Palazzo Marchetti inizia già a svelare i suoi tesori artistici dimenticati

Sotto l’intonaco era celata la Giustizia

07/05/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Arco

La des­ti­nazione dei «piani alti» di Palaz­zo Mar­che­t­ti non è anco­ra decisa (i con­ti Pom­peati, ere­di del colon­nel­lo Ita­lo Mar­che­t­ti, dovreb­bero essere anco­ra impeg­nati su due fron­ti di trat­ta­ti­va: da una parte con il Comune di Arco, dal­l’al­tra, si dice, con una ban­ca e con una straniera), intan­to però pro­cede il lavoro del­l’ar­chitet­to Mar­co Angeli­ni, incar­i­ca­to del prog­et­to di restau­ro. Un prog­et­to estreme­mente impeg­na­ti­vo, viste le carat­ter­is­tiche storiche e mon­u­men­tali del­l’ed­i­fi­cio che nel Cinque­cen­to divenne dimo­ra cit­tad­i­na dei Con­ti d’Arco.Prima di com­in­cia­re, l’ar­chitet­to Angeli­ni dava per scon­ta­to che Palaz­zo Mar­che­t­ti avrebbe ris­er­va­to molte sor­p­rese. Ad esem­pio quelle nascoste sot­to gli intonaci che nel cor­so dei sec­oli si sono sovrap­posti. Infat­ti: lui ed i suoi col­lab­o­ra­tori devono anco­ra con­clud­ere le fasi pre­lim­i­nari del­la prog­et­tazione (il rilie­vo del­lo sta­to attuale), che già in una stan­za è venu­to alla luce il fram­men­to di un affres­co di cui non si ave­va notizia. Vi è raf­fig­u­ra­ta con trat­to stiliz­za­to una don­na che con una mano impugna una spa­da, con l’al­tra una bilan­cia: la gius­tizia, una delle quat­tro virtù car­di­nali. Ne è qua­si cer­ta Ele­na Fina, spe­cial­ista in restau­ro di affres­chi antichi. «E’ anco­ra presto per affer­mar­lo con sicurez­za, ma pen­so che sia un dip­in­to otto­cen­tesco, anche se la pre­sen­za del car­tiglio sopra la figu­ra fem­minile è tipi­ca del­la pit­tura del ‘600». L’is­crizione nel car­tiglio, il clas­si­co moti­vo orna­men­tale del roto­lo di car­ta o perga­me­na parzial­mente svolto, è in lati­no ed è rifer­i­to pro­prio alla gius­tizia, il che depone a favore del pronos­ti­co del­la restau­ra­trice: pri­ma o poi salter­an­no fuori anche la tem­per­an­za, la pru­den­za e la forza.La stan­za in cui è sta­to trova­to il fram­men­to è quel­la con avvolto sopra il por­ti­co di via Fer­rera. Un locale «minore», rispet­to ai saloni affres­cati e con il sof­fit­to a cas­set­toni, che forse nel­la pri­ma metà del­l’Ot­to­cen­to era adibito a uffi­cio del giu­dice. Il Mar­che­t­ti che acquistò uffi­cial­mente, nel 1846, il palaz­zo dei Con­ti d’Ar­co, era pro­prio giu­dice mandamentale.L’affresco del­la cam­era delle virtù — chi­ami­amo­la così, almeno fino a pro­va con­traria — è prob­a­bil­mente solo un assag­gio, dice la dot­tores­sa Fina che prossi­ma­mente eseguirà sondag­gi a tap­peto, del pat­ri­mo­nio artis­ti­co cop­er­to sec­o­lo dopo sec­o­lo sot­to mille mani di mal­ta e calce. Ma, para­dos­salmente, pro­prio l’essere sta­to sot­to­va­l­u­ta­to e mor­ti­fi­ca­to a questo modo l’ha sal­va­guarda­to dalle offese toc­cate invece agli affres­chi e ai dip­in­ti rimasti alla luce. Purtrop­po il degra­do la fa da padrone a Palaz­zo Mar­che­t­ti ed ogni giorno che pas­sa, per ammis­sione del­lo stes­so con­te Pom­peati, la situ­azione peg­gio­ra. Non si pote­va atten­dere oltre, il restau­ro, che final­mente ren­derà gius­tizia al mon­u­men­to più prezioso e ric­co di Arco, è una cura inevitabile ed urgente.

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