Accordo con il Comune e il Vittoriale. Cultura nella strategia turistica del Garda

«Ugo Da Como», gioielli in collina

08/12/2001 in Cultura
Di Luca Delpozzo
Tonino Zana

Il pres­i­dente con­fi­da di aver accom­pa­g­na­to, una set­ti­mana fa, il pres­ti­gioso col­le­ga e ami­co del­la Fon­dazione Palaz­zo Gras­si, Cesare Anni­bal­di: «Siamo sal­i­ti alla Casa del Podestà, sede del­la e deb­bo dire che Anni­bal­di era ammi­ra­to del­la nos­tra crea­tu­ra cul­tur­ale…». Il pres­i­dente del­la Fon­dazione Ugo Da Como, Ange­lo Rampinel­li, non nasconde la sod­dis­fazione per queste atten­zioni da parte del­la cul­tura nazionale e inter­nazionale alle nos­tre per­le, non adeguata­mente conosciute. «I rap­por­ti con l’Amministrazione comu­nale di Lona­to — spie­ga Rampinel­li — si era­no intor­pidi­ti nel tem­po, ci sono sta­ti chiari­men­ti franchi, abbi­amo dichiara­to che la Fon­dazione è di Lona­to. È sta­ta vara­ta una con­ven­zione, con­sen­ten­do ai cit­ta­di­ni lonate­si di accedere gra­tuita­mente, alla Casa del Podestà, al Castel­lo, alla Bib­liote­ca e al Museo. Anche in questo modo rin­forzi­amo i rap­por­ti del­la cit­tà di Lona­to con la Casa del Podestà e la Roc­ca, che potrà essere usa­ta per varie man­i­fes­tazioni. Lon­tano da noi la voglia di stupire o di choc­care puri­tani di turno, ma è cer­to che la Fon­dazione Ugo Da Como, come ambi­ente e come sostan­za cul­tur­ale, va godu­ta di più. Con i grup­pi di mag­nifi­ci volon­tari, a cui è affi­da­ta l’illustrazione, la gui­da alla Fon­dazione, van­no poten­ziati i rap­por­ti». Si par­la delle vis­ite, del numero e del­la tipolo­gia di chi arri­va. «Diec­im­i­la, più di 10mila cer­ti anni — com­men­ta Ange­lo Rampinel­li — sono tan­ti, potreb­bero essere di più, per una con­sid­er­azione di carat­tere logis­ti­co, siamo sul lago, baci­no tur­is­ti­co di rara grandez­za. Inoltre, quel deside­rio che ogni tan­to si sente in giro, del­la neces­sità di nuovi spazi e siti per il tur­is­mo, cre­do che potrem­mo sod­dis­far­lo anche sot­to­lin­e­an­do in rosso l’itinerario dal lago alla Fon­dazione Ugo Da Como e dal­la Fon­dazione al lago». Il pres­i­dente Rampinel­li spie­ga l’accordo con il Vit­to­ri­ale, un doppio scam­bio, qua­si di una cug­i­nan­za tra l’andare per cose di D’Annunzio e di Ugo da Como, quel met­tere insieme per il dopo, quan­do il fuo­co sarà sot­to la cenere e servi­ran­no lib­ri, riv­iste e quadri per tirare la gior­na­ta lon­tano dai cat­tivi pen­sieri e com­pletare un sen­so, anco­ra vig­oroso e utile, dell’esistenza. Som­ma di nic­chie, risul­ta­to di una dig­ni­tosa sus­sis­ten­za del­la Fon­dazione. Il pres­i­dente Rampinel­li coglie la cifra del tur­is­mo bres­ciano nel­la con­sid­er­azione del pun­to debole: il vis­i­ta­tore, il tur­ista, deve orga­niz­zare una gior­na­ta piena e varia, di acque, di bat­tel­li, di Vit­to­ri­ale, di Fon­dazione Ugo da Como, sole e spi­ag­gia e, pure, di enogas­trono­mia garan­ti­ta in tan­ti pun­ti di qual­ità, a Lona­to e din­torni. Tre, quat­tro itin­er­ari var­ie­gati e si potrebbe crescere insieme, acqua, aria, incun­aboli, bat­tel­li, la Nave Puglia di D’Annunzio e i Comizi di Lione di Da Como. Ci vuol tem­po, ma la stra­da maes­tra, insis­ten­do, è ques­ta. La pri­ma ques­tione tat­ti­ca, dunque, è come rompere l’isolamento bres­ciano-lonatese, delle Fon­dazioni. La sec­on­da ques­tione, con­tin­ua Rampinel­li, è di tipo sci­en­tifi­co: «La Fon­dazione Ugo Da Como possiede una rac­col­ta di 52mila volu­mi, la più bel­la rac­col­ta di Seneca. Notevoli i cod­i­ci mano­scrit­ti, alcu­ni dei quali ric­ca­mente miniati, e gli incun­aboli, i pri­mi lib­ri a stam­pa (411), di cui tre, almeno, sono esem­plari