comune, sol­di che servi­ran­no anche alle opere di smal­ti­men­to delle 1000 ton­nel­late di mate­ri­ale tra fer­ro, leg­no ed altro.Si è trat­ta­to di un vero e pro­prio blitz, quel­lo di ieri mat­ti­na. Nes­suno, tranne i pochi fun­zionari e gli ammin­is­tra­tori comu­nali di Sirmione, era­no a conoscen­za dell’operazione di demolizione del­la nave di pro­pri­età del­la Sane di Tremo­sine, il cui ammin­is­tra­tore uni­co è il sirmionese Attilio Scal­mana, 66 anni. Per evitare qualche even­tuale inizia­ti­va legale da parte di Scal­mana, è sta­to deciso per il fat­tore sor­pre­sa, anche per­ché, dal­la sen­ten­za di mer­i­to del 22 feb­braio scor­so del Tar di Bres­cia, non è sta­to pre­sen­ta­to dal­la Sane alcun appel­lo al Con­siglio di Sta­to. «Ques­ta ammin­is­trazione – affer­ma il sin­da­co Mau­r­izio Fer­rari – ha final­mente saputo risol­vere il grave prob­le­ma del­lo Space boat, abban­do­na­to lì da tan­ti anni con un’immagine non cer­to edi­f­i­cante per Sirmione: dob­bi­amo dire quin­di gra­zie sia al con­sorzio del demanio di Salò che al con­sigliere del­e­ga­to Luca Azzoni per aver saputo con caparbi­età intrapren­dere ques­ta operazione».E infat­ti è sta­to pro­prio Azzoni a (ri)prendere in mano l’annosa vicen­da dell’Ufo gal­leg­giante, dopo che «dal 1999 giace semi­af­fonda­to, con la chiglia appog­gia­ta sul fon­do del lago, e nelle sue par­ti emerse è in sta­to com­ple­to di abban­dono sen­za che siano state intrap­rese da allo­ra opere di sor­ta intese a rimet­ter­lo in con­dizioni di nav­i­gare». È il pas­sag­gio chi­ave del­la sen­ten­za defin­i­ti­va con cui i giu­di­ci ammin­is­tra­tivi han­no dato la spal­la­ta defin­i­ti­va alle sper­anze di Scal­mana di tenere anco­ra in pie­di l’ex dis­cote­ca gal­leg­giante matri­co­la 3l-4056, iscrit­ta nel 1989 nei reg­istri dell’Ispettorato di Por­to. Da quel tem­po, per l’artigiano sirmionese sarebbe com­in­ci­a­to un aut­en­ti­co cal­vario, seg­na­to da cir­ca 30 tra ricor­si ed appel­li ai tri­bunali ammin­is­tra­tivi, tut­ti vin­ti, con­tro comune, regione e min­is­teri delle finanze e dell’interno. Una vicen­da incred­i­bile che, forse, con un po’ di buon sen­so da parte di tut­ti i suoi pro­tag­o­nisti sarebbe potu­ta finire meglio, sen­za las­cia­re sul ter­reno gente che ha vis­to sve­nar­si le pro­prie risorse eco­nomiche ed enti pub­bli­ci e fun­zionari insoli­ta­mente «sol­er­ti» che non han­no fat­to cer­to una bel­la figu­ra. «Esp­ri­mo la mia per­son­ale sod­dis­fazione per la chiusura di questo lun­go capi­to­lo di sto­ria sirmionese – dice Luca Azzoni – vor­rei per­ciò ringraziare l’ufficio del demanio di Salò, gli avvo­cati Sina, Bal­leri­ni e Bertuzzi che a vario tito­lo han­no saputo sbrogliare la matas­sa giuridica».

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