Commercianti e residenti: «Un problema che denunciamo da tempo»

«Troppi furti, abbiamo paura»

Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

C’è pre­oc­cu­pazione a Peschiera, tra i com­mer­cianti e i res­i­den­ti del cen­tro stori­co e non solo dopo il fur­to di giovedì pomerig­gio alla gioiel­le­ria Più di via Rocca.«Siamo sicu­ra­mente pre­oc­cu­pati per quel­lo che sta succe­den­do in paese: non solo ai negozi e alla ban­ca che sono sta­ti pre­si di mira, ma anche per i fur­ti nelle abitazioni», com­men­ta Enza Lonar­di, «non so nem­meno io se pos­sono esistere sis­te­mi di sicurez­za idonei ad evitare tut­to ciò, ma l’impressione del­la gente è che chi com­mette questi reati finisce sem­pre per cavarsela molto in fret­ta e spes­so sen­za pagare alcun con­to alla giustizia».Costantino Fier­ro non solo lavo­ra ma abi­ta nel cen­tro stori­co aril­i­cense dove, dice, «non c’è solo il prob­le­ma del­la sicurez­za. La notte, ad esem­pio, capi­ta spes­so di sen­tire schia­mazzi e urla e purtrop­po non c’è molto con­trol­lo». Del fur­to alla gioiel­le­ria Fier­ro dice di essere sta­to «molto col­pi­to dall’orario: alle 5 del pomerig­gio c’è gente in giro ed è pieno anche di bam­bi­ni. Fatal­ità giovedì c’era anche una sco­laresca in gita e ho avu­to pau­ra per quei ragazzi».Il tema dell’orario ritor­na anche nei com­men­ti di Mon­i­ca Rai­mon­di, Anna Clau­dia Pachera e Alessan­dra Zenati. «Io sono anco­ra spaven­ta­ta per la sce­na cui ho assis­ti­to ieri (giovedì, ndr), non è un caso se ques­ta notte non sono rius­ci­ta a chi­ud­ere occhio», dice la Zenati, tito­lare di uno dei negozi del cen­tro. «Oltre tut­to io abito di fronte alla gioiel­le­ria e pote­va benis­si­mo esser­ci mia figlia in stra­da a gio­care quan­do quei due han­no spac­ca­to le vetrine e ruba­to i gioiel­li. I rumori, che sem­bra­vano degli spari», ricor­da, «le gri­da del­la gente che cer­ca­va riparo den­tro ad altri negozi, i ragazzi in gita man­dati via di cor­sa: sono cose che fan­no impres­sione anche solo a sen­tir­le, ma viver­le in pri­ma per­sona è purtrop­po ben altra cosa».«Io non ero in paese ma ho, per così dire, vis­su­to in diret­ta la situ­azione per­ché ero al tele­fono con un’amica che ha un negozio a poca dis­tan­za dal­la gioiel­le­ria», rac­con­ta Anna Clau­dia Pachera. «Devo dire che anch’io sono rimas­ta molto col­pi­ta dal fat­to che abbiano fat­to il fur­to in pieno giorno e prati­ca­mente in mez­zo alla gente. Non si può pro­prio essere più sicuri di niente. Esci di casa anche solo per andare a fare la spe­sa e non sai cosa può accadere».«Dopo nove anni di attiv­ità quest’anno abbi­amo deciso di met­tere l’antifurto. Qual­cosa vor­rà pur dire», aggiunge la Rinal­di, «purtrop­po la men­tal­ità più dif­fusa è che comunque sia in Italia c’è sem­pre il modo di scamparla».Ancora. «Il prob­le­ma del­la sicurez­za non c’è solo adesso; esiste da tem­po e sino ad oggi si è fat­to poco o nul­la», è il com­men­to di Gior­gio Pancera, pres­i­dente dell’Associazione oper­a­tori eco­nomi­ci di Peschiera e tito­lare di alcu­ni negozi del cen­tro stori­co. «Per questo abbi­amo incon­tra­to, pro­prio pochi giorni fa, il sin­da­co che ha con­fer­ma­to la mas­si­ma disponi­bil­ità dell’amministrazione ad elab­o­rare un prog­et­to comune che ci auguri­amo con­sen­ta di arginare questi fenomeni».Telecamere, servizi di vig­i­lan­za: sono alcune delle mis­ure che saran­no stu­di­ate all’interno di un piano di lavoro che dovrà nec­es­sari­a­mente essere con­corda­to con le Forze dell’ordine.«Il cen­tro stori­co neces­si­ta sicu­ra­mente di una mag­giore sorveg­lian­za, al di là dell’ultimo episo­dio che ha avu­to come vit­ti­ma una delle nos­tre asso­ciate più attive alla quale siamo molto vici­ni. Dob­bi­amo seder­ci tut­ti intorno ad un tavo­lo: , polizia, asso­ci­azioni, ammin­is­tra­tori pub­bli­ci. Van­no messe in relazione le nos­tre forze», con­clude Pachera, «e trovare il sis­tema migliore per far­le lavo­rare insieme e met­tere in atto le soluzioni migliori, quelle che riporti­no Peschiera, i suoi abi­tan­ti e i suoi com­mer­cianti a vivere con seren­ità, sen­za la pre­oc­cu­pazione costante di essere vit­time dei malviventi».