uni­ci al mon­do. Tra l’altro, 49 let­tere di Ugo Fos­co­lo alla nobil­don­na bres­ciana Marzia Mar­ti­nen­go. Piace ricor­dare che per­son­ag­gi come Benedet­to Croce, Pom­peo Mol­men­ti, Leo Olsc­ki e Gio­van­ni Spadoli­ni han­no vis­i­ta­to la Fon­dazione Ugo Da Como». In com­pag­nia di Ste­fano Lusar­di, ange­lo cus­tode del­la Casa del Podestà, raf­fi­na­ta guardia del cor­po dell’ombra del Sen­a­tore, ammiri­amo decine di quadri, dal Cinque­cen­to ai nos­tri Fil­ip­pi­ni, Faus­ti­ni, Reni­ca, Bertolot­ti. L’elenco delle bellezze diven­terebbe una banal­iz­zazione rispet­to a una visi­ta reale e non vir­tuale, da com­pier­si, doverosa­mente, da parte di un buon bres­ciano, sec­on­do le regole del­la Fon­dazione. Il Museo e la Roc­ca sono aper­ti il saba­to e la domeni­ca, dalle 10 alle 12 e dalle 14,30 alle 18. Durante gli altri giorni del­la set­ti­mana, la visi­ta è pos­si­bile su appun­ta­men­to, con­tat­tan­do il numero 030/9130060. Anco­ra, la Bib­liote­ca e il Museo sono a dis­po­sizione degli stu­diosi, con­cor­dan­do un appun­ta­men­to durante i giorni di lunedì, mer­coledì e ven­erdì, dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 18. Tre atti cos­ti­tu­is­cono la dimen­sione fisi­ca e morale del­la Fon­dazione Ugo Da Como a Lona­to. Pri­mo, il tes­ta­men­to dell’uomo politi­co zanardel­liano, Ugo Da Como (Bres­cia 1869-Lona­to 1941): «…Inten­do che l’ente autonomo con sede a Lona­to abbia per scopo di gio­vare, con le mie rac­colte d’arte, di sto­ria, coi lib­ri, gli incun­aboli, i cod­i­ci, i mano­scrit­ti, agli stu­di, sveg­lian­do nei gio­vani l’amore alle conoscen­ze, nel­lo stes­so tem­po, restando a deco­ro del Comune, potesse attrarre degli ospi­ti al paese che mi fu caro…». Gli ospi­ti non sono pochi, dice­va­mo, almeno 10mila l’anno. Arrivano da ogni parte del mon­do, chiedono 7 volte il pos­to del­la Fon­dazione e infine vi sostano per almeno un paio d’ore. La visi­ta in col­li­na, alla Casa del Podestà e al Castel­lo, cos­tituen­ti l’uno il rac­cogli­tore e l’altro il fan­tas­ma architet­ton­i­co nordi­co a dife­sa e abbel­li­men­to, è di una sug­ges­tione uni­ca. Pare di essere nel­la Roma anti­ca del Vat­i­cano — sarà d’accordo anche il laico pres­i­dente -, osser­van­do la cupo­la del Duo­mo appe­na sot­to, a sud e se non per­di l’occasione di gio­care radente ai cam­mi­na­toi dell’antico castel­lo, scor­gi le pia­nure, il Gar­da, i mon­ti dal pet­to nobile, qui il Bal­do e in fon­do, nelle gior­nate con­fes­sate dal Sig­nore, le sfu­ma­ture renichi­ane del Mon­vi­so. Il sec­on­do atto fu appun­to l’acquisto, nel 1906, ad un’asta pub­bli­ca, del­la Casa del Podestà, lire mille. Il ter­zo atto, com­pi­u­to alla vig­ilia dell’avvento del fas­cis­mo, fu strate­gi­co per il sen­a­tore di Zanardel­li: si sen­ti­va nell’aria la fine delle lib­ertà, il Dopoguer­ra annun­ci­a­va lo scon­tro sociale, la con­fu­sione equi­li­bra­ta per mat­u­rare l’orco di turno a cui affi­dare la dife­sa delle pic­cole e delle gran­di tane. Non parve vero, a Ugo Da Como, di pren­der­si a 50mila lire ciò che resta­va del Castel­lo, sopra la Casa del Podestà. Oltre, a set­ten­tri­one, soltan­to l’aria, il cielo. Diven­ta­va il buen retiro, lon­tano dal­la Roma che gli offri­va pure incar­ichi pesan­ti, di pres­ti­gio, da lui rifi­u­tati. Il lib­erale non si pote­va con­fondere con il fascista. Rac­coglie­va tutte le robe stu­di­ate, com­per­ate negli anni, lib­ri, quadri, scul­ture, si bar­ri­ca­va in uno stu­dio dove è impos­si­bile pri­var­si dei testi ed elab­o­ra­va e rielab­o­ra­va le sue opere in cam­po criti­co artis­ti­co e politi­co. In una Lona­to splen­di­da al pun­to di non essere anco­ra sta­ta riconosciuta.