Conclusa positivamente la visita del celebre cardiochirurgo. La sua ricetta anti-infarto: vino rosso, olio doc, pesce e verdure

Tra Barnard e il Benaco un’alleanza di solidarietà

06/07/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Claudio Andrizzi

Fra i suoi 50 con­sigli per un cuore sano, c’è anche quel­lo che invi­ta a seguire il «meto­do cretese»: ovvero, allinear­si alle abi­tu­di­ni ali­men­ta­ri dell’isola gre­ca, dove l’infarto è una specie di rar­ità esot­i­ca. I capisal­di del meto­do? rosso, olio extravergine di oli­va, pesce e ver­du­ra fres­ca: guar­da caso, tut­ti prodot­ti che fan­no parte anche del paniere agroal­i­menta­re del . Dev’essere per questo che il pro­fes­sor Chris­t­ian Barnard, il pio­niere dei trapi­anti di cuore, si è invaghi­to pro­fon­da­mente del­la riv­iera garde­sana, fino al pun­to di inau­gu­rare pro­prio qui un rap­por­to in esclu­si­va con una delle più dinamiche e pres­ti­giose aziende vitivini­cole del Gar­da Clas­si­co: la Costari­pa di Moni­ga, di pro­pri­età dei fratel­li Imer e , pro­dut­trice come noto del vino uffi­ciale del­la fon­dazione del pro­fes­sore sudafricano. Un rap­por­to che nei giorni scor­si ha avu­to modo di con­sol­i­dar­si ulte­ri­or­mente durante la visi­ta in Riv­iera che ha vis­to Barnard ospite per due giorni dei Vez­zo­la. Il sog­giorno valte­n­esino del­lo scien­zi­a­to, 79 anni mag­nifi­ca­mente por­tati, si è con­clu­so mart­edì, con una visi­ta al comune di Moni­ga, men­tre lunedì sera Barnard è sta­to ospite dell’«Esplanade» di Desen­zano, dove ha incon­tra­to anche alcu­ni rap­p­re­sen­tan­ti del­la stam­pa locale per par­lare sia del­la sua sto­ria che del­la sua fon­dazione, dei risul­tati che essa ha ottenu­to in così pochi anni di attiv­ità, come la costruzione di un ospedale per bam­bi­ni malati di Aids nel­lo Zim­bab­we. «Con il “Gar­da Clas­si­co Barnard Foun­da­tion” con­tribuiamo a finanziare i prog­et­ti del­la fon­dazione — ha spie­ga­to Mat­tia Vez­zo­la -. L’altra fonte è il libro di Barnard, che ha già ven­du­to oltre 700 mila copie in 22 pae­si del mon­do. Noi, nel nos­tro pic­co­lo, ci siamo posti l’obiettivo di arrivare ad un con­trib­u­to di mez­zo mil­iar­do in cinque anni». Ma al di là delle cifre, quel che con­ta è il val­ore sim­bol­i­co di ques­ta part­ner­ship, per­fet­ta­mente in sin­to­nia con le con­vinzioni del pro­fes­sore sulle pro­pri­età ter­apeu­tiche del vino rosso come coa­d­i­u­vante nel­la pre­ven­zione delle malat­tie car­diache. «Se mi fos­si occu­pa­to pri­ma di pre­ven­zione, invece di sal­vare 150 vite avrei potu­to sal­varne 150 mil­ioni», ha spie­ga­to Barnard lunedì, ormai pien­amente con­vin­to del fat­to che un approc­cio mor­bido e pos­i­ti­vo alla vita e una sana ali­men­tazione pos­sano fare mira­coli per com­bat­tere gli infar­ti. Il Gar­da e il suo vino rosso quin­di non sono che l’ultima tap­pa di un per­cor­so di ricer­ca stra­or­di­nario, com­in­ci­a­to nel­la notte del 3 dicem­bre 1967 con quel pri­mo, stori­co trapianto di cuore. Una notte che Barnard ricor­da anco­ra per­fet­ta­mente, e che non man­ca di rie­vo­care con fare diver­ti­to. «Noi stava­mo sem­plice­mente facen­do il nos­tro lavoro: stu­dian­do erava­mo arrivati alla con­clu­sione che alcune malat­tie di cuore era­no impos­si­bili da curare sen­za ricor­rere al trapianto. Non ci siamo resi con­to che quel­lo sarebbe diven­ta­to un così grosso even­to. L’ho capi­to solo dopo, quan­do ad esem­pio ho scop­er­to che i guan­ti da me uti­liz­za­ti per l’intervento sono diven­tati dei cimeli per collezionisti».

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