Un racconto ricorda l’affondamento nei pressi dell’isola di una barca carica di sale che doveva raggiungere con il suo prezioso carico Malcesine.

Tra realtà e leggenda

02/09/2000 in Cultura
Di Luca Delpozzo
a.p.

«Mal­salè» : è l’epiteto con cui a Bren­zone s’usava definire gli abi­tan­ti di Mal­ce­sine. E non è raro in ter­ra bren­zonese sen­tire anco­ra oggi rac­con­tare la leggen­da sec­on­do la quale la bar­ca del sale si sarebbe schi­anta­ta sull’isola del Trimel­one, davan­ti ad Assen­za, sen­za pot­er mai rag­giun­gere Mal­ce­sine. I mal­cesine­si sareb­bero dunque rimasti «mal­salè», mal salati. Questo almeno stan­do ai «bren­sonài»; che invece la gente di Mal­ce­sine di sale in zuc­ca ne abbia parec­chio è dimostra­to dal­lo svilup­po tur­is­ti­co ed eco­nom­i­co delle cit­tad­i­na. Sta di fat­to che nei filò d’un tem­po si rac­con­ta­va insis­ten­te­mente del­la bar­ca del sale e del suo ipoteti­co naufra­gio sul Trimel­one. E molte volte le nar­razioni leggen­darie celano una radice di ver­ità. Lo stes­so dicasi per cer­ti nomigno­li in uso sul­la riv­iera: la gente di Gar­da veni­va ad esem­pio bol­la­ta come «magna àole», e in effet­ti i garde­sani di ben poco altro pote­vano cibar­si se non di pic­cole, povere alborelle. Ebbene: un recente ritrova­men­to arche­o­logi­co fa ora pen­sare che un naufra­gio d’una bar­ca del sale pos­sa essere real­mente accadu­to. E da qui avrebbe potu­to trarre orig­ine il ter­mine con cui veni­vano burlati i mal­cesine­si. Sul Gar­da il sale viag­gia­va pro­prio per via d’acqua. A dimostrar­lo è la riscop­er­ta del «por­to del sale» avvenu­ta a Padenghe, sul­la riva bres­ciana del Gar­da. Che qui ci fos­se un attrac­co des­ti­na­to al com­mer­cio del sale è doc­u­men­ta­to da antichi mano­scrit­ti. Un autore del Sei­cen­to, Sil­van Cat­ta­neo, affer­ma­va poi che il por­to di Padenghe rives­ti­va un ruo­lo impor­tan­tis­si­mo pro­prio per­ché qui veni­va con­dot­to «tut­to il sale che i nos­tri veneziani man­dano a Bres­cia, Berg­amo e Cre­ma». Di quell’approdo pare­va non fos­se rimas­ta trac­cia, ma il recente ritrova­men­to d’una lun­ga serie di pali a un paio di metri di pro­fon­dità sot­to le acque del Gar­da ne ha qua­si sicu­ra­mente rista­bil­i­to l’esatta col­lo­cazione. Ne scrive Andrea Nodari, uno stori­co del luo­go, su «Padenghe, alle radi­ci di una comu­nità», un vol­ume in usci­ta il prossi­mo autun­no. Vi si dà appun­to notizia del ritrova­men­to di con­sis­ten­ti trac­ce d’un anti­co attrac­co in local­ità Fab­bri­ca: molto prob­a­bil­mente pro­prio quel por­to del sale di cui par­lano i doc­u­men­ti del pas­sato. Da quel por­to il sale veni­va trasporta­to via lago alle varie local­ità riv­ierasche, così come dal vici­no por­to di Desen­zano si com­mer­ci­a­vano per via d’acqua «biade», ossia granaglie e in genere der­rate ali­men­ta­ri, su tut­ta la regione bena­cense. Per­ché non pen­sare dunque che una delle «barche del sale» par­tite da Padenghe sia sta­ta davvero col­ta dal­la tem­pes­ta al largo del Trimel­one, naufra­gan­do sull’isola? I bren­zone­si, tes­ti­moni del dis­as­tro, avreb­bero avu­to buon gio­co a dare del «mal­salà» ai con­fi­nan­ti uomi­ni di Malcesine.