Si moltiplicano le iniziative per finanziare il ricovero della bambina malata

Tutti ad aiutare Camilla. È miracolo di solidarietà

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Di Luca Delpozzo

Almeno ses­san­ta volon­tari, nel prossi­mo fine set­ti­mana, si met­ter­an­no al lavoro alla Spi­ag­gia d’Oro per la grande fes­ta ded­i­ca­ta a Camil­la, la bam­bi­na desen­zanese affet­ta da una rara sin­drome che richiede cos­tose cure in Amer­i­ca, nell’unica clin­i­ca del mon­do attrez­za­ta per guarire ques­ta malat­tia, a Fort Lauderdale.Per due gior­nate, sot­to il ten­done da 500 posti «presta­to» dagli di Cam­pagna di Lona­to, i volon­tari dell’associazione «Ami­ci di Camil­la» arro­sti­ran­no salamine, spin­er­an­no bir­ra, eccetera: tut­to il rica­va­to servirà per pagare le cure, negli Sta­ti Uni­ti, dove purtrop­po, come è noto, le cure san­i­tarie si pagano molto care.Ne par­la con franchez­za lo zio del­la bam­bi­na, Andrea Ian­nac­cone: «I sol­di nec­es­sari sono tan­ti: per avere la sper­an­za di una gua­ri­gione, la ter­apia potrebbe durare fino a tre anni, al cos­to di 18mila dol­lari al mese più i viag­gi. il sog­giorno, la neces­sità di las­cia­re il lavoro per la mam­ma di Camil­la, e, forse, anche da parte del suo papà, mio fratel­lo Luca. Abbi­amo fat­to un cal­co­lo real­is­ti­co, e il risul­ta­to è che potreb­bero vol­er­ci 900mila dollari».Per il momen­to si è già rac­col­ta la bel­la cifra di 190 mila euro, tut­to doc­u­men­ta­to con trasparen­za sul sito www.aiutacamilla.it, che ripor­ta anche i movi­men­ti del con­to corrente.Con la fes­ta del­la seti­mana prossi­ma alla Spi­ag­gia d’oro si può dare un altro bel «colpet­to» alla rac­col­ta di fondi.Del resto la fes­ta è solto una delle tante, bel­lis­sime man­i­fes­tazioni di sol­i­da­ri­età in favore di ques­ta famigli­o­la. Da mesi a Desen­zano non c’è un bar, non c’è un negozio dove non si tro­vi il man­i­festo che rac­con­ta la sto­ria di Camil­laÈ una sto­ria che com­muove, che spinge a non las­cia­re soli il papà e la mam­ma. Stan­no lot­tan­do con cor­ag­gio per la loro bam­bi­na, e pos­sono rius­cire in un’impresa che sem­bra­va impossibile.«È bel­lis­si­mo vedere l’impegno di tante per­sone — dice lo zio Andrea — e com­in­cio a pen­sare che pos­si­amo farcela. Abbi­amo par­la­to con diver­si gen­i­tori, ital­iani e stranieri, che han­no por­ta­to i loro bam­bi­ni malati nel­lo stes­so ospedale, per curare la stes­sa sin­drome: nel­la mag­gior parte dei casi ha fun­zion­a­to. Può fun­zionare anche per Camilla».

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