L’ex deportato Todros: «Trovai la forza di sopravvivere solo grazie a mio fratello»

Studenti in silenzio parla un testimone degli orrori nazisti

25/01/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
se.za.

Alla Sala del Caminet­to di Palaz­zo Fan­toni di Salò si è tenu­ta un’emozionante lezione di sto­ria per alcu­ni stu­den­ti del liceo «Fer­mi». Car­lo Todros, respon­s­abile per la provin­cia di Bres­cia dell’Associazione nazionale ex depor­tati e mem­bro del­la seg­rete­ria dell’Associazione nazionale par­ti­giani ital­iani, ha infat­ti rac­con­ta­to ai gio­vani liceali la sua espe­rien­za nel cam­po di ster­minio di Mau­thausen. L’incontro è sta­to volu­to dal diri­gente sco­las­ti­co, pro­fes­sores­sa Lil­iana Aimo, figlia di un par­ti­giano dec­o­ra­to con medaglia d’oro, alla quale Todros ha con­seg­na­to un Cd Rom sul­la Resisten­za. L’iniziativa rien­tra nel prog­et­to «Des­ti­nazione Auschwitz», coor­di­na­to dal pro­fes­sor Mas­si­mo Sgar­bi, che dovrebbe portare due clas­si del liceo «Fer­mi» in un viag­gio-pel­le­gri­nag­gio nel cam­po di ster­minio polac­co in mar­zo. Todros ha rie­vo­ca­to il dolore vis­su­to in pri­ma per­sona e ha ideal­mente con­seg­na­to alle gio­vani gen­er­azioni il tes­ti­mone del rispet­to per l’altro, indipen­den­te­mente dall’etnia, con­vinzione polit­i­ca o fede reli­giosa. Memo­ria stor­i­ca di chi ha vis­su­to l’umiliazione delle leg­gi razz­iali: l’espulsione dal­la scuo­la pub­bli­ca, la carcer­azione, la depor­tazione, l’annullamento del­la pro­pria per­son­al­ità; di chi ha vis­to il pro­prio nome trasfor­mar­si in un numero, ora cus­todi­to come reliquia di un pas­sato che nes­sun revi­sion­is­mo potrà mai can­cel­lare; di chi, detenu­to nel cam­po di con­cen­tra­men­to e rac­col­ta di Fos­soli, ha potu­to godere del­la mer­av­igliosa uman­ità del­la gente d’Emilia e di chi, nel­la lot­ta per la soprav­viven­za nel cam­po di Mau­thausen, ha dovu­to spogliar­si del­la pro­pria uman­ità, negan­do ogni for­ma di sol­i­da­ri­età a favore di un indi­vid­u­al­is­mo sfre­na­to. Donne denudate, rasate e depilate da «bar­bi­eri» costret­ti all’ingrato com­pi­to, vio­len­tate da cani; bam­bi­ni lan­ciati per aria fat­ti ogget­to di tiro a seg­no; gente che cer­ca negli escre­men­ti residui di cibo non diger­i­to per atten­uare i mor­si tremen­di del­la fame; campi fer­til­iz­za­ti con la cenere di padri e madri, ami­ci ed estranei, gente che, inabile al lavoro, non pote­va fare nem­meno lo schi­a­vo. Gli stu­den­ti del Liceo «Fer­mi» han­no ascolta­to le parole di Todros in pro­fon­do silen­zio e con com­mozione. Gli han­no chiesto dove avesse trova­to la forza di resistere: lui, un gio­van­ot­to di 19 anni, grande e grosso, cam­pi­one ital­iano di nuo­to nei 100 metri dor­so, sopravvis­su­to gra­zie alla forza morale che gli veni­va dal dormire accan­to al fratel­lo, pure inter­na­to. Ridot­to a lar­va umana di 35 chilo­gram­mi (dai 90 che era), ha saputo ricostru­ir­si un’esistenza e recu­per­are val­ori dimen­ti­cati. Oggi, benché inca­pace di per­donare, Todros non odia nes­suno. Incon­tra la gente, i gio­vani, con­sapev­ole del­la pro­pria mis­sione. Cita una frase incisa su un’asse di una barac­ca da un anon­i­mo depor­ta­to: «Se Dio esiste, come cre­do, mi deve chiedere scusa». Chi lo ascol­ta è per­fet­ta­mente con­sapev­ole che, quan­do rac­con­terà a pro­pria vol­ta ciò che ha sen­ti­to, tro­verà una platea più dis­trat­ta, non ci sarà la ten­sione emo­ti­va che deri­va dal­la pre­sen­za di chi ha vis­su­to gli orrori sul­la pro­pria pelle. Per questo moti­vo bisogn­erà impeg­nar­si anco­ra di più per dar tor­to a Vico e sfatare la teo­ria sul­la sto­ria fat­ta di cor­si e ricor­si. se.za.